La pandemia del sonno: uccise milioni di persone ed è simile al Covid

L'encefalite letargica è esplosa nel mondo durante la prima guerra mondiale, come la spagnola. Contagiò cinque milioni di persone, uccidendone due: la metà aveva tra i 10 e i 30 anni. Solo il 20 per cento dei sopravvissuti non avrebbe avuto gravi conseguenze. Induceva a un sonno profondo e delirante. Gli effetti sul cervello sono simili a quelli del Covid



5' di lettura

C’è stata una pandemia poco nota, ma molto letale, nel secolo scorso. Sta attirando l’attenzione di molti studiosi perché aveva effetti neurologici molto simili a quelli causati del coronavirus. E’ l’encefalite letargica, che colpì cinque milioni di persone. Ne morirono quasi due milioni, la metà aveva tra i 10 e i 30 anni. Solo il venti per cento dei guariti non ebbe strascichi permanenti o gravi malattie correlate.

Esplose quasi insieme alla spagnola, per questo le hanno confuse

Esplose negli stessi anni dell’influenza spagnola (che di morti ne causò tra i 50 e i 100 milioni), diffusa, proprio come la spagnola, dai soldati che presero parte alla prima guerra mondiale. A lungo le due patologie sono state associate se non proprio confuse. In realtà era qualcosa di molto diverso. La pandemia dormiente, per le sue conseguenze e per il tasso di mortalità, è stata una malattia ancora più pericolosa.

Molte pazienti cadevano in sonni profondi, in alcuni casi duravano fino al momento della morte, intrappolati nel loro corpo senza poter parlare o muoversi.

I primi strani casi a Vienna

Era l’inverno del 1916 quando il medico austriaco Constantin von Economo iniziò a notare strani casi arrivare nella sua clinica di Vienna. Fu lui a identificare e dare un nome alla nuova malattia. Escluse presto qualsiasi forma di avvelenamento (si pensava ai gas utilizzati in guerra), Von Economo fu anche il primo a trovare dei legami tra la sintomatologia dell’encefalite letargica e l’influenza.

Il medico austriaco aveva osservato che la fase iniziale della malattia presentava febbre moderata, faringite, brividi, mal di testa, vertigini e malessere generale, il tipico quadro influenzale. Lo studioso ipotizzò che quei pazienti fossero stati colpiti da una forma di encefalite influenzale. I primi casi di Von Economo risalgono all’inverno del 1916, mentre quelli dell’influenza spagnola non compariranno fino alla primavera successiva.

Malattia del sonno e delirante

Così Von Economo descriveva i pazienti affetti da encefalite letargica: “Abbiamo a che fare con una specie di malattia del sonno, la quale ha un insolito corso prolungato. I primi sintomi sono spesso acuti, con mal di testa e malessere. Poi, appare uno stato di sonnolenza, spesso associato con deliri da cui il paziente può essere facilmente ridestato. Il paziente sa dare risposte pertinenti e comprende la situazione. Questa sonnolenza delirante può portare alla morte, rapidamente, o nel corso di qualche settimana. D’altra parte, la malattia può persistere invariata per settimane, o anche mesi, con periodi che durano da un giorno o anche di più di fluttuazione profonda in stato di incoscienza, che si estende da semplice sonnolenza al coma profondo”.

Un raro documentario dell’epoca che spiega gli effetti della pandemia dormiente

Il picco della pandemia nel 1924

Recenti ricerche hanno però dimostrato che i soldati francesi e inglesi si ammalarono di encefalite letargica già nel 1915. Ed è stato un medico francese che ha lavorato negli ospedali militari, René Cruchet, il secondo a identificare la nuova encefalite, pochi giorni dopo il suo collega austriaco. I movimenti di truppe durante la prima guerra mondiale facilitarono la diffusione del nuovo male come accadde in seguito con la spagnola.

In Austria l’encefalite letargica divenne epidemica nel 1917, in Francia, Inghilterra e Germania l’anno successivo. Nel 1919, c’erano già casi in tutta Europa ed era arrivata anche in America. Il picco della pandemia si verificò nel 1924. Dal 1933 scomparve.

Colpiva soprattutto i giovani

Che entrambe le pandemie (spagnola ed encefalite) stessero colpendo soprattutto i giovani ha rafforzato l’idea che fossero connesse. Secondo i rapporti della Matheson Commission (New York), sorta per volere di un miliardario che era stato contagiato dalla malattia e con l’obiettivo di trovare un vaccino, più della metà delle persone colpite aveva tra i 10 e i 30 anni.

Cosa ha in comune con il Covid

Ma cosa avrebbe in comune la pandemia dormiente con il covid? I disturbi neurologici associati al coronavirus sarebbero provocati dalla risposta del sistema immunitario che finisce per danneggiare il cervello. Una dinamica molto simile a quella dell’encefalite letargica.

L’autopsia di un paziente ha mostrato gravi lesioni cerebrali, in particolare nella sostantia nigra, l’area dove si concentrano i neuroni che generano dopamina.

I punti in comune con il Parkinson

L’osservazione e lo studio dei pazienti con encefalite letargica ha aiutato a capire i centri del cervello che sono coinvolti nella regolazione del ciclo sonno-veglia e a comprendere meglio la posizione e l’origine del morbo di Parkinson.

La causa che provoca il Parkinson rimane sconosciuta, come quella dell’encefalite letargica, ma il confronto e lo studio delle due patologie ha aiutato almeno a localizzare la fonte del disturbo.

Non è certo il caso di attendere il ritorno dell’encefalite letargica per chiarire i tanti misteri che ancora circondano questa pandemia. Di certo lo studio di quella patologia potrebbe aiutarci a capire l’attuale pandemia.

Ma ci sono ancora tanti misteri

Alcuni giorni fa i ricercatori britannici hanno pubblicato un articolo sull’ampia gamma di disturbi neurologici che sta causando il covid. Uno dei suoi autori è un neurologo del Queen’s National Hospital for Neurology and Neurosurgery di Londra, Michael Zandi. Che ricorda: “Sebbene non stiamo affrontando la stessa malattia e non sappiamo cosa abbia causato l’encefalite letargica, possiamo ancora comprendere molto da quella patologia nel 2020. Possiamo capire come affrontare le malattie cerebrali che derivano dalle pandemie, gli effetti della malattia sulle persone vulnerabili e svantaggiate e per quanto tempo possono durare i suoi effetti. Possiamo farlo imparando e rileggendo le storie perdute sull’encefalite letargica”.

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