La maxi truffa delle false assunzioni: 110 indagati tra Irpinia e Sannio

Inchiesta della procura di Benevento. Dieci ordinanze cautelari. False assunzioni per intascare le indennità di licenziamento. Sequestrate 17 aziende



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La truffa delle indennità assistenziali. Dieci arrestati e cento indagati. Coinvolti anche molti irpini. L’inchiesta è stata coordinata dagli inquirenti della procura di Benevento e condotta dagli uomini della guardia di finanza. Nel mirino degli investigatori oltre 300 assunzioni effettuate tutte negli ultimi anni. E grazie a società cartiera che hanno consentito di intascare illecitamente indennità per diversi milioni di euro.

Le ipotesi di reato vanno dall’associazione per delinquere, alla truffa aggravata ai danni dello Stato, oltre a reati tributari, riciclaggio e autoriciclaggio.

Una truffa estesa in tutta la Campania

Gli indagati provengono da tutta la Campania (e non solo). E in particolare da Benevento, Avellino, Salerno, Napoli, Caserta, Roma, Reggio Calabria, Novara. Oltre che da Pannarano, Telese, Fragneto L’Abate, Pietrelcina, Molinara, Castelvetere di Valfortore, San Potito Ultra, Capriglia, Nusco, Atripalda, Monteforte, Chianche, Salza Irpina, Taurasi, Roccabascerana,  Gragnano, Maddaloni, Bagnara Calabra.

Ecco gli indagati

Le misure cautelari sono state disposte per dieci indagati. Cinque di loro sono ai domiciliari (Cosimo Tiso, 52 anni, di Sant’Angelo a Cupolo. Gabriella Musco, 44 anni,di Sant’Angelo a Cupolo, Gaetano De Franco, 44 anni, di Benevento, Arturo Russo, 58 anni, di San Nicola Manfredi, e Raffaele Bozzi, 56 anni, di Benevento). Per gli altri cinque il gip ha disposto la presentazione alla polizia giudiziaria (Piergiuseppe Bordi, 41 anni, Maria Rosaria Canu, 48 anni, di Sant’Angelo a Cupolo, Pasqualino Pastore, 54 anni, di Benevento, Tullio Mucci, 48 anni, di Benevento, e Maurizio Marro, 57 anni, di Benevento).

Le fiamme gialle stanno eseguendo una serie di perquisizioni. Sono stati sequestrati beni per quasi 4 milioni. Sigilli anche a 17 società e tre conti correnti.

Gli inquirenti hanno acceso i fari su alcune ditte. I controlli hanno accertato che alcune erano del tutto inesistenti. Altre inattive. Avrebbero avuto – secondo la ricostruzione degli investigatori – uno solo scopo: usare ed emettere fatture per operazioni inesistenti. In questo moto hanno creato ad arte dei crediti fittizi di imposta da compensare con il pagamento dei contributi per le false assunzioni. Un sistema semplice per assumere in modo fittizio delle persone che dopo essere state “licenziate” hanno poi potuto percepire le indennità (evidentemente non dovute).

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