Ex procuratore Caselli al Convitto: “Pensate con la vostra testa”

Ex procuratore Caselli al Convitto:
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La democrazia ha bisogno di pluralismo, il pericolo è una tirannia della maggioranza e nessuno, che appartenga a un contesto sociale, può essere estraneo a ciò che accade attorno: bisogna pensare con la propria testa. Un messaggio forte quello che arriva dall’incontro che si è tenuto questa mattina al Convitto Nazionale Pietro Colletta di Avellino, guidato dalla preside Maria Teresa Brigliadoro, sulla “Cittadinanza attiva e costituzione le potenzialità del liceo classico europeo”. A lanciarlo è Gian Carlo Caselli, magistrato con una carriera alle spalle lunga oltre cinquant’anni, spese nella lotta alla criminalità organizzata e ai fenomeni che hanno segnato la storia italiana: del terrorismo delle stragi, a cavallo degli anni ’70 e ’80, fino all’arresto di “pezzi da 90” della mafia degli anni ’90, come Leoluca Bagarella e Gaspare Spatuzza.

Ragazzi, imparate a pensare”

“Ragazzi non fidatevi troppo di me”, ha esordito l’ex pubblico ministero. Un appello ad “ascoltare” sì, ma a sviluppare il proprio spirito critico su “temi controversi”, come quello della cittadinanza attiva. Il magistrato ha confermato un’oratoria agile e profonda, capace di rendere semplice argomenti complessi come la Costituzione, a tratti perfino piacevole, scansando le anse della noia. Era sufficiente guardare i ragazzi seduti sulle sedie blu dell’Aula magna del Convitto nazionale , interessati a temi che spesso, diciamolo pure, quando si è in classe non sempre finiscono per interessare. Anzi, si rischia di considerare la costituzione come una “carta obsoleta e indefinita”, confinata in quel cassetto dove ognuno di noi, da quando è adolescente, anche se c’è chi è più precoce, relega tutte le lezioni “barbose” ritenute inutili e prerogative di un mondo che vediamo lontano. Oggi in quel cassetto spesso ci finisce la parola “politica”: un mostro indefinito dove ci infiliamo tutti i luoghi comuni ben noti (“i politici sono tutti ladri”, “non cambia mai niente”).

Da Avellino all’Europa, passando per l’Africa

Caselli in proposito cita il giurista, Piero Calamandrei, che proprio ai ragazzi diceva, “dietro ogni articolo di questa costituzione, dovete vedere giovani come voi”, morti fra mille sacrifici. Ragazzi che “hanno dato la vita perché libertà e giustizia potessero essere scritte su questa carta”. Un testo vivo che, come ha ricordato il magistrato, poggia su “oltre centomila morti”.

Un invito a ragionare, essere cittadini e uomini liberi. Soprattutto oggi dove, anche in campo istituzionale, finisce per essere seguito chi “urla di più e urla più forte”. Un messaggio da Avellino, attraversa l’Europa, non ignora l’Africa, in ogni marcia di strada contro il razzismo, l’inquinamento globale, i soprusi di vario tipo.

“Un compito non negoziabile di garantire la crescita di tutti in libertà e uguaglianza”, ribadisce il magistrato che cita gli anni del Fascismo quando c’era “uno che voleva comandare tutto da solo e così ha fatto”. Ed è impossibile “sbagliarle proprio tutte, anche se il comportamento di quell’uno ha portato questo Paese a una rovina”.

Il giornalista del Quotidiano del Sud Attilio Ronga e il Procuratore Gian Carlo Caselli

Il messaggio di Caselli, in uno scenario istituzionale e sociale che tende a semplificare, scarnificando spesso fino alla banalità temi complessi, assume un valore particolarmente rilevante.

“La nostra costituzione è il frutto di 556 persone elette dal popolo, tutte di orientamento diverso, che hanno formato l’assemblea costituente. Organo di sintesi da cui è emerso, con un “accordo di altissimi livello”. La nascita della costituzione è emblematica di una sintesi di punti di vista diversi, incanalati verso un’obiettivo più elevato.

In una democrazia degna di questo nome, come ha ricordato il magistrato, “il potere di chi è eletto dal popolo, deve confrontarsi con i limiti e con le forme stabilite dalla costituzione, citate dalla costituzione”. Pena la tirannide della maggioranza che è proprio la fine della democrazia stessa. Perché è l’indifferenza, il rifiuto alla cittadinanza attiva, secondo i valori sanciti dalla costituzione, a causare la morte di una società civile.

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