Mercurio nell’Ofanto. Acquedotto Pugliese: l’Arpac sbaglia. Ma…

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La querelle sul mercurio nelle acque dell’Ofanto. Nei giorni scorsi sono stati diffusi i risultati dell’Arpac che hanno evidenziato la presenza nel fiume irpino di una presenza anomala di mercurio (tre volte sopra i limiti). Presenza che ha provocato le successive ordinanze dei sindaci di Teora, Conza della Campania, Calitri, Morra de Sanctis e Cairano: è stato imposto il divieto di utilizzo della risorsa idrica sia per irrigare, sia per abbeverare il bestiame.

Ora arriva la risposta dell’Acquedotto Pugliese, nella zona ente gestore, che contesta i risultati dell’Arpac e – in soldoni – ritiene siano stati presi come riferimenti dei limiti tabellari sbagliati.

L’acqua sarebbe potabile. E di conseguenza le ordinanze dei primi cittadini da ritirare al più presto. Ma è stata ribadita anche la necessità di convocare al più presto un tavolo per fare chiarezza sulla questione.

La vicenda è stata affrontata con una lunga serie di tecnicismi e citando diverse e complicate normative: limiti variabili, tabelle diverse, la funzione del potabilizzatore di Conza e via dicendo. Ma quello che resta – al di là di norme e schede – è quella presenza di mercurio decisamente anomala.

La questione dei limiti tabellari è sempre molto delicata. Quei limiti oltretutto variano da Paese a Paese, dicono solo – e in modo non sempre definito – fino a che limite il nostro organismo può sopportare la presenza di sostanze tossiche, nell’aria, nell’acqua, nei cibi o nei terreni. Ma che quelle sostanze – in questo caso il mercurio – siano gravemente nocive per la nostra salute, non c’è dubbio.

Capiamo le esigenze e le ragioni dell’Acquedotto Pugliese, ma sarebbe utile sapere da dove arriva quel mercurio, come si possono abbassare i limiti (a livelli decisamente non pericolosi per la salute), piuttosto che disquisire in un “confronto” con l’Arpac su tabelle di riferimento.

La salute dei nostri fiumi è molto più che precaria. L’Ofanto è inquinato in modo molto grave in più punti (e le denunce degli ambientalisti irpini lo testimoniano quasi ogni giorno). Per non parlare del Calore o della Solofrana o del Sabato.

Quindi, se davvero – come sostiene l’Acquedotto Pugliese – le acque dell’Ofanto sono potabili, bene. Meglio così. Ma si vada oltre: quella presenza di mercurio è comunque un allarme serio. E non può essere evitato con tabelle e norme. Anche perché, magari, la prossima rilevazione dell’Arpac potrebbe portare a risultati ancora peggiori.

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