Fate The Winx Saga, fra cliché e macchiette: risparmiatevela

Fate The Winx Saga. L’adattamento Netflix del famoso cartone animato italiano fa discutere molto il pubblico. Gli sceneggiatori hanno puntato troppo in alto?

6' di lettura

Il 22 gennaio ha fatto il suo debutto su Netflix Fate The Winx Saga, la versione live-action del cartone animato italiano di Iginio Straffi andato in onda per la prima volta nel 2004. La serie tv cambia decisamente target e punta a un pubblico di adolescenti. Ma l’operazione è stata il successo che Netflix si aspettava?

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La trama di Fate The Winx Saga 

Bloom è una sedicenne apparentemente normale, pronta a iniziare la sua nuova vita di studentessa di un’esclusiva scuola. Tutto parrebbe nella norma, compreso il suo senso di spaesamento trovandosi in un nuovo ambiente, non fosse che Bloom è una fata, e Alfea è una scuola di magia in cui le fate vengono addestrate a utilizzare i propri poteri. A rendere le cose più intriganti, sono anche le origini di Bloom, figlia di due comuni umani eppure dotata della capacità di dominare il fuoco.

L’arrivo di Bloom ad Alfea, nell’Oltremondo, viene nascosto ai genitori della ragazza, che la credono all’interno di un prestigioso college svizzero. Nell’accademia magica Bloom incontra Stella, Aisha, Terra e Musa che la aiuteranno nel suo percorso alla scoperta dei propri poteri magici. Sin dall’inizio della loro avventura le ragazze sono coinvolte in una serie di eventi misteriosi che le porta a indagare sui segreti di Alfea e a scoprire verità nascoste sul passato di Bloom.

Un adattamento a metà

I fan delle Winx hanno storto il naso sin dai primi teaser trailer della serie tv. La mancanza di alcuni personaggi lasciava perplessi e la nuova veste “dark” delle tenere fatine della nostra infanzia ha dato sin da subito una sensazione di smarrimento. La scelta è comprensibile, d’altronde il catalogo Netflix lascia molto spazio al genere “young adult” e non poteva esserci pubblico di riferimento più adatto per un adattamento live-action.

Restano comunque diversi elementi dell’opera originale. Uno su tutti: la magia con la quale le protagoniste devono imparare sin da subito a confrontarsi. I poteri delle fate, infatti, sono alimentati e influenzati dalle emozioni, che possono causare diverse difficoltà. Ma tra mostri famelici, tensioni tipicamente adolescenziali, violenze e tematiche oscure, appare chiaro sin da subito che la serie lascia da parte il materiale originale di Straffi per cercare di inserirsi nel contesto delle produzioni “teen” di cui Netflix va fiera.

Un aspetto molto apprezzato della serie è l’ambientazione suggestiva. L’accademia magica di Alfea è portata sul piccolo schermo come una sorta di sorella minore di Hogwarts. Purtroppo però le sue potenzialità non vengono sfruttate a pieno: mancano quasi del tutto delle scene che ci mostrino l’atmosfera di un’accademia di addestramento, lezioni e duelli vengono relegati all’off-screen e ci lasciano con un bel po’ di amaro in bocca. Peccato anche per la mancanza di alcuni personaggi, come Tecna e Flora (sostituita nella serie da sua cugina Terra), che potrebbero però fare il loro ingresso in scena in un’eventuale seconda stagione. Buono invece il tentativo di abbattere il dualismo fate/donne specialisti/uomini: ad Alfea tutti possono intraprendere il percorso che più gli si addice.

Gli adolescenti di Fate The Winx Saga

L’aspetto (in parte) positivo della serie è la volontà di voler rappresentare un mondo adolescenziale più schietto. Purtroppo il tentativo non sempre risulta riuscito e, molto spesso, gli adolescenti di Fate The Winx Saga risultano macchiettistici, delle sagome un po’ troppo rigide e poco realistiche

I ragazzi e le ragazze di Alfea sono ritratti soprattutto nei loro aspetti negativi portati all’estremo, senza reali motivazioni a fare da base narrativa ai loro atteggiamenti. Sebbene la scelta di portare il racconto su territori più “oscuri” rispetto al cartone animato, i protagonisti di Fate The Winx Saga appaiono una mera risposta alle necessità tematiche degli autori. Giusto parlare di bullismo, inclusività, comprensione del diverso, ma il linguaggio scelto per l’occasione appare ancora un po’ troppo superficiale.

Fate The Winx Saga, quando tutto ruota intorno a Bloom

È difficile confezionare un prodotto dedicato agli adolescenti, specialmente se di genere urban fantasy, senza cadere in cliché narrativi. Purtroppo, Fate The Winx Saga non fa eccezione. Bloom è rivestita del ruolo della “prescelta” e la sua intera linea narrativa sembra già vista e già sentita, perché risponde perfettamente a un archetipo che abbiamo visto in mille altri prodotti simili. 

Nel titolo della serie, il termine “Fate” non fa solo riferimento alle protagoniste (fate, appunto), ma può anche essere letto in inglese con un’indicazione al destino di Bloom, elemento centrale della trama. Purtroppo questo focus sulla storia della protagonista finisce per oscurare diversi altri aspetti della serie, che risultano spesso abbozzati. Siamo molto lontani dalla concezione delle Winx che aveva Straffi, un gruppo di eroine affiatate, ciascuna con una sua personalità.

Le conclusioni

Nonostante la serie Netflix si sia sforzata non solo di trasporre in live-action un cartone animato famoso, ma abbia anche cambiato del tutto il suo pubblico di riferimento, l’operazione non è del tutto riuscita. Alcuni elementi validi (come il concetto di magia come un potere non del tutto positivo e, in generale, la piega più matura che ha preso il racconto del mondo fatato) finiscono per disperdersi in una trama poco solida basata su un unico personaggio centrale non affiancato da antieroi significativi. 

Non ci resta che attendere un’eventuale seconda parte di Fate The Winx Saga e scoprire se ci sarà un margine di miglioramento. E sperare nell’arrivo di Tecna e Flora, che potrebbero risollevare le sorti dello show.

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