Eros e pathos: quello che ho imparato dall’amore infelicitante

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Il dolore comincia quando scordiamo/ la ferita. Il foro d’uscita del proiettile/ non c’è. Quello d’entrata è guarito e si è rimarginato.

Il dolore resta chiuso dentro./ Non puoi localizzarlo in organi, tessuti e cellule./ Nulla lo testimonia. Diffuso e inafferrabile,/ assomiglia alla gioia.

Il dolore, amore mio, si muta quando è/ grande in gioia che travolge./ Solo chi ha molto amato,/ può nuovamente amare.

(Sotirios Pastakas)

In questa rubrica a puntate, “Eros e pathos”, ho raccolto riflessioni registrate in quindici anni di esperienze amorose infelicitanti dirette ed indirette, scegliendo di parlare solo dei momenti no perché, si sa, le notizie cattive fanno sempre più gola di quelle buone. Mi rivolgo alle donne, quindi potrò sembrare di parte, ma sono, spero, riflessioni reversibili anche se lette da un uomo. Poi ognuno troverà qualcosa della propria vicenda: momenti lirici, amari, ilari, cinici; variegati com’è una pena d’amore, com’è soprattutto l’amore, fatto di una cosa e del suo contrario. Inutile dire che troverete anche dell’autobiografico: ho collezionato nel tempo un numero di fallimenti sentimentali portentosi, con generi di individui molto differenti tra loro; a causa della mia miopia o della mia debolezza, oltre che dell’illusione tipicamente femminile di poter cambiare certi uomini.

Eros pathos: amore infelicitante
di Eliana Petrizzi

Non ho mai perso la fiducia nell’amore

Ma una cosa posso dirla: pur avendo attraversato momenti di autentico disgusto nei riguardi delle relazioni sentimentali, non ho mai perso fiducia sia nell’amore, che nella capacità che ha la vita di sorprenderci sempre, trasportandoci quando meno ce l’aspettiamo fuori dal guado. Ho anche imparato col tempo a perdonare chi mi ha deluso, perché ho capito che, chi più chi meno, siamo tutti fragili, più vocati all’errore che alla cosa giusta; per cui tenerezza e comprensione, alla fine dei conti mi sono parse ogni volta più sane del rancore e dell’odio. Dove possibile, dei miei ex ho conservato l’aspetto positivo, fosse stato anche soltanto uno su mille sbagliati.

Eros e pathos: amore infelicitante

Ho sempre cercato di fare amicizia con il dolore

Sull’amicizia con gli ex non mi pronuncio: meriterebbe un capitolo a parte, e a buon intenditor poche parole. Durante una pena d’amore ho sempre cercato di fare amicizia col dolore, ammettendo debolezze e concedendomi all’errore: non c’era altra via per uscirne. Paradossalmente, è pure la meno dolorosa. Sarà successo anche a voi: quando ci si trova smarriti nel deserto, o nel bosco assediati dall’incendio, la paura di morire ci porta a ritenere salvifico ogni appiglio.

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Ecco allora che il miraggio diventa oasi, il filo di ragno si fa fune per la salvezza. Quando poi però l’emergenza finisce, ci si accorge di quanto piccolo era il deserto: un’orma di sabbia o poco più; l’incendio, un fuoco fatuo. Era troppo basso pure il gradino che chiamavamo baratro. Metafore macchinose per dirvi che solo l’amore sa traghettarci dall’altra parte, furibondo e inatteso. Solo lui, per dirla con Saramago, ‘converte in fiamma l’ora logora, in mani che donano dita che tolgono.’

Trovare la felicità per vie opposte

È curioso quanto sia variegato l’amore; curioso soprattutto come uomini e donne trovino la felicità per vie del tutto opposte. Recenti statistiche sulla felicità di coppia hanno rilevato che il motivo per cui due persone restano insieme nel tempo è nel bisogno di essere amati: cioè, mediamente, le persone trovano la felicità più nel ricevere amore che nel donarlo: incontrano una persona che li fa stare bene, a volte per una fortunatissima questione di affinità elettive, altre (la maggioranza) per i voli a bassa quota di cui è fatta la quotidianità. Non hanno bisogno di amare necessariamente a loro volta: si legano appunto perché amati. Nel loro amore c’è pace, stima, affetto e profonda gratitudine per ciò che ricevono ogni giorno. Tra questi, molti di amare non sono forse neanche capaci; danno il minimo sindacale, cercando per tutta la vita sempre altrove le cose che nessun rapporto al mondo, neanche il più completo alla lunga può dare.

Ma ci sono anche quelli che preferiscono amare (e soffrire)

Ci sono invece quelli che all’essere amati preferiscono amare, e naturalmente – per una crudele compensazione della vita – difficilmente verranno riamati, sprecandosi a lungo in relazioni infelicitanti. Preferiscono struggersi restando con un filo di sabbia tra le dita, ma sceglieranno ancora e sempre lo slancio del dare a quello del ricevere. Poi certo ne usciranno carponi, ma avranno dovuto metterlo nel conto. Dimenticavo le coppie in cui entrambi amano e sono riamati, in tutte le forme che dell’amore ci hanno offerto nel tempo poemi, romanzi, liriche ed opere d’arte. Personalmente ne ho conosciute pochissime, anche perché, diciamocelo, scopo di poemi, romanzi, liriche e opere d’arte è da sempre stato nient’altro che la seduzione dell’inganno.

Nessuna pietà per bugiardi, infedeli, irrisolti, anaffettivi

Confondendo la mano con il guanto, ci si accontenta troppo spesso di amori sgangherati, finendo per credere normale la miseria del sangue cui l’abitudine costringe. Ma se è bene prestarsi alle infinite sfumature di una relazione, non bisognerebbe mai essere troppo indulgenti con uomini e donne piccini, come i bugiardi, gli infedeli, gli irrisolti, gli anaffettivi.  Che si esca quanto prima da certe pene, che fanno solo più povero il nostro sguardo sulla vita. Quando perdiamo qualcuno, invece di disperarci, ricordiamo questa frase di Ceronetti: ‘Né debiti né rimpianti. Dio ha dato. Anche togliendo ha dato.’ E io aggiungerei: ‘Soprattutto togliendo ha dato’.

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