Francesco Roselli, l’archeoartista che colora la nostra storia

5' di lettura

Oggi parliamo del calitrano Francesco Roselli. Un artista a tutto tondo dall’amore incondizionato per l’arte, la storia e l’archeologia. Tramite la sua attività, Francesco valorizza e rappresenta il territorio irpino. A tal proposito, l’artista quarantunenne ha risposto alle nostre domande.

Innanzitutto presentati. Quanti anni hai, dove abiti e cosa fai nella vita?

“Sono un irpino – inizia – classe 1978, dai forti legami con la Basilicata e nativo di Melfi. Abito a Calitri – in provincia di Avellino -, una terra rurale con ampi spazi naturali. Elementi che hanno fortemente influenzato la mia vita sotto vari aspetti.

La mia fortuna è stata quella di trovare subito lavoro dopo la scuola, permettendomi così di finanziare la passione artistica, storica e letteraria. Ho lavorato quindici anni nell’ufficio tecnico di un’azienda del settore legno lamellare. Oggi sono in quello meccanico, svolgendo come ruolo principale il disegnatore.

Lavorare mi ha permesso di viaggiare e leggere di più, incrementando le mie conoscenze sulla
storia antica e le esperienze di vita.
Parallelamente al lavoro, coltivo molti interessi. Forse troppi. La fotografia, lo sport all’aperto,
la rievocazione storica, l’arte e l’archeologia.

Proprio queste ultime due hanno dato vita al progetto artistico denominato: “L’ArcheoArtista: i colori della storia”. Progetto nel quale immagino i luoghi attuali e reali come potevano apparire in passato.

Alla fine molte delle mie passioni spesso s’intrecciano, poiché la sete di conoscenza mi porta al viaggio, occasione dove non manco di documentare fotograficamente i luoghi
visitati. Capita anche di raggiungere alcune località a piedi. Già, una bella camminata nella natura aiuta tanto. Libera la mente e ti catapulta nel passato, immaginando i luoghi di un tempo lontano.

Così -afferma-, in un colpo solo, il viaggio coinvolge fotografia, arte, trekking e storia. E diventa un arricchimento interiore e culturale”.

Com’è nata la tua passione per l’arte, l’archeologia e la storia? E in che modo questa passione si è evoluta nel tempo?


“La passione per la storia è sbocciata nei primi anni delle scuole elementari grazie al mio
maestro Carlo De Rosa, uno storico di Calitri, al quale devo la scoperta in giovanissima età di questa mia forte attitudine culturale.

L’archeologia, invece, arriva molto più tardi. Qualche anno dopo il diploma di maturità.
Iniziando a lavorare abbastanza presto, ho avuto la possibilità di viaggiare su itinerari archeologici, seppur saltuariamente. Oggi, parto frequentemente a corto raggio per visitare luoghi che permettono di rientrare in giornata. Raramente scelgo mete che richiedono di stare fuori due o tre giorni.

Mentre -continua- l’interesse per l’arte e il disegno artistico nascono negli anni finali dell’Istituto d’arte. Istituto frequentato con successo quando iniziai a vedere qualche buon risultato grafico e gli argomenti di storia dell’arte mi entusiasmavano. Finita la scuola -su suggerimento di un’amica- realizzai i i primi disegni che seguivano le mie sensazioni personali, ispirati soprattutto dalla natura.

Nel tempo l’amore per queste discipline non ha conosciuto mai crisi o interruzioni. Anzi, l’esatto contrario. Questa mia passione si è evoluta sempre più.
In ambito storico-archeologico, invece, le tante letture e viaggi -abbinate alle varie amicizie nate su Facebook con storici e archeologi- hanno fatto lievitare le mie conoscenze in materia.


In campo artistico, la tecnica (matite colorate) è progressivamente migliorata nel corso degli
anni. E, senza che me ne accorgessi, l’ispirazione ha subito sempre più l’influenza della storia. Oggi posso affermare di non saper più creare nulla che non sia legata al mondo antico. Mi definisco infatti un ArcheoArtista. Ho trattato tematiche che riconducono al mondo greco-romano, ai Celti e agli Italici, focalizzandomi sui Sanniti. Di recente, la mia evoluzione artistica ha sperimentato l’acquerello e la creazione di ciondoli in terracotta dipinta ispirati all’antico”, spiega.

Tramite questo tuo grande amore per l’arte e la storia, come cerchi di valorizzare il territorio irpino? E qual è il tuo giudizio sul patrimonio culturale dell’Irpinia?

“Arte e storia -continua- sono due discipline che vanno saldamente a braccetto.
Basti immaginare cosa sarebbe l’archeologia senza l’arte della quale sono composti tantissimi reprti che ci emozionano nei musei.
Nel mio piccolo cerco di valorizzare il territorio irpino attraverso le fotografie che scatto nelle
mie abituali uscite in borghi e montagne. Pubblicandole soprattutto sui social network.


Nell’ambito artistico -dopo esserne stato influenzato dai colori e dalle caratteristiche fisiche- i paesaggi irpini hanno offerto altri interessanti spunti. Difatti, ho iniziato
a rappresentarli in chiave esclusivamente storica.
Le valli dei fiumi Ofanto, Calore e Ufita, oltre ad altre splendide realtà nostrane, le ho
immaginate e disegnate come potevano apparire in tempi antichi, mantenendo -dove fosse possibile- la veridicità storica.

Ogni disegno, inoltre, possiede una scheda descrittiva che racconta la storia dei luoghi e
dell’opera stessa. In modo tale da poter informare l’osservatore in occasione delle mostre, con o senza la mia presenza.
Valorizzare significa anche mettere a disposizione le proprie conoscenze a chi visita l’Irpinia, nello specifico il mio paese e le aree limitrofe.


Il patrimonio culturale irpino, sebbene sia piuttosto ricco, non è paragonabile ad altre realtà
vicine e richiede molto più impegno promozionale per convincere il viaggiatore a venire nella nostra terra. Il tipo di storia e l’orografia del territorio sono molto diverse. Aggiungiamoci poi i frequenti terremoti e le tante battaglie che sono state combattute lungo le nostre strategiche vali che hanno comportato cambi di regime e distruzioni. Ed ecco che appare un quadro di grande stratificazione storica.

Il quadro triste, però, è la gestione di questo patrimonio. Tanti sono i luoghi chiusi,
abbandonati
o aperti con orari difficili o legate alla chiamata. Fortunatamente ci sono tanti
luoghi aperti con regolarità, alcuni grazie al volontariato mosso dal cuore e dalla passione per
la propria terra. In altri casi, monumenti che offrono un lavoro ai residenti con aperture ordinarie legate a contratti.

Abbiamo tante bellezze naturalistiche e storiche -conclude Roselli- che meritano di essere visitate. Tuttavia, come detto in precedenza, serve tanto impegno promozionale per fare in modo che il
viaggiatore/visitatore scelga l’irpinia piuttosto che le terre costiere o pianeggianti della Puglia o
della Campania”.

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