Avellino, ex prefettura: “Così abbiamo scoperto gli abusi edilizi”

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“Tutto è nato da servizi di controllo sui materiali di risulta. In un piano di prevenzione dei reati ambientali. E – durante un sopralluogo nel cantiere dell’ex Prefettura – è venuto fuori che mancavano delle autorizzazioni”. L’ispettore del Nucleo Investigativo di polizia Ambientale e Forestale (N.I.P.A.F.), Vincenzo De Sio, ha ripercorso in aula la nascita dell’indagine sull’ex Prefettura di Avellino. Un’inchiesta che ha portato a una condanna, con rito abbreviato, dei due imprenditori coinvolti nel progetto, e al processo per gli altri dieci imputati.

I dettagli dell’indagine sull’ex Prefettura di Avellino

De Sio ha confermato gran parte delle accuse, contenute nei verbali redatti dalla Polizia Ambientale. E si è soffermato sul vincolo paesaggistico relativo al rio San Francesco. Già al centro di altre indagini della Procura. In sostanza, per l’accusa, il vincolo non sarebbe stato rispettato perché il cantiere violava la distanza minima di 150 metri dal corso d’acqua. Mentre per la difesa il torrente, essendo tombato, non avrebbe più valenza rispetto agli obblighi ambientali. Questione affrontata anche da una superperizia redatta dal professore Moccia, che aveva ritenuto derogabile proprio l’esistenza del vincolo per certe aree della città.

Ex prefettura Avellino: auto del NIPAF
Auto del N.I.P.A.F.

Ma per il sostituto procuratore, Roberto Patscot, le deroghe indicate dal perito vanno considerate “eccezionali e non suscettibili di interpretazione analogica”: la loro applicazione va quindi limitata alle ipotesi espressamente regolate dalle norme stesse. Gli accertamenti condotti dai carabinieri, inoltre, mettevano in dubbio che l’area dell’intervento fosse compresa nel perimetro del centro edificato. La zona, per la Procura, era assimilabile a un’area C (di espansione) e quindi sottoposta al vincolo contestato.

Ascoltati due ex archivisti della Prefettura

L’avvocato, Nicola D’Archi, ha anche affrontato la questione della vicinanza dell’edificio dell’ex prefettura a una zona densamente abitata, proprio quella di via Tagliamento. Fattore che consentirebbe la realizzazione di una deroga edilizia rispetto a certe prescrizioni previste.

Dopo De Sio sono stati ascoltati due ex archivisti della Prefettura.

I testimoni hanno confermato di un’area, che si trovava sotto il cantiere, utilizzata come box garage dai dipendenti della struttura. E, corridoio centrale, sarebbe stato adoperato come un archivio.

Nella prossima udienza, prevista a luglio, sarà ascoltato l’architetto Antonio Verderosa. Il consulente che si è occupato degli accertamenti per la Procura di Avellino. Nella difesa degli imputati sono impegnati, fra gli altri, gli avvocati Nello Pizza, Innocenzo Massaro, Carmine Danna, Benedetto Vittorio De Maio e Raffaele Tecce.

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