Franco Genzale: solo voi lettori potete salvarci

Franco Genzale
7' di lettura

«I lettori sono la tutela più efficace per la libertà di stampa, ma devono essere disposti a pagare l’informazione di qualità. Anche sul web». Per Franco Genzale, una vita a “Il Mattino”, anche come responsabile delle redazioni di Salerno e Avellino, non ci sono dubbi: «Senza il sostegno degli utenti, nel giro di un anno potrebbero sparire molte realtà locali, pure di ottima qualità. Ne perderebbero tutti, ne perderebbe anche la democrazia. E lo dico senza retorica».

Franco Genzale
Franco Genzale

Franco Genzale appartiene a quella generazione di giornalisti che ha avuto l’onere, ma forse anche la fortuna, di vivere due rivoluzioni epocali nel mondo dell’informazione. E di rimettere in discussione tanti aspetti del mestiere.

«Sì – risponde -. Prima della rivoluzione digitale nei giornali c’è stata quella che ha segnato il passaggio dalla stampa a caldo a quella a freddo. In pratica, quando dalle redazioni sono sparite le macchine da scrivere e sono comparsi i computer».

Macchina da scrivere

Le due rivoluzioni che hanno cambiato la stampa

Come venne vissuta?

«All’inizio male, ma era ineluttabile, proprio come quella innescata soprattutto nell’ultimo decennio dal web e dalla connessione continua».

Perché male?

«Beh, all’epoca non tutti sono riusciti ad affrontare questo passaggio. C’è chi non lo ha mai fatto. Ricordo Nacchettino Aurigemma, uno dei più grandi giornalisti campani, che non ha mai rinunciato alla macchina da scrivere. Lì ha continuato a digitare i suoi pezzi, poi qualcuno li ricopiava al computer».

All’epoca la trasformazione è stata graduale?

«No, anzi. Ci siamo dovuti abituare subito e abbiamo anche compreso che il nostro lavoro era diventato più veloce, più comodo e si erano anche abbattuti molti costi. Non c’erano più i fogli di carta, non c’erano più correzioni, non c’era più l’ansia dell’attacco».

Peppino Pisano
Peppino Pisano

Quando c’era l’ansia dell’attacco

Cos’era l’ansia dell’attacco?

«In redazione un rumore tipico era quello del foglio strappato dalla macchina da scrivere perché l’attacco del pezzo non era ritenuto convincente. Anche Peppino Pisano, forse il più grande giornalista irpino e non solo, uno capace di scrivere 90 righe in mezzora e di rendere culturalmente di spessore anche la cronaca di una partita di calcio, ebbene anche lui aveva difficoltà a iniziare il pezzo. Con i computer tutto questo non è più accaduto». (Se trovi questo articolo interessante, condividilo con i tasti social. A te costa un attimo, ma ci aiuterebbe a crescere molto. Segui la pagina facebook di The Wam)

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Come ti sei invece adeguato alla rivoluzione digitale?

«Male. Scrivo su un sito, ho un blog personale. Ma sono un pessimo navigatore. Non mi muovo con disinvoltura e il blog è possibile solo grazie al contributo di mia nipote. Non mi piacciono i commenti, e non perché sia contrario, è che sono un po’ pigro, anche per rispondere, e a dire la verità sono geloso delle mie cose, dei miei spazi. Quello che davvero m’infastidisce del web è la piega che hanno preso i social: circola davvero tanto odio». (Franco si sarà anche adattato male al web, come dice, eppure sul suo blog scrive contenuti davvero interessanti. Dai un’occhiata tu stesso).

Il tuo stile di scrittura sembra perfetto per il web. Lo hai adattato o pensi sia sempre stato così?

«Scrivevo così anche sul cartaceo. Mi riesce facile il periodare lungo, ma spesso preferisco l’italiano incisivo e quindi i periodi brevi. Sul web ho un altro ineguagliabile vantaggio: mi piace scrivere pezzi lunghi, sul cartaceo ero inevitabilmente ingabbiato in spazi precisi, ora invece assaporo il gusto di non avere limiti. Però, devo dirlo, compro ogni giorno la mia mazzetta di sei quotidiani, me li “spappolo” tutti. Non riuscirei a rinunciare alla gestualità della lettura di un giornale».

Giornali cartacei: parla Franco Genzale

I giornali cartacei sono già il passato

Il cartaceo ha ancora un futuro?

«No, penso di no. Il quotidiano tradizionale costa troppo, oltre ai giornalisti, c’è anche la stampa e la distribuzione. Costi che sia la vendita, sia il mercato pubblicitario non coprono più. La fine dei cartacei è ineluttabile, come quella delle macchine da scrivere. Resterà solo l’idea romantica del giornale».

Perché ne sei così convinto?

«Basta guardarsi intorno. Penso a mio fratello, è un professore di latino e greco in pensione. Immagini qualcuno legato a vecchie consuetudini. E invece da sei anni non compra un giornale, si informa solo sul web. Mio figlio di anni ne ha 41, ha sempre letto news sulla rete. C’è anche un altro aspetto non secondario soprattutto per le persone adulte. Sui giornali si scrive utilizzando il corpo otto o nove, anche per ragioni di spazio. Leggere non è così agevole. Sul web questo non accade. Ma non solo, il quotidiano bisogna andare a comprarlo in edicola e non ti informa in tempo reale. Insomma, oltre alla nostalgia per tutto quello che non c’è più, resta ben poco. Il cartaceo si appresta a diventare il passato».

Franco Genzale

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I lettori devono pagare l’informazione, anche sul web

Il problema numero uno dell’informazione sul web è la monetizzazione…

«I lettori devono capire che dietro i giornali on line, quelli ben fatti e con un aggiornamento continuo, c’è un lavoro che neppure immaginano. Ed è un lavoro che va pagato, non può essere gratis. La conseguenza altrimenti è inevitabile: nel giro di qualche anno chiuderanno tanti organi d’informazione, anche quelli di qualità e che svolgono un compito importante. Resteranno i siti web che fanno capo a editori economicamente forti e quelli, al contrario, realizzati alla bell’e meglio, quasi in ambito familiare. Non deve accadere. I lettori devono essere pronti a sostenere i siti e i giornali che lo meritano, dare un contributo a salvare la libertà di stampa e, senza retorica, la democrazia. Aiutare in questo modo l’informazione significa anche farne crescere la qualità. Ma non solo: un organo di informazione che si regge solo sul contributo dei lettori è davvero libero. Non deve sottostare a censure o ricatti. E’ un bene prezioso per la comunità».

Fake news: parla Franco Genzale

I mestatori di odio sul web minano la nostra credibilità

C’è però chi si informa solo sui social…

«Questo è uno dei paradossi di questi anni. Un tipo qualsiasi pubblica stronzate su Facebook, fake news, notizie incontrollate e oltre a generare disinformazione non rischia nulla. Inquina completamente il dibattito pubblico, predica non il populismo, che è una cosa seria, ma un cancro come il qualunquismo. Magari calunnia delle persone, e nonostante tutto viene quasi tutelato. Un organo di informazione che rispetta leggi e deontologia, che scrive con professionalità e controllo delle fonti, può incorrere invece e giustamente in condanne e risarcimenti se non dice il vero. L’impunità che circonda i seminatori d’odio e bugie pregiudica anche la nostra credibilità. E non mi sembra che l’Ordine dei giornalisti e la Federazione nazionale della stampa facciano molto per tutelare gli organi di informazione veri».

Con il digitale è cambiato anche il mestiere del giornalista. Ora oltre a scrivere, e scrivere velocemente, bisogna anche saper fare foto, video, montare, muoversi sul sito, sui social…

«Sì, è diventato un lavoro più complesso. Ma la trasformazione è iniziata già con l’arrivo dei computer, quando in pratica siamo diventati anche dei grafici. Oggi bisogna saper fare ancora più cose. Vengono richieste competenze importanti, in cambio di retribuzioni sempre più basse. La verità è che siamo all’apice della rivoluzione digitale. Un mondo è finito e un altro sta nascendo. Magari tra qualche anno si saranno trovati i gli equilibri giusti».

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