Così i carabinieri setacciano inquinatori del Sarno, partendo dal Solofrana

Tre mesi di controlli, indagini, verifiche a tappeto: il primo bilancio di una imponente operazione per la tutela dell'ambiente



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E’ lotta aperta contro gli inquinatori che operano nelle aree del Bacino idrogeologico del fiume Sarno. Una battaglia che si combatte dall’Irpinia (Solofrana), raggiunge l’Agro Nocerino Sarnese e fino alla foce del corso d’acqua tristemente noto per essere il più inquinato d’Europa.

In prima linea i carabinieri del comando unità forestali, ambientali e agroalimentari. Una indagine complessa, che sta setacciando tutte le aziende che operano nelle zone del Bacino.

L’operazione ha vissuto più fasi

Nella prima, durante il periodo dell’emergenza sanitaria, i carabinieri del Noe di Napoli e Salerno, hanno effettuato il campionamento delle acque (prima e dopo il lockdown), in diversi punti del fiume in collaborazione con i tecnici dell’Arpac di Napoli. Sono stati analizzati i parametri chimico fisici, batteriologici e verificata l’eventuale presenza di fitofarmaci. Obiettivo: risalire alle fonti inquinanti e alle attività produttive sulle quali concentrare le verifiche.

Subito dopo sono entrati in azione i Gruppi di tutela forestale di Napoli, Avellino e Salerno, insieme al Gruppo per la tutela ambientale di Napoli con i dipendenti dei Nucleo operativi ecologici di Napoli e Salerno.

Le due fasi dell’operazione

Questa parte della vasta operazione di controllo si è incentrata su due momenti principali:

Il censimento delle 247 principali attività produttive – divise per tipologia – presenti nei territori attraversati dal Sarno e dagli affluenti, i torrenti Solofrana e Cavaiola.

Il controllo dei principali impianti produttivi potenzialmente impattanti sullo stato delle acque.

Ecco le cause dell’inquinamento

Tutti questi accertamenti hanno consentito di individuare le probabili cause del gravissimo inquinamento:

  • scarichi di reflui industriali (prevalentemente conciari per quanto riguarda il torrente Solofrana e da industrie conserviere per il Sarno) effettuati illegalmente da aziende che approfittano delle avverse condizioni meteo per evacuare i propri reflui industriali;
  • scarichi di acque meteoriche di dilavamento, provenienti dai piazzali esterni delle attività conciarie ed industriali in genere, interessati dallo stoccaggio di rifiuti speciali e/o dal deposito di materiali contaminati;
  • scarico di reflui della rete fognaria, costituiti dal “troppo pieno” a servizio della rete stessa e/o addirittura da interi tronchi di rete fognaria non collettati ad alcun impianto di depurazione.

Tra marzo, aprile e maggio i carabinieri hanno effettuato questi interventi:

  • controlli sullo stato delle acque, con prelievi di nr. 6 campioni in differenti punti del corso d’acqua, ante e post “lock down”;
  • otto sopralluoghi lungo il fiume Sarno ed i suoi affluenti insieme al personale dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale per censire gli scarichi maggiormente impattanti sull’ambiente;
  • controllato 87 attività produttive, sequestrando, mediante apposizione di tappo in cemento, 6 scarichi abusivi;
  • verificato 26 scarichi di altrettanti impianti, sequestrandone 6;
  • denunciato all’Autorità Giudiziaria 48 persone;
  • elevato 15 sanzioni amministrative per un importo pari a circa 40.000 euro.

I dati in questione non rappresentano, peraltro, elementi di valutazione definitiva, in quanto le attività di controllo sono tuttora in corso e continueranno nel prossimo futuro, sia d’iniziativa che su delega delle competenti procure di Avellino, Salerno, Torre Annunziata e Nocera, nonché in attuazione di quelli previsti e pianificati nell’ambito dell’Accordo di collaborazione operativo siglato il 16 ottobre 2019 dal Comando Carabinieri per la Tutela Ambientale con l’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale.

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