Fondo patrimoniale blindato contro i creditori: la sentenza

Fondo patrimoniale blindato contro i creditori: una recente sentenza della cassazione rafforza lo scudo contro l'aggressione dei creditori. La pronuncia dell'Alta Corte ribalta precedenti sentenze e respinge una richiesti di ipoteca dei beni avanzata dall'Agenzia delle Entrate. Vediamo come funziona e cosa ha messo in chiaro la nuova ordinanza dei giudici.

4' di lettura

Una recente sentenza della Cassazione ha ribadito che il Fondo Patrimoniale è blindato rispetto a una richiesta di ipoteca avanzata dall’Agenzia delle Entrate per i tributi non pagati.

Una pronuncia, quella dell’Alta Corte, che ribalta altre decisioni che andavano invece nella direzione opposta, e avevano di fatto indebolito la “protezione” che avrebbe dovuto essere garantita ai beni di famiglia dallo scudo del Fondo Patrimoniale.

Cos’è il Fondo Patrimoniale

Prima di continuare ed entrare nel dettaglio vi ricordiamo cos’è il Fondo Patrimoniale e perché potrebbe essere uno strumento utile per rendere meno aggredibili dai creditori i beni del vostro nucleo familiare.

E dunque, in estrema sintesi: il Fondo Patrimoniale è uno strumento con il quale i coniugi, e anche i componenti di una unione civile, vincolano determinati beni destinandoli ai bisogni della famiglia.

I beni “vincolati” dal Fondo patrimoniale possono essere mobili, immobili o anche titoli di credito.

I beni di questo fondo sono in comproprietà di entrambi i coniugi e i frutti devono essere destinati ai bisogni della famiglia.

I vantaggi del Fondo Patrimoniale

Ora che succede con il Fondo Patrimoniale ossia, quali sono i vantaggi pratici?

Separare il Fondo Patrimoniale da quello personale dei coniugi crea una limitazione della responsabilità rispetto a quei beni: possono infatti essere aggrediti solo per debiti che sono stati contratti nell’interesse della famiglia.

In pratica il debitore può sottrarsi all’esecuzione di un creditore dimostrando che quel debito è stato contratto per scopi estranei ai bisogni della famiglia.

Un terreno scivoloso, dunque. O meglio molto ambiguo.

Che ha fornito lo spazio per una serie di pronunce della Cassazione che sono andate in direzioni diverse.

Debiti “esterni” ai bisogni della famiglia

In particolare su un punto: un debito contratto da uno dei coniugi nel corso della sua attività professionale, che non consentirebbe quindi una eventuale aggressione del Fondo Patrimoniale, perché non dovrebbe comunque rientrare nell’interesse della famiglia?

Ci spieghiamo meglio: i due coniugi lavorano, uno ha una sua attività commerciale, si indebita per dei problemi di gestione, i creditori non possono agire sui beni protetti dal fondo.

La domanda è: ma quell’attività commerciale non era comunque stata avviata per contribuire a soddisfare i bisogni della famiglia?

A questa domanda hanno risposto i giudici con una sentenza che è stata depositata ieri. Quella sentenza che rafforza il Fondo Patrimoniale.

La nuova sentenza della Cassazione

Ebbene, se alcune sentenze della Cassazione avevano di fatto indebolito lo scudo offerto dal Fondo Patrimoniale, una recente pronuncia, ribalta ancora la situazione, e rafforza di nuovo l’idea di un Fondo Patrimoniale blindato: è stata infatti negata all’Agenzia delle Entrate la possibilità di ipotecare un bene che era sotto la tutela del Fondo.

L’ordinanza 15741/2021 dell’Alta Corte ha consolidato un concetto: nei debiti contratti da un coniuge per soddisfare i bisogni della famiglia non rientrano i debiti assunti per incrementare la ricchezza familiare, ma solo quelli, riferiti all’attività di un coniuge, «se da quella attività la famiglia trae i mezzi di mantenimento».

Come dire se uno dei coniugi è un impiegato e con quel lavoro soddisfa i bisogni della famiglia e l’altro coniuge avvia una attività commerciale per aumentare la ricchezza familiare, i debiti contratti nella seconda attività non possono consentire ai creditori di aggredire il Fondo Patrimoniale.

Riconosciuto un nuovo modello di famiglia

Un dietrofront rispetto all’orientamento precedente quando per i giudici avrebbe dovuto rientrare nel «bisogno familiare» anche il debito contratto per «l’arricchimento indiretto del nucleo familiare».

Con la nuova sentenza invece l’Alta Corte prende atto che nel corso degli anni il modello familiare si è evoluto, e quindi ha bilanciato gli interessi della famiglia con quelli del singolo coniuge.

In pratica, ha valorizzato la libertà individuale e l’autonomia dei coniugi. Anche se resta ferma il dovere reciproco di contribuire al mantenimento della famiglia e dei figli.

E quindi, se è vero che ogni ricchezza individuale può potenzialmente portare un vantaggio al nucleo familiare, è altrettanto vero che il debito contratto per i bisogni della famiglia «deve avere una portata più circoscritta». Altrimenti il debitore non potrebbe mai dimostrare che l’obbligazione è stata contratta per scopi che erano estranei alla sua famiglia, e che quindi non potevano essere riscossi aggredendo il Fondo Patrimoniale.

Del resto se i coniugi costituiscono un Fondo Patrimoniale scelgono di separare le risorse destinate a soddisfare le esigenze della famiglia da quelle che sono destinate ad altri scopi.

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