Ferragosto Avellino. Cipriano: ok artisti locali, ma zero strategia

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“Il Ferragosto Avellinese deciso dalla giunta Festa? Bene per il coinvolgimento di artisti locali, ma manca una strategia, manca un respiro internazionale. Rischia di essere un’occasione sprecata”.

Luca Cipriano, consigliere comunale e antagonista del sindaco Gianluca Festa alle ultime amministrative, ha una visione sul Ferragosto che non coincide certo con quella dell’attuale esecutivo. Le distanze sono notevoli, anche se nel cartellone dell’estate 2019, individua alcune scelte condivisibili.

“Sì, quella di decentrare gli eventi, e quindi proporli anche nelle periferie è una decisione giusta. L’avremmo fatto anche noi. E’ l’occasione per rivitalizzare i rioni farli riscoprire al resto della città”.

Cos’altro la convince del cartellone?

“E’ positivo il coinvolgimento di tanti artisti locali. E’ un riconoscimento a chi opera, spesso da anni, sul territorio. Quindi bene così…”

Ma cosa non le piace?

“Non c’è strategia. Mi sembra si sia fatta tanta ammuina. Ci sono molti eventi, che sono sicuro saranno anche assai seguiti. Ma non c’è una logica precisa e non c’è una prospettiva”.

Quando dice strategia cosa intende?

“Mai come quest’anno il comune ha avuto a disposizione un bel po’ di soldi. Ha fatto bene a premiare il territorio, invitando gli artisti locali. Ma trovo strano che non si sia puntato anche su qualche nome internazionale, capace di richiamare persone da fuori provincia nella nostra città. Così ho l’impressione che ce la cantiamo e ce la suoniamo tra noi. Al teatro quando abbiamo proposto delle star di livello mondiale, come i Momix o gli Stomp è stato un successo. Avremmo potuto fare lo stesso con il Ferragosto…”

Un po’ come è avvenuto per i concerti dei Dream Syndicate, i Wire o i Motorpsycho…

“Esatto, sono stati allestiti in città e hanno richiamato persone da tutto il sud. Il comune avrebbe anche potuto coinvolgere organizzatori esperti e preparati, come Felice Caputo, Luca Caserta, Lello Pulzone, Tonino Spagnuolo, per il cinema sotto le stelle, Luciano Moscati, senza dimenticare rassegne già conosciute come Flussi o Elementi”.

C’è il ritorno delle luminarie e dei fuochi pirotecnici…

“Sì ok, un ritorno al passato o alla tradizione. Vada per i fuochi, ma le vecchie luminarie hanno comunque un costo notevole. Sarebbe stato ben più interessante invitare dei lighting designer per allestire dei giochi di luce innovativi, un po’ come accade a Torino o Salerno. E proporre alla città qualcosa di diverso, ma anche e soprattutto per imporre all’attenzione almeno regionale la città di Avellino”.

Cos’altro manca?

“Avrei immaginato un festival, una rassegna capace di vivere in più edizioni. Come accade ovunque in Campania. Penso a “Città spettacolo” a Benevento, “Settembre al Borgo” a Caserta, per non citare le tante iniziative di questo tipo organizzate a Napoli e Salerno. Un evento caratterizzante, capace di proporre il brand Avellino all’attenzione nazionale. Ma, ripeto, si è molto poco pensato a questo. S’è tralasciato qualsiasi discorso di marketing territoriale per abbracciare l’idea del classico festone. Potrà anche funzionale nel breve periodo, ma manca del tutto di visione”.

Gli amministratori non hanno avuto troppo tempo…

“Sento spesso questa cosa dei tempi stretti. In parte può essere vero, ma solo in parte. Ripeto, la questione è un’altra: non c’è nessuna strategia. Si sono solo spesi tanti soldi per quaranta giorni di eventi. Chissà quando si ripeterà una congiuntura positiva di questo tipo. Ed è anche per questo che ritengo il cartellone 2019 un’occasione sprecata. E poi…”

E poi…

“Non capisco perché non sia stata coinvolta una istituzione cittadina come il Conservatorio. E’ stato messo completamente da parte. Ora, oltretutto, è anche tardi per rimediare”.

Quindi cartellone bocciato?

“No, non del tutto. Ci sono cose positive, come l’apertura agli artisti locali e il decentramento di tante iniziative. Ma quello che si nota è l’assenza di una idea base, un progetto, una strategia. Ripeto, è un festone, inizia, finisce e non lascia nulla. Avellino avrebbe bisogno di altro”.

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