Montoro, fermate la cartiera. La Valle dell’Irno è già un disastro

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Fermate la cartiera a Torchiati di Montoro. “Quell’impianto è fortemente invasivo di un territorio segnato da enormi e storiche criticità ambientali. Un territorio, la Valle dell’Irno e il Montorese in particolare, che non potrebbe sopportare l’insediamento di una fabbrica che richiede l’utilizzo di ingenti risorse idriche e naturali. Le conseguenze sono inevitabili e prevedibili: lo stravolgimento irreversibilmente l’ecosistema”.

Lo scrive in una dettagliata nota inviata alla Conferenza dei servizi, Renato Siniscalchi (Sinistra Italiana e Montoro Bene Comune), che domani si svolgerà alla Regione per il rilascio della necessario autorizzazione integrata ambientale (Aia), alla Cartiera Confalone.

“Ci auguriamo – si legge nel documento – che la conferenza sia occasione di profonda riflessione”. Motivo: l’impianto andrà a sorgere in una zona che è in piena emergenza ambientale, sottoposta a gravi rischi idrogeologici e che combatte da decenni e inutilmente per la salvaguardia di un territorio sempre più degradato (guarda cosa è successo questa mattina a Montoro).

“Il complesso intreccio di provvedimenti – si legge – è contrassegnato da forzature, deficienze istruttorie e documentali che ci fanno dubitare fortemente della piena legittimità del procedimento”.

Si discute l’autorizzazione, ma i lavori sono in fase avanzata

“In primo luogo – continua Siniscalchi – non possiamo non rilevare che la conferenza dei servizi chiamata a decidere sul rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale venga convocata quando già i lavori di realizzazione dell’impianto sono in fase avanzata. Dopo che sono state effettuate operazioni di sbancamento e movimento terra che hanno già avuto un grande impatto sull’equilibrio idro-geologico (già precario, come ammesso nelle stesse relazioni tecniche di supporto al progetto). E dopo l’edificazione di buona parte dei corpi di fabbrica”.

Montoro, fermate la cartiera. La Valle dell'Irno è già un disastro

“La frammentazione dei vari procedimenti autorizzativi – si legge nel documento – non ha permesso alle autorità competenti di pronunciarsi con una compiuta valutazione degli interessi pubblici coinvolti. In particolare quelli che riguardano la protezione della salute, la tutela del paesaggio e dell’ecosistema. Temi delicati in un contesto già caratterizzato da emergenze ambientali tuttora in atto. Ve le ricordiamo: inquinamento del torrente Solofrana, la contaminazione da tetracloroetilene dei pozzi e delle falde esplosa nel gennaio del 2014 (di cui ad oggi non si conoscono ancora cause), la prossimità di insediamenti residenziali civili”.

“Sono state rilasciate già varie autorizzazioni in sede di procedimenti distinti e separati, quali il permesso a costruire, l’autorizzazione paesaggistica, l’autorizzazione allo scarico acque meteoriche, mentre sono in corso altri procedimenti finalizzati alla realizzazione di impianto di cogenerazione, di prelievo da falda tramite pozzi e allo scarico diretto delle acque di produzione nei corpi idrici superficiali”.

Nell’impianto un fabbisogno idrico impressionante

“La cartiera – spiega Siniscalchi – avrà un fabbisogno idrico di 430mila metri cubi all’anno, pari al consumo medio annuo per uso civile di 4mila abitanti. Ci chiediamo come si possa autorizzare un prelievo di tale portata senza il supporto di alcun bilancio delle risorse idriche. Senza poter valutare se la falda possa sopportare un emungimento massivo senza danni irreversibili all’ecosistema e senza aver prima portato a termine la caratterizzazione a seguito della grave contaminazione rilevata dal gennaio 2014”.

“Riguardo poi l’aspetto degli scarichi – continua il documento -, tra i più rilevanti per il potenziale impatto ambientale, ci troviamo di fronte ad un netto cambio di rotta rispetto all’istanza iniziale. Le relazioni tecniche a supporto del progetto di costruzione della cartiera prevedevano di convogliare le acque di risulta del ciclo produttivo nel collettore industriale che sbocca nell’impianto di depurazione di Mercato San Severino. Però già il 15 giugno del 2017 l’Ato ha comunicato che, a seguito del parere espresso dalla società che gestisce l’impianto (Cogei srl) avrebbe espresso parere negativo. Eppure il legale rappresentante della Cartiera Confalone continua a dichiarare che le acque verranno scaricate nella rete fognaria. Il 26 settembre 2018 la Cartiera presenta istanza al Comune di Montoro per ottenere l’auitorizzazione allo scarico diretto in un corpo idrico superficiale. A questo punto vogliamo ricordare che stiamo parlando di uno scarico continuativo di 360mila metri cubi annui , con una media giornaliera di 1.090 metri cubi,  quindi di volumi enormi”.

La Solofrana è già una cloaca

“Siamo convinti che lo stato di profondo, notorio, degrado dell’alveo e delle sponde del torrente Solofrana , in molti tratti di fatto inesistenti sia del tutto inidoneo a ricevere portate di acqua di quella entità senza un ulteriore devastante impatto sull’ecosistema fluviale. Pertanto chiediamo che venga respinta l’istanza di autorizzazione allo scarico in corpo idrico superficiale, valutando soluzioni alternative quali il convogliamento nel depuratore di località Carpisani di Solofra, situato poco distante dalla cartiera ed attualmente sotto utilizzato per la congiuntura negativa del settore conciario”.

Nel documento si fanno anche rilevare dubbi sulla legittimità o la congruità dell’autorizzazione paesaggistica, sulla convenzione stipulata dal Comune con la Cartiera Confalone e sulle discrepanze tra le norme e la struttura in fase di realizzazione.

“Per tutti questi motivi – conclude la nota – chiediamo che ogni decisione sul rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale venga rinviata, al fine di procedere ad un approfondita disamina dei rilievi evidenziati. In particolare affinché il Sindaco del Comune di Montoro, in qualità di responsabile per il rispetto delle norme urbanistiche, e la Provincia di Avellino, quale ente sovraordinato, verifichino la conformità di quanto già realizzato con quanto consentito dalla normativa vigente e dalle convenzioni Comune – Cartiera Confalone. Anche per evitare ulteriori, irreversibili pregiudizi al paesaggio, all’ambiente ed al territorio”.

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