Mercogliano. Arrestato per estorsione: era stato “truffato”. Torna libero

Estorsione: revocata la misura cautelare per un 20enne di Mercogliano finito nell'operazione anti-droga "Delivery". Come emerso dalle indagini difensive: l'indagato era stato raggirato.

2' di lettura

Il giudice per le indagini preliminari presso il tribunale di Avellino, Fabrizio Ciccone, ha disposto la revoca dell’obbligo di dimora di un 20enne di Mercogliano arrestato nell’operazione antidroga ‘delivery‘ su un presunto giro di spaccio di marijuana, hashish e cocaina, fra il capoluogo irpino e alcuni comuni dell’hinterland.

Il ragazzo era accusato anche di essere stato protagonista di una condotta estorsiva ai danni di una coppia che non gli aveva pagato la droga (ipotesi dell’accusa).

Estorsione, scarcerato: i motivi

Le motivazioni, che hanno spinto il magistrato a prendere la sua decisione, si focalizzano su una crepa delle indagini. L’avvocato Gaetano Aufiero, grazie ad approfondimenti difensivi che si sono avvalsi anche delle dichiarazioni di alcuni testimoni, è riuscito a provare come l’indagato non abbia mai tentato alcuna estorsione per riavere indietro i soldi dello stupefacente (dell’hashish).

Era, invece, stato proprio il 20enne con un coetaneo ad aver pagato la droga, senza riceverla. Centoquaranta euro per un pacchetto di sigarette nel quale era stata inserita una sola “canna”. Questo aveva fatto infuriare il 20enne e l’amico.

Mai ascoltato quel testimone

Il gip, inoltre, stigmatizza “l’inerzia dell’organo inquirente”, chi coordina le indagini, perché non hanno mai ascoltato il ragazzo vittima delle presunte minacce (era stata sentita la sua fidanzata), né durante le prime indagini né dopo che il giudice, a ottobre, aveva già revocato gli arresti domiciliari.

Il gip, così come del resto la difesa, avevano chiesto alla Procura di sentire la parte offesa. Una istanza legittima, quasi scontata, inevasa. Oggi, così, il 20enne è tornato in libertà.

L’indagine

L’ordinanza di 210 pagine, firmata dal gip di Avellino, Fabrizio Ciccone, ricostruisce l’attività di spaccio di marijuana, hashish ma anche cocaina che sarebbe stata gestita dagli indagati. I reati contestati (ipotesi dell’accusa fino a che non passeranno al vaglio di un giudice), sono legati a episodi di spaccio ed estorsione, ma non è teorizzata l’associazione a delinquere.

L’inchiesta poggia su una vasta mole di intercettazioni e ha portato all’esecuzione di diciannove misure cautelari: tre in carcere, tredici ai domiciliari e tre obblighi di dimora. (Clicca qui per leggere nomi e cifre dell’indagine “delivery”).

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