Emian PaganFolk: otto anni fra canti sciamani, fantasy e musiche celtiche

emian paganfolk
5' di lettura

Una sintesi tra linguaggi folk nordeuropei e mediterranei. Questa la musica degli Emian PaganFolk, gruppo musicale irpino che oggi si racconta a The Wam. A rispondere alle mie domande è stata Anna Cefalo, fondatrice – insieme a Emilio Antonio Cozza – degli Emian.

Come e quando sono nati gli Emian PaganFolk? Qual è il vostro tipo di musica e cosa cercate di trasmettere tramite essa?


“Gli Emian nascono il 21 Dicembre 2011 – inizia Anna -, dopo l’incontro avvenuto circa un anno prima tra me ed Emilio , che siamo i membri e fondatori del progetto. Nel 2013 incontriamo il musicista polistrumentista Danilo Lupi ed il duo diventa trio. L’anno successivo, con l’ingresso nella formazione del batterista Martino D’Amico, il trio diventa quartetto. E questa è la formazione attuale.

Gli Emian Pagan Folk

Il genere da noi proposto è il paganfolk, derivazione del neo folk che vede l’accostamento tra strumenti acustici e musica elettronica. Il genere nasce in Europa, nella prima metà degli anni ’80. Attinge da tematiche pagane o medievali con riferimenti all’antichità europea. Dalla cultura delle aree celtiche a quella del Nord Europa. Passando per ballate medievali e canti sciamanici. Dunque, la nostra musica è una sintesi tra linguaggi folk nordeuropei e mediterranei. Un’ammaliante canto che rapisce lo spettatore, accompagnandolo su cime innevate. In boschi incantati e lungo fiordi scandinavi, per ritrovare infine, nell’io più profondo, un sentore arcaico e selvaggio che l’uomo ormai ha perso da tempo. Il tutto in perfetta sintonia con il Cosmo.

Attraverso la nostra musica – dice – c’è il desiderio di esprimere un’adesione a scelte di vita ancestrali. Lontane dalla frenesia contemporanea e vicina a valori antichi e naturalistici, facendoci portavoce di messaggi umanistici ed ecologisti”.

Perché vi definite “nuovi pagani”?

“In realtà non ci siamo mai dati una definizione così netta. Ciascuno di noi abbraccia una propria spiritualità, molto vicina a quella del mondo pagano antico. Ma che comunque non trova ancora una definizione”.

A che punto è la vostra carriera artistica? E qual è il brano che vi rappresenta di più?

“A dicembre 2019 – continua Anna – festeggeremo l’ottavo anno di attività e già per noi è un gran bel traguardo. In tutti questi anni – pochi in realtà- abbiamo realizzato due album ufficiali: AcquaTerra, auto-produzione del 2014, e Khymeia, co-prodotto e registrato nel 2016 dall’etichetta discografica indipendente I Make Records e distribuito da Family Affair.

Lo scorso Aprile abbiamo terminato la lavorazione del terzo album. Album che uscirà in autunno e che – attraverso dodici tracce – condensa le esperienze di viaggio, gli incontri musicali e umani avvenuti in questi anni.
Nel nostro percorso abbiamo “collezionato” una gran mole di concerti. Abbiamo ottenuto anche due importanti riconoscimenti. Nel 2013 il premio “Miglior Artista
Accreditato
” della XXVI edizione del Ferrara Buskers Festival. Mentre nel 2015, vincendo la prima edizione dell’European Celtic Contest, che si è tenuto durante il Montelago Celtic Festival.

Negli ultimi 3 anni abbiamo partecipato ad alcuni importanti festival internazionali: Festival Mediaval in Germania, le ultime due edizioni di Castlefest e Castlefest Winter Edition in Olanda e le ultime tre edizioni di Celtic Night Geluwe, in Belgio. Poi Labadoux in Belgio, Celt’n’Folk in Olanda e Midwinter Fair Yule Fest in Olanda.

A Madrid abbiamo – spiega – abbiamo condiviso il palco con le band Cuélebre e An Dannza. Mentre, in Italia, abbiamo suonato in apertura di Omnia , Irfan e Ataraxia. Importanti band del panorama paganfolk internazionale.

In Italia abbiamo avuto modo di suonare in alcuni dei più importanti festival celtico/pagani e fantasy: Montelago Celtic Festival nelle Marche, Festa dell’Unicorno (Toscana), Triskell (Friuli Venezia Giulia), Druidia e Mutina Boica (Emilia Romagna), Yggdrasil (Veneto), Strigarium (Lombardia), Beltane Festival (Piemonte), Fjallstein (Lazio), MedFest (Sicilia). Inoltre, abbiamo partecipato a tre edizioni del Ferrara Buskers Festival. Invece, sul territorio irpino/campano, abbiamo preso parte a manifestazioni come Sentieri Mediterranei, Tufo Greco Festival – dove abbiamo aperto il concerto della NCCP-, Fiera Enologica di Taurasi, Il pasto della salamandra, Tarantella for Africa, Canalarte, SponzFest, Le notti dell’aspide, Medioevo alla Rocca. E tanti altri eventi ancora.
Nel 2015 , come duo – Anna ed Emilio – abbiamo firmato la colonna sonora del primo episodio del film “Francesco esempio di vita“, del regista RAI Giuseppe Falagario.

A Settembre del 2016 abbiamo debuttato in teatro con l’Antigone di Sofocle, adattamento del regista e attore campano Andrea Adinolfi. Come band abbiamo firmato ed eseguito la colonna sonora della piece teatrale.

Un brano che ci rappresenta di più? Domanda difficilissima. Ciascuno di noi ha un legame particolare con una canzone. Ci sono Hyria, Mephite, Rebys che sono tutte nel secondo album. Ma nel prossimo ce ne saranno delle altre, ovviamente. E’ difficile sceglierne una.

Probabilmente, se dovessimo scegliere all’unanimità, le canzoni del cuore sarebbero due: Hyria, scritta da me nel 2015 e un’altra, di cui non svelo ancora il titolo, che sarà presente nel prossimo album.

La nascita di Hyria è strettamente connessa al legame che sento con l’Irpinia sin da ragazzina. È stato anche il primo inedito ufficiale degli Emian. La seconda invece è una leggenda del territorio, caratterizzata da uno stile musicale molto “metal” che ci accomuna quasi tutti”, racconta.

Quali sono i vostri progetti futuri?

“Nell’immediato siamo in attesa di lanciare il terzo album. Sia su tutte le piattaforme digitali sia in copia fisica. E di dare vita a un nuovo mini tour europeo promozionale che faremo in autunno.

L’uscita del disco verrà anticipata da un nuovo videoclip firmato dai fratelli Pisapia. Roberto alla regia e Giulian alla fotografia. Il videoclip sarà incentrato su uno brani contenuti nel nuovo album.

Il video – girato tra l’ Acqua Fidia di Mercogliano, il
Monte Terminio e San Michele di Pratola Serra– narra di una leggenda antica e tutta irpina. Ma sarà una sorpresa per chi ancora non ci segue e non conosce il nostro progetto musicale. A tal proposito, colgo l’occasione di invitare i lettori a seguirci sui social (Facebook, Instagram, YouTube) e di rimanere aggiornati sui nostri prossimi live”, conclude.

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