L’Italia verso un’economia di guerra, ma cosa significa?

L'Italia verso un'economia di guerra, ma cosa significa? La frase ricorre sempre più spesso, vediamo quali sono le conseguenze per i cittadini. A cosa bisognerà rinunciare, quali sono le rinunce da affrontare e le conseguenze nel medio periodo. Il governo sta preparando misure a sostegno di aziende e famiglie, soprattutto per contenere il rincaro dei prezzi dell'energia.

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L’Italia verso un’economia di guerra. «Dobbiamo prepararci» a un’economia di guerra, lo ha dichiarato il presidente del Consiglio, Mario Draghi». (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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Il premier ha aggiunto: «Non è ancora il momento, altrimenti saremmo già in una fase di razionamento». Ma i segnali che il conflitto in Ucraina sia destinato a continuare, rischiando anche di allargarsi, ci sono tutti. Così come la possibilità che a breve il nostro tenore di vita subisca un brusco ridimensionamento.

L’Italia verso un’economia di guerra: inflazione e incertezza

L’inflazione continuerà ad aumentare secondo tutti gli analisti, mentre il prodotto interno lordo si ridurrà in modo importante: due segnali che portano alla stagflazione (peggio della recessione, per capirci). A questo si deve aggiungere l’aumento esponenziale dei costi dell’energia e degli alimenti principali (che scarseggiano), oltre alle pesanti incertezze sul futuro prossimo e le conseguenti reazioni negative dei mercati.

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L’Italia verso un’economia di guerra: crisi economica

Tutto questo ci accompagna verso un periodo di pesante crisi economica. Se si sommano i venti di guerra, che potrebbero sirare ancora a lungo sull’Europa, il quadro che viene fuori è preoccupante. Per tutti questi motivi è stata evocata con sempre maggiore frequenza una espressione che fino a un mese fa sembrava un ricordo dei nostri nonni: l’economia di guerra, appunto.

Ma di cosa si tratta, che significa e cosa potrebbe comportare per i cittadini, le aziende e l’intero Paese?

Vediamo insieme.

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L’Italia verso un’economia di guerra: tasse e debito pubblico

L’economia di guerra viene adottata dai governi per adattare il sistema economico di un Paese alle conseguenze di un conflitto bellico.

Di fatto molte delle risorse economiche di una nazione vengono dirottate per produrre armi, sostenere gli operatori sul campo e finanziare tutte le emergenze legate proprio a questa situazione (come appunto l’approvvigionamento di energia e dei beni di prima necessità).

Le fonti per alimentare questa macchina sono sempre le stesse: tasse, debito pubblico, donazioni. E anche questo produce ulteriore inflazione e uno spostamento dei fondi dalle esigenze civili a quelle militari.

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L’Italia verso un’economia di guerra: segnali negativi

Vi sembra un quadro pessimistico, lontano dalla realtà? Non tanto se l’argomento è comunque al centro delle discussioni tra i leader europei. Nessuno, al momento, può prevedere quanto durerà il conflitto e fino a dove potrebbe allargarsi.

I segnali non sono positivi: fibrillazioni in Estonia (nel mirino della Russia) e in Serbia, una enclave del Cremlino a due passi dal nostro Paese. Mentre le dichiarazioni del leader occidentali (sommate a quelle di Putin), non lasciano intravedere nulla di buono.

L’ipotesi escalation viene al momento ritenuta più probabile di una fine rapida delle operazioni militari in Ucraina.

L’Italia verso un’economia di guerra: razionamento dei beni

In una economia di guerra la prima cosa che accade è il razionamento dei beni. La produzione di un intero Paese si concentra per garantire il rifornimento bellico. Questo avviene anche adeguando parte della produzione industriale (la Germania ha appena stanziano 100 miliardi per fornire armi al suo esercito).

In caso di guerra chi viene chiamato alle armi

Ma tutto questo come incide sulla popolazione? Se la produzione si concentra su un settore (quello delle armi) è inevitabile la contrazione della produzione di beni primari. Che dovranno essere necessariamente razionati.

Le famiglie dovranno ridurre in modo piuttosto drastico l’acquisto di beni superflui per concentrare tutte le risorse sui beni di prima necessità.

L’Italia verso un’economia di guerra: cosa può fare il governo

Cosa può fare il governo in questi casi per rendere meno complicata la vita dei cittadini?

Due operazioni in particolare:

  • riducendo in modo sostanziale il costo del carburante (che incide in modo diretto sull’aumento della spesa per le famiglie);
  • ampliando i bonus per consentire alla popolazione di pagare le bollette di luce e gas.

L’Italia verso un’economia di guerra: sostegni a famiglie e imprese

Le prime proposte concrete arriveranno presto, già all’inizio della prossima settimana: il governo sta preparando il piano anti crisi per contenere le conseguenze sull’economia della guerra in Ucraina.

Ci saranno sostegni, come quelli sull’energia, ma anche interventi molto simili a quelli che hanno aiutato le famiglie durante i mesi peggiori della pandemia di Covid.

L’Italia si sta muovendo in linea e in sintonia con le scelte europee. Un pacchetto di misure potrebbe essere già adottato dal Consiglio dei Ministri entro giovedì.

Se questi provvedimenti non sono arrivati prima è solo perché si aspetta il via libera del temporary framwork, solo dopo si passerà al reperimento di tutte le risorse necessarie.

L’Italia verso un’economia di guerra: ristori per l’energia

Torneranno le misure a sostegno delle imprese e i ristori a fondo perduto. In questa occasione, rispetto all’emergenza pandemica, si punta più che alla perdita di fatturato al sostegno per i consumi di energia.

Si pensa anche alla riduzione o all’eliminazione delle accise sui carburanti, ma è necessario prima trovare delle risorse economiche importanti.

Il problema principale sarà quello di sostenere le filiere produttive più colpite dall’aumento dei costi per l’energia. Sono a rischio tanti posti di lavoro, soprattutto se dovessero fermarsi tir e pescherecci. Oltre ovviamente alla produzione.

L’Italia verso un’economia di guerra: problemi delle imprese

Le imprese devono fare i conti con due problemi serissimi:

  • l’aumento dei costi energetici;
  • la mancanza di materie prime.

Tra le soluzioni c’è anche quella di aumentare il credito di imposta dal 20 al 50%.

Ritornando all’economia di guerra, prepararsi all’ipotesi peggiore non è mai sbagliato. Ovvero a una guerra lunga che veda in parte coinvolto l’occidente e una economia mondiale che di conseguenza è bloccata dal conflitto. Se la situazione dovesse peggiorare anche oltre le più pessimistiche previsioni, con l’estensione del conflitto e l’uso di armi nucleari, beh, in quel caso è difficile anche solo immaginare cosa potremmo trovarci di fronte.

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