Farmaci per uso umano agli animali, firmato il Decreto

Farmaci per uso umano agli animali domestici: è stato firmato il Decreto che consentirà un risparmio notevole per milioni di famiglie italiane. Basti pensare che per un cane che soffre di cardiopatie si spenderanno 334 euro l'anno. I veterinari dovranno solo accertare che il prinipio attivo sia lo stesso.

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Da oggi sarà meno costoso curare gli animali domestici: il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha firmato il decreto che autorizza i veterinari a prescrivere farmaci per uso umano agli animali «a condizione che contenga lo stesso principio attivo».

Il che si traduce in un risparmio notevole per una fetta importante di cittadini: in Italia, se si considerano solo cani e gatti, gli animali domestici sono 15 milioni.

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Il veterinario dovrà prescrivere farmaci a uso umano per gli animali sulla base «della migliore convenienza economica dell’acquirente». Parliamo di centinaia di euro l’anno, che in tempi di pandemia non sono pochi. Ed evita di ricorrere necessariamente a farmaci per animali che hanno spesso un costo notevole (e ingiustificato).

Diritto alla cura

Per la Lav il decreto firmato dal ministro della Salute, sui farmaci per uso umano agli animali, «è una conquista per milioni di animali e delle loro famiglie che potranno finalmente risparmiare sui costi, talvolta spropositati, del farmaco veterinario e del diritto alla cura per tutti i cani e gatti, anche quelli che una famiglia non l’hanno».

Per Ilaria Innocenti, responsabile Lav Area Animali, l’approvazione della legge sui farmaci per uso umano agli animali «è secondo passo avanti dopo quello del piccolo aumento della quota detraibile di spese veterinarie, ottenuto grazie alla campagna #curiamolitutti lanciata nel novembre del 2018, e alle nostre azioni che hanno portato all’approvazione, nel dicembre scorso, di un emendamento dell’onorevole Prestipino alla legge di Bilancio dopo le bocciature degli anni precedenti e ora al varo del Decreto attuativo».

Quanto si risparmia

Ci sarà dunque la possibilità, anche se a prezzo intero, di somministrare farmaci per uso umano agli animali, ma solo se il medicinale ha lo stesso principio attivo di quello veterinario.

La Lav offre anche alcuni esempi di quanto si potrà risparmiare nella cura degli animali domestici dopo l’approvazione del decreto Speranza.

Cani e gatti con gastrite: 20 euro ogni confezione

Esempi di risparmi per patologie croniche:

  • cardiopatia: 334 euro l’anno (per un cane di 20 chili)
  • diuretico: 524 euro l’anno
  • dermatite atopica: 432,22 euro per un ciclo di terapia
  • epilessia idiopatica: 135 euro l’anno
  • gatto con ipertiroidismo: 138 euro l’anno

Positivo anche per i conti pubblici

Questo decreto, e i suoi effetti positivi per tante famiglie, non graverà sulla finanza pubblica. Anzi. Per la Lav «consentirà al contrario un risparmio alla collettività prevenendo l’abbandono e facendo risparmiare i Comuni sulle cure veterinarie e favorendo le adozioni. Una amministrazione locale spende per un canile circa 15mila euro ogni anno, dopo l’approvazione di questa norma ne risparmierà 11.250».

«La questione del prezzo del farmaco veterinario – ha concluso Ilaria Innocenti – è molto importante in termini di salute animale, ma anche di salute pubblica, ed è largamente sentita da chiunque viva con un animale. I costi eccessivi dei medicinali veterinari può causare una difficoltà di accesso alla terapie, in particolare per le patologie croniche o costose, per i farmaci salva vita e le terapie di lunga durata, fino a rendere molto difficile, se non in alcuni casi di fatto impossibile, il diritto del paziente animale a essere curato e il diritto di chi lo custodisce a prestargli le dovute terapie. Ora le cose potranno cambiare, concretamente».

Cosa dice la legge

Il comma 478 della Legge di Bilancio 2021 ha recepito il Codice comunitario dei medicinali veterinari (che prevede la somministrazione di farmaci per uso umano agli animali domestici). In particolare proprio il cosiddetto uso in deroga di farmaci umani da impiegare per gli animali domestici (o d’affezione).

Il decreto dispone che si devono individuare i casi in cui il veterinario può prescrivere per la cura dell’animale, non destinato alla produzione di alimenti, un medicinale per uso umano, a condizione che lo stesso abbia il medesimo principio attivo rispetto al medicinale veterinario previsto per il trattamento dell’affezione»

Nel decreto si chiarisce anche che «resta il principio dell’uso prioritario dei medicinali veterinari per il trattamento delle affezioni delle specie animali e nel rispetto delle disposizioni dell’ordinamento dell’Unione europea in materia di medicinali veterinari e tenuto conto della natura delle affezioni e del costo delle relative cure».

Il decreto ha anche definito le modalità con cui Aifa (ente regolatorio dei farmaci in Italia) può sospendere l’uso di un farmaco umano in veterinaria per prevenire situazioni di carenza.

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