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Flat tax: chi ci guadagna e chi ci perde

Flat tax: chi ci guadagna e chi ci perde con la tassa piatta che viene proposta in modi diversi dal centrodestra.

di The Wam

Agosto 2022

Flat tax: chi ci guadagna e chi ci perde con la riforma della tassazione proposta dal centrodestra in compagna elettorale.

Indice

Stiamo andando a verificare i temi principali proposti dai vari partiti in vista del voto, per comprendere bene quali sono i programmi, le intenzioni e le eventuali ricadute sui singoli cittadini.

Su questo argomento potrebbe interessarti un articolo sulla tassazione per le pensioni di invalidità, o la proposta che esclude i 25enni dal pagamento delle imposte, in un altro Focus sono sintetizzate tutte le proposte dei partiti sul fisco. Abbiamo anche analizzato i programmi dei partiti su tasse, lavoro e pensioni.

La campagna elettorale di tutte le forze politiche ha messo al centro le questioni economiche. E non potrebbe essere altrimenti, tra crisi energetica, esplosione dell’inflazione e una situazione geopolitica non lascia intravedere schiarite, le preoccupazioni degli elettori sono indirizzate quasi esclusivamente su questo argomento (subito dopo il lavoro).

Scopri la pagina dedicata al fisco e alle tasse.

Proprio quando si parla di proposte economiche (dalle tasse alle pensioni, dal lavoro ai sostegni per le persone vulnerabili), è opportuno verificare bene, anche perché molte delle idee avanzate in questi giorni, conti alla mano, potrebbero rivelarsi inattuabili.

Per quanto riguarda la Flat tax, un cavallo di battaglia della Lega, vediamo nel dettaglio chi ci guadagna e chi ci perde con la riforma fiscale che di fatto elimina gli scaglioni legati al reddito.

Flat tax: cos’è la tassa piatta

E infatti, Flat Tax significa appunto tassa piatta. La percentuale da pagare non aumenta in modo progressivo insieme al reddito del contribuente.

Per ora già esiste con le Partite Iva che rientrano nel regime forfettario, pagano il 15% se i ricavi non superano i 65mila euro. E scende al 5% nei primi 5 anni di attività.

Flat tax in tre fasi

L’introduzione della Flat tax sarebbe graduale, attivata in tre fasi:

La tassazione sarà sempre del 15%. Forza Italia ha però proposto di non abbassare l’aliquota sotto il 23%.

Nel centrodestra ci sono idee diverse sulla Flat tax. Infatti la proposta di Fratelli d’Italia è distante da quella di Lega e Forza Italia.

Flat tax: quella incrementale di Fratelli d’Italia

Il partito della Meloni propone infatti una Flat tax incrementale, si applica solo sui redditi dichiarati in più rispetto all’anno precedente.

Ovvero se un anno hai dichiarato 40 mila e l’anno successivo 45mila euro, la tassa piatta riguarda solo i 5mila euro di differenza. Sul resto della cifra resta la tassazione attuale.

La Lega ha anche proposto per le partite Iva di alzare a 70mila euro il limite per avere accesso alla tassazione del 15%.

Ma vediamo la fattibilità di queste proposte: in particolare della tassa piatta al 15% (proposta dalla Lega) e quella al 23% che viene invece rilanciata da Forza Italia.

Flat tax: al 23% (Forza Italia)

Partiamo proprio da quest’ultima: la Flat Tax al 23% su tutti i redditi.

Facciamo due conti:

Ovvero, più sale il reddito è maggiore è il risparmio. Per i redditi più alti la tassazione viene di fatto dimezzata.

Flat tax: 23%, quanto ci costa

Ok, si pagano meno tasse, ma cosa comporta tutto questo per il bilancio dello Stato. La Flat tax al 23% costerebbe 30 miliardi l’anno. Non sono pochi.

Si pone però anche un altro problema: verrebbe meno il principio della progressività, che è previsto dalla Costituzione e che quindi impedirebbe l’introduzione di una imposta unica.

E quindi – anche mettendo da parte il dettato costituzionale – per applicare la Flat tax di Forza Italia si riducono le entrate per lo Stato. Questo comporta due possibili conseguenze:

Da queste due opzioni non si scappa, anche perché i regolamenti europei, che abbiamo firmato, ci impongono di non fare deficit sulle materie fiscali.

Flat tax: 15% (Lega)

Ovviamente con una Flat Tax come quella proposta dalla Lega (al 15%), non solo aumentano i vantaggi per i redditi più alti, ma cresce e di molto anche la spesa per lo Stato.

C’è anche un altro aspetto da valutare: la proposta della tassa piatta non prevede deduzioni e detrazioni per le persone fisiche.

Il che significa che la Flat Tax conviene soprattutto a chi non usufruisce delle detrazioni, e quindi:

single, contribuenti senza figli o familiari a carico, che non detraggono spese sanitarie, interessi passivi sui mutui o rimborsi fiscali che sono legati alle ristrutturazioni come ecobonus e superbonus.

Per le stesse ragioni, a parità di reddito sarebbero avvantaggiati i dipendenti rispetto ai forfettari.

Flat tax: chi ci guadagna

C’è uno studio della Uil sugli effetti della Flat Tax al 15% per i redditi fino a 55mila euro. Studio che è stato effettuato al netto delle deduzioni e delle detrazioni, con la perdita anche del bonus di 80 euro che oggi spetta ai redditi fino a 26mila euro. La conclusione è stata questa: la tassa piatta proposta dalla Lega è fortemente penalizzante per i redditi più bassi.

Ci sono anche degli esempi:

un cittadino che ha un reddito di 10.990 euro lordi dovrà pagare 1.819 euro in più di tasse.

L’aumento delle imposte sarebbe comune a tutti i redditi fino a 26.600 euro l’anno.

Le conseguenze positive della Flat Tax inizierebbero per i redditi intorno a 30mila euro (-22%). Chi ha redditi superiori a 50mila euro pagherebbe il 43% in meno di tasse.

Questa è la Flat Tax e questi sono i numeri. A meno che non si introduca un sistema a scaglioni anche per rispettare la nostra Costituzione. Ma a quel punto non sarebbe più una tassa piatta.

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