Festa vuole onorare Di Nunno? Dia ad Avellino una visione di futuro

Festa vuole intitolare uno spazio importante al compianto ex sindaco Antonio Di Nunno: ma prenda anche spunto da quella esperienza amministrativa.

Se Festa vuole onorare Di Nunno, restituisca ad Avellino una visione di futuro
Festa vuole intitolare uno spazio importante al compianto ex sindaco Antonio Di Nunno: ma prenda anche spunto da quella esperienza amministrativa.


3' di lettura

La decisione del sindaco Gianluca Festa di intitolare uno spazio importante della città al compianto Antonio Di Nunno ci sembra un gesto giusto e significativo. Un dovuto riconoscimento al giornalista, ma soprattutto al sindaco, che ha tentato di ridisegnare e dare una prospettiva ad Avellino. L’ultimo sindaco ad avere una visione della città, ad immaginarla nel futuro.

Il sogno della città giardino

Un amministratore che è riuscito a raccogliere intorno a sé – soprattutto nel primo mandato – le energie migliori del capoluogo per convogliarle in un progetto. In quegli anni Avellino era un fermento di idee, di rinnovamento e di piani. Il sogno era la “città giardino”, in parte mai realizzato, e non per colpa del sindaco. Anzi.

Di Nunno non era un eroe, ma un amministratore che guardava lontano

E’ un giusto riconoscimento quello del sindaco Festa. Ma sbaglia quando dice che “Avellino ha bisogno di eroi”. In un Paese dove chiunque faccia bene il suo dovere viene etichettato come un eroe, la parola ha inevitabilmente perso il suo reale significato.

Di Nunno deve essere ricordato, perché è stato un amministratore che guardava lontano. Ben oltre il quotidiano. Che è esattamente quello che dovrebbe fare un buon sindaco.

Ha dimostrato il suo amore per la città quando ha continuato a governarla nonostante le precarie condizioni di salute. In quell’atteggiamento c’era qualcosa di eroico. Ma preferiamo definirlo senso del dovere, una dote che oggi è ampiamente in disuso.

Festa prenda esempio da Di Nunno

Il sindaco Festa farebbe bene a prendere esempio da Di Nunno. Non dal suo “eroismo”, ma dalla sua migliore qualità di amministratore: la visione, appunto.

Antonio Di Nunno ha provato a cambiare radicalmente la struttura urbanistica, la gestione del potere (affidandola ai migliori e non ai “prescelti”), senza fare proclami e rivoluzioni. Senza tante chiacchiere, per capirci. Ed ha raccontato già nella sua prima campagna elettorale quello che avrebbe voluto per Avellino. Era tutto chiaro, e lo esprimeva con la sua tipica e accorata verve dialettica, le sue incrollabili convinzioni.

Di Nunno e le parole di Festa

Di Gianluca Festa quello che non abbiamo compreso – sarà colpa nostra, forse abbiamo un qi più basso di quello che supponiamo – è cosa immagina per la città, quale sia la sua visione, quale percorso intendere percorrere per progettare il domani. Siamo rimasti ai proclami da campagna elettorale. Riassumibili in poche parole: rivoluzione, enjoy, green, smart, orgoglio avellinese, “noi siamo Avellino”, il capoluogo torni capoluogo.

La complessa rete progettuale di Di Nunno

Ci scusi sindaco, ma sono parole che azzeccate alla rinfusa significano meno di niente. Dietro la città giardino immaginata da Di Nunno c’era una complessa rete progettuale, che coinvolgeva settori interi della città. Potevi immaginarla: il centro storico, i parchi, le zone a traffico limitato, il tunnel (quello vero, non il buco senza senso), Villa Amedola, l’Eliseo, la Dogana. Ogni zona della città con la sua funzione e il tutto inserito in un quadro organico, credibile, realizzabile.

Di Nunno non è riuscito a portare a termine il suo piano. Per problemi di salute, certo. Ma anche perché gli eterni signori del vapore non potevano più sopportare la sua indipendenza.

La città che ha in mente Gianluca Festa resta in un limbo indistinto, oscilla tra slogan e pratiche quotidiane, con l’aggiunta di una certa confusione amministrativa (come la gestione del caso mercato) e la falsa convinzione che feste, festini, fuochi d’artificio e qualche canzone servano a dare un’idea di rinnovamento reale.

Festa è ancora in tempo e sarebbe il miglior tributo a Di Nunno

E’ passato solo un anno dalla sua elezione, il sindaco Festa è ancora in tempo per raddrizzare la rotta. E se le parole che pronuncia su Antonio Di Nunno sono sincere – e non abbiamo motivo per dubitarne -, beh, allora prenda spunto da quella esperienza amministrativa. Questa città ha bisogno di camminare verso il futuro, di non restare ancorata a un nostalgico passato che non torna, ma per farlo ha bisogno di una progettualità vera, complessa, integrata, visionaria. Sarebbe il miglior modo per onorare la memoria del sindaco Di Nunno, forse ancora di più che “intitolargli uno spazio importante della città”.

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