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Rdc, che ci sarà dopo? Parla la ministra. Cosa non convince

Conto alla rovescia per l’Rdc. Nel 2024 ritorna il Reddito di inclusione, ma con nuovi importi e requisiti. La ministra del Lavoro Calderone spiega cosa ci sarà dopo il Reddito di cittadinanza.

di Valerio Pisaniello

Gennaio 2023

Cosa ci sarà dopo il Reddito di cittadinanza? Il futuro del sussidio è ancora tutto da scrivere: ne parleremo in questo articolo (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sul Reddito di Cittadinanza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Già nelle prossime settimane cominceranno i confronti tra la maggioranza per valutare come sostituire la misura da gennaio 2024, considerato che la legge di Bilancio ha disposto la sua eliminazione. Analizziamo cosa ci sarà dopo il Reddito di cittadinanza.

Indice

Cosa ci sarà dopo il Reddito di cittadinanza: un nuovo decreto

Si vocifera che ci sarà un nuovo decreto sul Reddito di cittadinanza, con il quale ad esempio verranno chiariti numerosi punti.

Al centro, la vicenda della “congruità”, cioè accettare offerte di lavoro in linea con le proprie competenze e il proprio percorso lavorativo pregresso. 

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Chi continuerà a percepire il Reddito di cittadinanza?

Il Reddito di cittadinanza non sarà abolito del tutto: continuerà a essere previsto per le categorie di persone in condizione di povertà e che non possono lavorare, mentre chi è giudicato “occupabile”, ossia in grado di poter avere un lavoro, continuerà a riceverlo solo per un periodo limitato di tempo. 

Cosa ci sarà dopo il Reddito di cittadinanza: la conferenza stampa della ministra Calderone 

A svelare i piani presenti e futuri sul Reddito di cittadinanza ci ha pensato la ministra del Lavoro, Marina Calderone, che in un’intervista rilasciata a La Stampa ha spiegato cosa può cambiare e le ragioni per cui il governo Meloni ha preso alcune, contestate, decisioni.

La ministra ha anche confermato l’imminente riforma del Reddito di cittadinanza, che cambierà anche nome, facendo chiarezza su quali sono le caratteristiche che la nuova misura, che entrerà in vigore da gennaio 2024, dovrà avere.

Cosa ci sarà dopo il Reddito di cittadinanza: «Troppe polemiche»

Secondo la ministra del Lavoro, le novità apportate al Rdc dalla legge di bilancio 2023 sono state accolte da troppe polemiche, tanto da aver fatto «perdere di vista la realtà normativa».

La Calderone, infatti, ritiene che invece di porre l’attenzione sulla riduzione da 12 a 7 mesi del Reddito di cittadinanza percepibile nel 2023, sarebbe opportuno sottolineare che ci sono state famiglie che invece ne continueranno a godere per l’intero periodo, ossia quei nuclei in cui sono presenti persone over 60, disabili o figli minorenni.

Cosa ci sarà dopo il Reddito di cittadinanza: tramonta la “congruità”

La ministra Calderone ci tiene anche a smentire le notizie circolate sulla cancellazione della congruità dell’offerta di lavoro.

L’unica modifica apportata, infatti, è la soppressione dell’aggettivo “congruo” – cioè offerte di lavoro proposte in base alle proprie competenze e al proprio curriculum lavorativo pregresso -, ma resta il rimando alle condizioni di legge.

Come spiegato dalla ministra, quindi, le offerte di lavoro dovranno continuare a rispettare i limiti territoriali ed economici, mentre l’intenzione è di togliere quella parte con cui viene stabilito che l’impiego proposto deve essere attinente a competenze e titoli del candidato.

Fino a oggi, ad esempio, a una persona laureata non può essere chiesto di lavorare come cameriere, mentre in futuro non sarà più così.

Cosa ci sarà dopo il Reddito di cittadinanza: si ritorna al Rei

In ogni caso, assicura Calderone, «chi si trova in una situazione di difficoltà continuerà ad essere tutelato».

A tal proposito, per chi non è nella condizione di poter lavorare, nel 2024 dovrebbe esserci il ritorno al Reddito di inclusione (Rei), ma con importi più alti e requisiti meno stringenti.

Ricordiamo che prima della sua abolizione, per far spazio proprio al Reddito di cittadinanza, il Rei riconosceva un importo con le seguenti modalità: 

Tanto gli importi, quanto i requisiti, dovrebbero essere rivisti, così da riconoscere più soldi a un maggior numero di famiglie.

Indipendentemente dalle modifiche, però, una cosa sembra essere certa: nel 2024 ci sarà il ritorno al Reddito di inclusione, o comunque a una misura che si chiamerà diversamente ma che sarà molto simile per quanto riguarda il funzionamento.

Di seguito proponiamo un approfondimento pubblicato su The Wam sulle differenze tra Rdc e Rei.

Cosa ci sarà dopo il Reddito di cittadinanza: riforma delle politiche attive 

Cosa ci sarà dopo il Reddito di cittadinanza? Sempre Calderone è convinta che «la povertà si contrasta con il lavoro non con i sussidi a vita», principio più volte rimarcato dalla stessa presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

A tal proposito, servirà rivedere l’attuale sistema delle politiche attive, così da supportare coloro che sono nella condizione di poter lavorare ma al momento sono privi di un impiego.

Questi, come anticipato, saranno esclusi dalla possibilità di beneficiare del Reddito di inclusione, in quanto l’obiettivo è di aiutarli a trovare un nuovo lavoro il prima possibile.

Per questo motivo dovrà essere realizzato «un sistema che preveda nuovi strumenti di incrocio tra domanda e offerta di lavoro, con il coinvolgimento di tutti gli attori pubblici e privati del mercato del lavoro».

E ancora, dovranno essere rivisti i corsi di formazione, i quali dovranno essere «ridisegnati i percorsi di formazione e riqualificazione affinché risultino realmente in linea con le abilità professionali oggi necessari alle aziende».

Cosa ci sarà dopo il Reddito di cittadinanza?
Cosa ci sarà dopo il Reddito di cittadinanza? Nella foto alcune persone in strada.

Cosa ci sarà dopo il Reddito di cittadinanza: non solo Rdc

La riforma delle pensioni e quella del Reddito di cittadinanza, tutte le regole del lavoro da semplificare, e ancora un nuovo sistema di politiche attive del lavoro da mettere in piedi, la questione della sicurezza e delle troppe morti sul lavoro, il lavoro autonomo e la questione salariale.

La ministra del Lavoro – sempre attraverso le colonne de La Stampa – detta l’agenda delle scadenze del suo dicastero, che nel corso del 2023 sarà chiamato ad un superlavoro, con due tavoli già convocati per il 12 (sicurezza lavoro) ed il 19 gennaio (previdenza), e dopo lo scontro sulla legge di bilancio manda un messaggio distensivo a Cgil e Uil che hanno scioperato: «Avanti col dialogo, il confronto aperto e sincero porterà a risultati importanti».

E’ soddisfatta delle misure inserite nella legge di Bilancio: «Abbiamo fatto il possibile nella consapevolezza che tanto ancora c’è da fare, ma due terzi dell’impegno è stato destinato al ristoro degli aumenti energetici. Ora siamo già al lavoro per dare risposte».

Forse su Opzione Donna si poteva fare meglio: «Si è operato con disponibilità ristrette, anche se è importante ricordare che per chi ha maturato i requisiti entro il 2021 Opzione Donna conserva l’impianto originario. Il 2023 partirà con l’impegno di lavorare anche su questo fronte».

Secondo Calderone «è necessario rendere più organica tutta la disciplina per dare certezze ai lavoratori che hanno il diritto di sapere in modo chiaro quali sono i requisiti per andare in pensione e a quali condizioni, eventualmente, possono anticipare il pensionamento».

«Oltre al primo pilastro pensionistico, è necessario intervenire per rendere più agevole il coordinamento con il secondo pilastro, con la previdenza complementare, su cui è importante investire anche in termini di semplificazione normativa e procedurale», ha concluso la Ministra.

Fonti e materiale di approfondimento

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