Enigma del Canto, al Carcere Borbonico la mostra di Risi

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Al Museo Irpino, ex Carcere Borbonico di Avellino sarà inaugurata domani (venerdì 22 marzo alle 17), un’inedita mostra site specific di Angelomichele Risi. Il titolo è molto evocativo: l’Enigma del Canto.

La mostra, che ha il patrocinio della Provincia di Avellino, è stata organizzata e promossa da Montorocontemporanea, a cura di Gerardo Fiore. Interverranno: il Presidente della Provincia, Domenico Biancardi, il consigliere provinciale Girolamo Giaquinto, l’assessore alla Cultura Raffaele Guariniello, il Direttore di Montorocontemporanea Gerardo Fiore. Sarà presente l’artista.

Angelomichele Risi è nato a Fisciano nel 1950, dove vive e lavora. È allievo di Capogrossi, Scordia e De Stefano all’Accademia di Belle Arti di Napoli, ove si è diplomato nel 1974. Fra le principali mostre si segnalano quelle alla Galleria Taide di Salerno del 1977 e del 1980; nel 1982 alla Galleria Pantha Arte di Como, Disegno Gemello, alla Taide di Salerno, a cura di Antonio D’Avossa. Del 1983 è la personale allo Studio Cavalieri di Bologna, mentre del 1984 sono quelle alla Galleria Giulia di Roma, alla Galleria Nova di Zagabria, ed ancora a Como alla Galleria Pantha Arte. Nel 1985 partecipa alla rassegna internazionale Rondo’, agli Antichi Arsenali di Amalfi, ed al XIII Premio Nazionale Città di Gallarate. Fra le rassegne si segnala la sua presenza alla Decima Quadriennale di Roma del 1975. Del 1986 è la mostra L’arsenale, il laboratorio, l’artista, presso gli Arsenali di Amalfi, ed in occasione di una sua mostra personale, la Galleria Lapis Arte di Salerno edita un catalogo monografico con testi di Michele Buonomo e Angelo Trimarco.

Nello stesso anno è segnalato da Michele Buonomo nel Catalogo dell’Arte Moderna Italiana, edito da Mondadori. Nel 1987 espone con Bernard Zimmer nella mostra Corrispondenze, alla Galleria Karl Pfefferle di Monaco. Viene invitato a Dentro la pittura, Fondazione Arechi Arte Ravello, a Il passo dell’acrobata, Salerno; e a Pittura, Galleria Arco di Rab, Roma. Il 1988 è l’anno dell’invito alla Biennale del Sud, tenutasi all’Accademia di Belle Arti di Napoli, alla rassegna Disegno in Campania, a Morcone, curata da Enrico Crispolti, ed alla galleria Fahlbusch di Mannheim. Del 199l è l’invito alla Rassegna delle Rassegne, al Forte la Carnale di Salerno, ed all’Ex officina di Mercato San Severino con una personale. Nel 1992 è invitato al XXXII Premio Suzzara. Nel 1996 esegue con Zimmer un grande dipinto dal titolo Omaggio a Disler, a Vietri sul Mare. Nel 1997, Le vie della creta, a Villa Rufolo a Ravello. Nel 1998 espone con la Galleria Nanni all’ Expo Arte di Bologna, ed alla Fiera di Parma, con Piatto d’artista. Opere degli anni novanta è il titolo di una mostra antologica tenuta nel 1999 alla Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Scafati, con un catalogo monografico edito da Quaderni d’Arte Scafati, con i testi di Massimo Bignardi e di Luciano Caramel. Nel MMMAC di Paestum, sempre nel 1999 si è tenuta: Risi-Paladino, ed il Premio Suzzara Opere 1989-1999, alla Galleria Civica D’Arte Contemporanea di Suzzara. È del 2000, ed ospitata in San Pietro in Atrio ed all’ex Ticosa di Como, Contemporanea Como 5, Castellani, Minoli, Marrocco, Risi, curata da Antonio D’Avossa, Massimo Bignardi, Marco Meneguzzo e Claudio Cerritelli.

Dello stesso anno sono: Arte come comunicazione di vita, al Rotary Club Milano Scala; le rassegne Corni d’autore, Agorà Napoli; Una luce per Sarno, ad Angri; Akkampamento provvisorio, Ex Idaff, Fisciano sono sempre del 2001; Yasmina, Galleria il Catalogo, Salerno è del 2003, mentre del 2005 sono Sguardi diversi, Stella Cilento, e Tracce del disegno contemporaneo, Minori. Nel 2004, una sua opera dal titolo Terra di luce, è stata scelta dal Monopolio di Stato, e riprodotta sul biglietto della Lotteria Italia nel 2005. Con il titolo Il sogno dell’ingegnere, il FRAC di Baronissi alla fine del 2005 gli dedica una personale con una monografia curata da Massimo Bignardi e da Ada Patrizia Fiorillo. Inizia dal 2006 la collaborazione con Costa Crociere, per la quale Risi realizza molte opere che si trovano a bordo delle navi. Opere come 2 grandi Light Box, per il teatro Atene sulla nave Costa Concordia: Giove, sulla nave Costa Serena: Serenata sotto il cielo di Capri, nave Costa Pacifica, fino a Sogno Giapponese e Il regno del pavone, nave Costa Favolosa del 2011. Del 2007 sono la personale alla galleria Pagea di Angri, la Scultura Giochi d’Acqua, collocata a Giffoni Sei Casali; poi le rassegne Persistenze sul confine dell’immagine-ripensando ad Andrea Pazienza, a San Severo; e Lo sguardo dei giorni, tenuta nella chiesa dell’Addolorata nel Complesso di Santa Sofia di Salerno. Nel 2011 è invitato al Padiglione Italia 54 esposizione internazionale d’Arte della Biennale di Venezia per il 150° dell’Unità d’Italia, a cura di Vittorio Sgarbi, presso l’Ex Tabacchificio Centola – Pontecagnano Faiano e a Carte Contemporanee, esperienze del disegno italiano dal 1943 agli anni Novanta, FRAC Baronissi. Nel 2012, 45 ceramiche da 45 cm., Linee contemporanee, Salerno, testo di Rino Mele. È del 2013 la partecipazione ad Icona, presso il FRAC Baronissi. Nel 2015 partecipa alla rassegna Artlante Vesuviano, Tekla, Sarno, e Real Polverificio Borbonico di Scafati. Tiene le mostre personali Opere recenti, Fornace Falcone, Outlet Village Eboli, e al PAC di Acciaroli Pollica, Palazzo Principe Capano. Tiene una personale al Convento di S. Maria degli Angeli, Montoro Contemporanea, Montoro (AV). Nel 2016 realizza una grande installazione con il titolo Deporre le armi – all’ ex fabbrica Cirio, Sancta Venere – arte contemporanea e archeologia, Paestum – organizzata da Gabriel Zuchtriegel per il Parco Archeologico di Paestum. Nello stesso anno partecipa alla rassegna Le stanze del Museo – alla Pinacoteca provinciale di Salerno, a cura di Massimo Bignardi. È del 2017, la rassegna Interni /Interior, tenutasi alla Galleria Nazionale Della Puglia- Bitonto, e alla mostra Rendez vouz, allo Spazio espositivo del Broletto – Como, a cura di Massimo Bignardi. Nel 2018 partecipa alla mostra Quindici artisti, Palazzo Mezzacapo a Maiori, Salerno.

Queste alcune delle valutazioni di esperti sull’opera di Risi.

Massimo Bignardi

È un modulo originario che l’artista ricalca per impaginare brani di pittura che concentrano l’attenzione sul ritmo dinamico impresso a solidi posti nello spazio della tela, a corpi-architetture guardate da Sironi, a piani-forme sollecitate dal concretismo, misti a figurazioni costruite da reperti di materiali industriali. Risi resta sostanzialmente fedele ad una visione della pittura, per sua fortuna mai scivolata in una delle tante declinazioni transavanguardiste, anzi sostenuta come scelta collocata fuori campo, silenziosa ed appartata, anche se partecipe – penso al dialettico rapporto, negli anni Ottanta, con alcune esperienze della pittura tedesca – di una tensione culturale internazionale.

Ed ancora:

“Rara avis, Angelomichele Risi s’è incaponito da sempre a interrogarsi sui modi e il senso della pittura, entro proprio il suo statuto disciplinare di operazione sulla superficie, con pigmenti e pennelli. (…) Ne è nato un fare insieme “grande” e non dispersivo, anzi più che mai concentrato, che genera esiti di rara suggestione, senza peraltro rinuncia alcuna al rigore da sempre presupposto dalla pittura (ancora, sempre pittura) di Risi, che i nuovi risultati piuttosto esaltano, attestando che la consapevolezza analitica è coniugabile con la creazione di immagini che nell’analisi non si risolvono tautologicamente.”

(Luciano Caramel)

“L’opera dipinta è, dunque, il luogo in cui il pittore indaga il rapporto con la forma, il carattere del suo divenire, il luogo dove gli elementi compositivi sono sintomi di una ricerca vissuta come disciplina e piacere della creazione. La sensazione quella di un lungo e ininterrotto processo di meditazione intorno ad un nucleo dominante che si offre come immagine frontale, apparentemente statica, dove la geometria non è un’ipotesi giustificabile priori ma linguaggio emotivo Entro questa griglia avvengono fenomeni di diversa intensità cromatica, si avverte il peso di figure solide che creano impatto oppure si sente la leggerezza delle trasparenze cromatiche che fanno da contrappunto alla fisicità del colore.”

(Claudio Cerritelli)

“La sua è una pittura fortificata, nel significato più originale di questo termine. Protegge cioè ogni forza interna, contiene ogni inquietudine, e non teme l’isolamento. All’interno delle mura della sua pittura (la superficie) la materia si compatta in volumetrie primarie, dove non c’è spazio per un’illusione rappresentativa, o – peggio ancora – per evasioni narrative. Angelomichele non ama raccontare, forse perché diffida della qualità espressiva delle parole. Crede però fermamente in un criterio di eccellenza della pittura; nel mestiere della pittura; nell’autonomia che questa pratica oggi può affermare nei confronti di qualsiasi altra espressione. Sarà inutile allora andare a cercare nelle sue opere sensi misteriosi, scarti simbolici, allusioni citate. Il peso di ogni sua opera – quello determinato da una disinvoltura combinatoria e quello sostenuto da un sentimento di eccellenza – sta tutto in uno stile espresso nella pienezza e nel rigore del silenzio.”

(Michele Buonomo)

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