Furbetti del cartellino Asl di Avellino: li abbiamo incastrati così

Furbetti del cartellino Asl di Avellino: li abbiamo incastrati così
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Udienza sui furbetti del cartellino dell’Asl di Avellino, questa mattina è stato ascoltato l’assistente capo, Giovanni Fallarino. Il testimone ha fornito alcuni dettagli su come la Squadra Mobile del capoluogo irpino, nel 2015, sia arrivata all’identificazione dei 33 imputati, fra medici, dirigenti, infermieri, impiegati amministrativi e operatori tecnici e ausiliari dell’azienda sanitaria locale di Avellino, accusati a vario titolo di falsa attestazione di servizio e truffa aggravata.

Furbetti Asl Avellino: le accuse degli inquirenti

Nell’atto d’accusa firmato dal sostituto procuratore, Fabio Massimo Del Mauro, è ricostruito un mese in cui ci sarebbero state delle anomalie nella timbratura di cartellini, con una sottrazione media di 20-25 ore. L’indagine poi si era fermata perché le telecamere erano state scoperte.

Fra gli imputati anche l’ex assessore alle attività produttive del Comune di Avellino, Arturo Iannaccone.

Furbetti Asl Avellino: scintille in aula sulle immagini

Questa mattina l’udienza – durata oltre cinque ore – è stata in larga parte dedicata ai controesami degli avvocati difensori. Per chi non è della materia, si tratta di quella parte del processo in cui gli avvocati pongono domande al testimone dell’accusa e cercano di provarne l’inattendibilità.

Visto che – proprio sulle immagini raccolte dalla Mobile si basa l’intera inchiesta – non sono mancati momenti di forte concitazione. Col giudice Pier Paolo Calabrese che, confermando il suo tradizionale aplomb, è riuscito a mantenere la calma, nonostante molti avvocati abbiano in sostanza interrogato il testimone sulle stesse questioni.

A partire dalle modalità di identificazione degli imputati. Come la polizia è riuscita a capire che erano proprio loro i presunti furbetti del cartellino?

Asl di Avellino
Asl di Avellino

Le dichiarazioni dell’assistente capo sui “furbetti Asl”

Il testimone ha spiegato genesi ed evoluzione dell’indagine rispetto alle sue competenze. Dichiarazioni che dovranno poi essere ampliate da un collega il prossimo 17 aprile, quando è stata fissata la prossima udienza.

“Dal 16 febbraio del 2015 ci sono stati accertamenti preliminari che ci hanno fatto insospettire, relativi a entrate e uscite del personale dell’Asl”, ha spiegato l’assistente capo nella sua deposizione.

Dopo undici giorni è iniziata la raccolta delle immagini, con l’istallazione delle telecamere nascoste. E’ stato analizzato il report di entrata ed uscita di tutte le “timbrate di cartellino” da parte dei dipendenti dell’Asl. E si sono confrontate le presenze a lavoro degli imputati.

“Le uscite autorizzate per attività esterne all’Asl – ha spiegato il testimone – avevano il codice 11”. Chi non ce l’aveva è finito oggetto di accertamenti da parte degli investigatori.

L’attività di riconoscimento è poi avvenuta attraverso l’ausilio di alcuni dirigenti dell’Asl di Avellino.

Il testimone ha infatti chiarito di non aver riconosciuto preliminarmente gli imputati. Per preliminarmente, intendeva prima che l’attività di raccolta dei filmati entrasse nel vivo.

Furbetti Asl Avellino: i dettagli dell’indagine

Le due dichiarazioni hanno già ampliato quanto dichiarato, nelle scorse udienze, dall’ex capo della Mobile di Avellino, Marcello Castello, e dall’ispettore superiore, Giuseppe Belfiore.

I due investigatori avevano spiegato come le riprese video – raccolte dalla polizia – vanno dal 27 febbraio al 28 marzo 2015. Quattro le telecamere attive che riprendevano, oltre che entrate e uscite, anche la macchina badgiatrice. Gli assistenti capi visionavano in diretta le immagini che venivano registrate e segnavano le eventuali irregolarità.

I difensori: “Come avete riconosciuto i furbetti Asl?”

Il riconoscimento dei frame – ha chiarito in aula questa mattina il testimone – avveniva poi attraverso le movenze e l’abbigliamento degli imputati.

E proprio sulla questione, come presumibile, si sono incentrati gli interventi degli avvocati difensori.

L’avvocato Giovanna Perna ha preso in considerazione un’immagine in cui si vede una figura col cappuccio che sarebbe riconducibile alla sua assistita. Ma sull’aspetto del riconoscimento – rispetto al singolo episodio – ci sono diversi dubbi.

Il legale – Gaetano Aufiero – ha invece focalizzato parte del suo intervento sull’utilizzabilità di alcune prove, a partire dalle immagini e dalle modalità con cui sono state autorizzate e raccolte. Sugli orari contestati al suo imputato, si è focalizzato anche il penalista, Raffaele Bizzarro, che ha ottenuto l’accoglimento da parte del giudice di una scheda lavorativa individuale relativa al suo assistito.

Interventi simili hanno riguardato anche gli altri avvocati della difesa affidata, fra gli altri, ai legali Nello Pizza, Alberico Villani, Michele Fratello, Benedetto Vittorio De Maio, Elisabetta Acone, Stefano Vozella ed Italo Benigni.

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