Pensione minima: fino a quando posso versare i contributi?

Pensione minima: fino a quando si possono versare i contributi? C'è un limite da rispettare? Vediamolo insieme in questo articolo.

5' di lettura

Fino a quando posso versare i contributi per la pensione minima? Vediamolo insieme in questo articolo (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

INDICE:

Pensione minima: cos’è e quando spetta?

Cos’è la pensione minima e fino a quando posso versare i contributi per riceverla? Rispondiamo a una domanda per volta.

La pensione minima spetta al compimento dei 67 anni, con almeno 20 anni di contributi a coloro i quali hanno maturato un assegno troppo basso, tanto da avere diritto all’integrazione al minimo.

Lo Stato garantisce, dunque, una integrazione all’assegno di importo inferiore a 523 euro al mese (6.799 euro l’anno): parliamo di un importo aggiuntivo alla pensione di vecchiaia, che ha come obiettivo quello di migliorare la condizione economica del pensionato.

Per richiedere e ottenere l’integrazione della pensione minima è necessario presentare domanda all’INPS, poiché il benefit non viene riconosciuto in automatico.

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Pensione minima: limiti reddituali

Prima di erogare l’integrazione, l’istituto dovrà verificare i requisiti reddituali del richiedente.

Se il pensionato è monoreddito (non è sposato) avrà diritto all’integrazione piena se il reddito annuo non è superiore a 6.799 euro, altrimenti con un reddito compreso tra i 6.799 e i 13.598 euro all’anno beneficerà di un’integrazione parziale.

L’integrazione non spetta qualora il pensionato dovesse avere un reddito superiore a 13.598 euro l’anno.

I limiti reddituali cambiano nel caso in cui il pensionato dovesse essere sposato.

Si ha diritto all’integrazione in misura piena se il reddito personale non supera i 6.799 euro e quello complessivo è pari o inferiore a 20.397 euro. Altrimenti, con un reddito da coniugato compreso tra i 20.397 e i 27.196 euro l’anno e un reddito personale non superiore a 13.598 euro si ha diritto all’integrazione parziale.

Infine, nel caso in cui il reddito da coniugato dovesse essere superiore ai 27.196 euro l’anno e il reddito personale superiore a 13.598 euro l’anno, non si avrà diritto all’integrazione.

Nel calcolo dei redditi non vanno inclusi la pensione da integrare al minimo, il reddito della casa di abitazione e gli arretrati soggetti a tassazione separata, oltre ai redditi esenti da Irpef quali le pensioni di guerra, le rendite Inail, le pensioni per invalidi civili e i trattamenti di famiglia.

Sono, invece, incluse nel calcolo reddituale la pensione di vecchiaia, la pensione anticipata e quelle indirette come la pensione ai superstiti e la pensione di reversibilità.

Pensione minima con pochi contributi: è possibile?

Ma cosa succede se non si soddisfa il requisito contributivo per avere diritto alla pensione minima?

Ripetiamo che, per ottenere l’integrazione al trattamento minimo attraverso la pensione di vecchiaia è necessario aver compiuto 67 anni e maturato almeno 20 anni di contributi.

L’anzianità contributiva può essere raggiunta versando autonomamente i contributi (contributi volontari). Non esiste un limite di età entro cui versare i contributi volontari (abbiamo, dunque, risposto alla seconda domanda) la possibilità non è prevista per chi svolge un’attività lavorativa o per chi è titolare di una pensione previdenziale, ad esclusione dell’assegno ordinario di invalidità e della pensione indiretta.

Di conseguenza bisognerebbe essere disoccupati per versare contributi volontari e raggiungere il limite contributivo previsto dalla legge per accedere alla pensione di vecchiaia e, quindi, per avere diritto all’integrazione al minimo.

I contributi volontari vanno versati con quattro bollettini all’anno, per il trimestre appena concluso. Quindi entro il 30 settembre vanno versati i contributi di aprile, maggio e giugno, entro il 30 dicembre quelli di luglio, agosto e settembre, e così via.

Pensione minima
Pensione minima: fino a quando si possono versare i contributi?

Pensione minima: alternative ai contributi volontari

L’alternativa al versamento volontario dei contributi per avere diritto alla pensione minima è riscattare qualche anno di contributi persi per strada, versandoli in un’unica soluzione, così da raggiungere prima il limite contributivo previsto per la pensione di vecchiaia.

Chi, invece, non ha versato neppure un anno di contributi, ha diritto alla pensione minima?

In questo caso, per averne diritto, potrebbero essere versati i contributi autonomamente all’INPS, ma c’è bisogno di soddisfare questi requisiti:

  • almeno 5 anni di contributi (260 settimanali per i lavoratori domestici e dipendenti; 60 mensili per gli autonomi; 465 giornalieri per i lavoratori agricoli e 310 per le lavoratrici agricole);
  • almeno 3 anni di contributi nei 5 precedenti alla domanda, ma solo se sussistono 36 contributi mensili per gli autonomi, 186 giornalieri per le lavoratrici agricole e 279 giornalieri per i lavoratori agricoli.

La domanda per ottenere l’autorizzazione al versamento dei contributi volontari va presentata all’INPS.

Infine, se non dovesse essere raggiunta la soglia contributiva per la pensione di vecchiaia, ma si hanno a disposizione almeno 5 anni di contributi versati dopo il 1996, al compimento dei 71 anni di età si avrà diritto ad accedere alla pensione di vecchiaia contributiva e, in caso di assegno inferiore al trattamento minimo, a un’integrazione.

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