Elezioni USA sondaggi: gli Stati dove Trump si gioca tutto

Elezioni USA sondaggi: Biden in testa. La partita è tutta da giocare negli Stati che contano. Dalla Florida al Midwest. Facciamo il punto sulla situazione.

Elezioni Usa sondaggi e Stati decisivi
Elezioni Usa sondaggi e Stati decisivi
5' di lettura

Elezioni Usa sondaggi: nella corsa alla presidenza degli Stati Uniti, Biden è davanti rispetto al presidente uscente Trump, ma attenzione a non dare nulla per scontato. I Paesi “oscillanti” potrebbero fare la differenza in queste elezioni. La corsa ai 270 voti dei grandi elettori.

Elezioni Usa sondaggi: Biden in testa

Il 3 novembre, fra meno di 7 giorni, sono previste le elezioni per eleggere il prossimo Presidente degli Stati Uniti.

Dopo mesi di campagna elettorale senza quartiere, culminata nel dibattito finale della scorsa settimana (ne avevamo parlato in questo articolo), la corsa per la Casa Bianca giungerà all’epilogo con le urne.

Joe Biden è in testa rispetto a Donal Trump nei sondaggi. Secondo quanto riportato da BBC News si tratterebbe di uno stacco di ben 9 punti percentuali, con Biden al 51% e Trump al 43%. Ma attenzione a non fare pronostici avventati.

Negli Stati Uniti non basta il voto popolare per vincere le elezioni.

Elezioni USA: sondaggi e stati in bilico
Elezioni USA: sondaggi e stati in bilico

Elezioni Usa sondaggi: chi sono i grandi elettori

Il sistema elettorale statunitense prevede che il collegio elettorale dei grandi elettori esprima a sua volta un voto. Quello determinante per la scelta del futuro Presidente.

Un sistema complesso, che ha sollevato dubbi negli ultimi decenni. Non è affatto scontato che vinca il candidato favorito dai sondaggi. Bisogna prendere più voti, certo.

Ma negli Stati giusti. Per capire questo passaggio cruciale occorre fare chiarezza sui famigerati grandi elettori nel sistema elettorale.

A determinare l’esito di un’elezione presidenziale non è solo il numero dei voti popolari a favore di un candidato (una testa un voto) ma anche in quale Stati si vince. Questo perché il numero dei grandi elettori varia da Stato a Stato.

Quello che è accaduto nel 2016 è solo l’ultimo esempio: la candidata democratica Hilary Clinton perse il collegio elettorale dei grandi elettori, pur vincendo il voto popolare.

L’origine di questa peculiarità tutta americana risale alla fondazione.

Gli Stati Uniti costituiscono una “unione” sia di Popoli che di Stati.

Lo dice la Costituzione Americana del 1787. Per questo quando i padri fondatori dovettero decidere come eleggere il Commader in Chief, cioè il Presidente, pensarono a come rappresentare entrambe le “nature” della nazione: popoli e stati.

Lo si vede dalla struttura del Congresso (cioè del Parlamento), composto di due Camere: il Senato, in cui sono rappresentati gli Stati, con due senatori per Stato, e la Camera dei Rappresentanti, in cui si eleggono i rappresentanti del popolo in modo proporzionale rispetto alla popolazione.

Per esempio, il Rhode Island ha circa 1 milione di abitanti. Elegge, quindi, solo 2 rappresentanti alla Camera. Ma ha comunque 2 senatori esattamente come gli altri 50 Stati.

Elezioni Usa Trump contro Biden (Foto di Atlas Agency per Shutterstock)
Elezioni Usa Trump contro Biden (Foto di Atlas Agency per Shutterstock)

Il numero di grandi elettori dipende dalla somma di senatori + rappresentanti di ogni stato. In base all’esempio sopra descritto, il Rhode Island ne ha 4: qui nel 2016 aveva vinto Clinton con il 54%.

Come fa notare Elisabetta Grande (docente di Diritto Pubblico comparato, Università del Piemonte Orientale) in un articolo, il sistema, così come era stato concepito originariamente, non poteva prevedere che gli stati sarebbero diventati 50 (da 12) con una composizione interna così disomogenea.

Ora è lecito parlare di un “deficit di rappresentanza”, secondo la studiosa, proprio a causa del sistema del collegio elettorale:

“il Wyoming esprime infatti un grande elettore ogni 193.000 abitanti, mentre la California ne esprime uno ogni 718.000.  Ciò significa che il voto del cittadino del Wyoming pesa nell’elezione del Presidente oltre tre volte quello del cittadino della California“, prosegue Grande.

Gli Stati in bilico

Un’elezione presidenziale può essere, quindi, ricca di sorprese.

Un po’ per il ruolo della Corte Suprema nel dirimere le controversie (ne avevamo parlato in questo articolo), un po’ per il voto dei grandi elettori. In totale, il collegio elettorale è composto da 538 grandi elettori.

Per eleggere il Presidente occorre la maggioranza assoluta, quindi 270 voti.

Per questo tutte le luci sono puntate su alcuni Stati nelle ultime elezioni Usa hanno cambiato colore.

Si tratta dei cosiddetti “Swing States” o “Battleground States”, Stati appunto “oscillanti” da un lato o dall’altro, con un numero consistente di grandi elettori e una composizione etnica e sociale molto disomogenea.

Secondo la rivista Atlante, la partita si giocherà in Midwest, Florida, North Carolina e Georgia.

Il Midwest, più precisamente gli stati della Rust Belt: Wisconsin (10 grandi elettori), Michigan (16 grandi elettori), Pennsylvania (20 grandi elettori), Ohio. In queste regioni, a ex maggioranza democratica, Trump aveva stravinto nel 2016. Oggi, nei primi tre la maggioranza si è espressa a favore di Biden.

Resta in bilico l‘Ohio (18 grandi elettori), dove la maggioranza è democratica ma per un soffio: con 46,2% per Biden e 46,8% per Trump. Uno stato cruciale. Secondo quanto riporta Adnkronos negli ultimi 60 anni chi ha vinto in Ohio è diventato Presidente.

Testa a testa in Florida, tradizionale “swing” state. Attualmente Trump è avanti per 1 punto percentuale sull’avversario. Nel 2016 era accaduto lo stesso: per 1 punto in più aveva battuto Clinton, assicurandosi uno stato che conta ben 29 grandi elettori. Anche in questo caso, lo scarto è minimo ma spesso chi vince la Florida vince la Casa Bianca.

In North Carolina (15 grandi elettori) Trump aveva vinto nel 2016, ma adesso è dietro Biden per pochi punti. Mentre in Georgia (16 grandi elettori), si riconferma in testa, ma con un vantaggio meno netto, 1,5% in più.

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