Esplosioni ad Avellino: si indaga su una lite prima dell’attentato

Esplosioni ad Avellino: quella lite prima dell'attentato
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“Solo un’ipotesi”, ripetono gli inquirenti. Ma hanno intensificato le indagini intorno a una lite sui parcheggi che avrebbe preceduto l’attentato esplosivo di ieri mattina ad Avellino. Quando due auto, intestate a dei dipendenti della Provincia, sono state distrutte dalle fiamme in via Conservatorio, una stradina fino a ieri ai più sconosciuta, che sbuca proprio alle spalle di Palazzo Caracciolo. E quel fazzoletto di cemento – racchiuso fra alti palazzoni che risalgono in larga parte a prima degli anni ’80 – potrebbe essere la chiave per spiegare un gesto che poteva causare una strage.

Auto esplose: una strage evitata per caso

Le auto esplose erano infatti entrambe a metano, parcheggiate a pochi passi da piazza Libertà: dove alle undici, quando le deflagrazioni sono state avvertite dai dipendenti di Palazzo Caracciolo, si trovavano decine di bambini per la manifestazione organizzata dai pompieri. Le esercitazioni dei caschi rossi si sono presto tramutate da eterea teoria in solide realtà: un gruppo di pompieri, fra i quali anche una mascotte vestita da drago, si sono catapultati in via Conservatorio per spegnere le fiamme. Una tempestività decisiva per contenere i danni delle esplosioni. Sulle quali si staglia proprio l’ombra di banali liti di parcheggio che permetterebbero di ricomporre il puzzle dell’episodio.

Nei giorni scorsi – infatti – alcuni abitanti della zona erano andati su tutte le furie per delle “strisciature” sulla carreggiata delle auto. E – anche ieri mattina – una lite avrebbe animato la stradina di via Conservatorio, che si snoda fra alcuni locali attivi soprattutto di sera. Al momento – comunque – non è chiaro se quel litigio abbia avuto come protagonisti proprio i proprietari delle vetture distrutte dalle fiamme.

Nel dubbio, si potrebbe dire, gli agenti della Squadra Mobile, guidati da Michele Salemme, hanno acquisito gli stati famiglia dei residenti che abitano al ridosso del luogo delle esplosioni. E si sono focalizzati su un palazzo in particolare.

Il cerchio si stringe intorno all’attentatore

Il cerchio, insomma, si sta stringendo intorno al colpevole. Quell’uomo che è stato visto allontanarsi frettolosamente dal luogo delle esplosioni. Anche se, forse, non abbastanza velocemente. C’è infatti chi è riuscito a scorgere qualche dettaglio che potrebbe rivelarsi decisivo. L’identikit che è circolato si riferisce a un uomo sui trent’anni, col volto coperto da una sciarpa chiara e addosso una tuta scura. Ma i testimoni, ascoltati dagli investigatori, sarebbero stati più precisi. Un vero ritratto, insomma che si aggiunge ai video estratti dalle telecamere dei negozi che avrebbero ripreso l’uomo incappucciato in fuga. Anche se per ora, come è giusto che sia, dagli uffici di via Palatucci non filtrano indiscrezioni.

Decisamente più rumorose sono le reazioni alimentate dai social network. Abbiamo raccolto la testimonianza dell’ex ministro del governo Berlusconi, Gianfranco Rotondi, che meno di due mesi fa ha acquistato una casa proprio a ridosso di via Conservatorio. Ieri aveva temuto un attentato, anche se la pista è velocemente evaporata. E gli investigatori si sono concentrati su questioni private, legate proprio ai parcheggi, che hanno finito per investire i dipendenti di Palazzo Caracciolo che, ieri mattina, è stato evacuato in via precauzionale. Nessun presidio di sicurezza straordinario è stato adottato all’indomani dell’attentato. Proprio perché l’episodio sembrerebbe un fatto circoscritto.

Oggi i due proprietari delle auto esplose erano regolarmente a lavoro. Come ogni giorno. Chissà se qualcuno di loro si sarà affacciato dal balcone, come faceva abitualmente. Chissà se avrà guardato proprio quel parcheggio che da quindici anni è nella disponibilità della Provincia, ma che non ha mai smesso di essere al centro di accese polemiche che, ora, potrebbero spiegare anche l’attentato esplosivo di ieri mattina.

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