Galeone: il profeta del 4-3-3 e la Maga Label

Compie gli anni Giovanni Galeone, il profeta del 4-3-3. In carriera ha ottenuto quattro promozioni in Serie A sulle panchine di Pescara, Udinese e Perugia, praticando un gioco spettacolare basato sulla zona totale. Galeone divenne, suo malgrado, famoso anche per la squalifica rimediata in seguito a una telefonata con la Maga Label...

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Tra gli allenatori che più hanno scompaginato il modo di fare calcio in Italia c’è lui, Giovanni Galeone. Il Profeta, l’ideatore della zona totale che trova ampio esempio nello spettacolare 5-4 contro il Milan, alla seconda giornata della Serie A 1992-1993: il Milan, che l’anno prima aveva vinto il campionato da imbattuto e che avrebbe portato fino a 58 risultati utili di fila la sua striscia di imbattibilità, al 24’ del primo tempo è sotto 4-1 contro il piccolo, ma indomito Pescara neo-promosso in massima serie. La partita finirà 5-4 per i rossoneri, ma il primo tempo passerà alla storia come uno dei più belli di oltre cent’anni di Serie A.

I primi anni di carriera

Giovanni Galeone è nato a Napoli, il 25 gennaio del 1941. Dopo una discreta carriera da calciatore con le maglie di Monza, Arezzo, Avellino e soprattutto Udinese (153 presenze e 16 gol) e qualche apparizione con la Nazionale Juniores in squadra con i vari Albertosi, Rosato e Facchetti, il centrocampista Galeone decide di appendere le scarpette al chiodo e di intraprendere la carriera di allenatore, chiamato sulla panchina dell’Udinese in coppia con Luigi Comuzzi, poi sostituiti dall’italo-argentino Humberto Rosa.

La prima vera esperienza da tecnico fu al Pordenone, seguirono poi altri incarichi poco soddisfacenti alla Cremonese, alla Sangiovannese, prima del ritorno all’Udinese, per occuparsi delle formazioni giovanili e due anni alla Spal, in Serie C1. La svolta arriva nella stagione 1986-1987, quando diventa Galeone allenatore del Pescara appena ripescato in Serie B. Quella squadra si sarebbe dovuta semplicemente salvare, invece conquistò subito un’incredibile promozione in Serie A chiudendo il campionato al primo posto. Ovviamente Galeone rimane seduto al suo posto e all’esordio nel massimo campionato si toglie pure il lusso di battere l’Inter a San Siro (0-2). Non pago, batterà pure la Juventus con il medesimo risultato stavolta all’Adriatico. 

I protagonisti del suo 4-3-3

Il suo 4-3-3 fa faville, secondo Galeone è il modulo perfetto per coprire il campo esaltando le qualità dei singoli. Una filosofia di gioco votata all’attacco e allo spettacolo, ispirata – come riferì il tecnico – alle squadre allenate da Nils Liedholm. In quella squadra c’è Junior, che vive una seconda giovinezza dopo gli anni al Torino, in difesa c’è Bergodi che passerà poi alla Lazio; lo slavo Sliskovic a centrocampo, con un’ala destra devastante come Rocco Pagano, che divenne il principale incubo di Paolo Maldini, il quale in un’intervista televisiva affermò di non essere mai marcato un calciatore così imprevedibile come il folletto di San Nicandro Garganico.

In rosa c’era pure Gian Piero Gasperini, che giocava in mediana e intanto cominciava a carpire qualche segreto dal suo maestro da mettere in pratica da allenatore. Il Pescara chiuse la stagione al 14esimo posto e fu quella l’unica gioia in massima serie del club abruzzese, tornato in Serie B nel 1989. Dopo un anno di transizione al Como, Galeone tornò sulla panchina biancoceleste nell’estate del 1990, ottenendo subito una salvezza in cadetteria e una promozione, la seconda in carriera, in Serie A, che visse per 24 gare, prima di essere esonerato con la squadra ormai diretta verso la retrocessione, non senza avere impressionato il Milan di Capello in quel famoso 5-4 e aver espugnato il campo della Roma alla prima giornata. Il fulcro del centrocampo era Massimiliano Allegri, un altro che si sarebbe ispirato al 4-3-3 di Galeone una volta diventato allenatore.

Al centro Giovanni Galeone, alla sta destra il grande Junior e alla sua sinistra Milton Queiroz, ai tempi del Pescara

L’inchiesta giudiziaria

Assieme all’esonero per Galeone arrivò un’inchiesta giudiziaria per una telefonata intercorsa con una sensitiva, Maga Label, dalla quale nacque l’indagine sulla partita Taranto-Pescara della stagione 1991-1992. Con gli abruzzesi già promossi in Serie A e il Taranto alla ricerca di punti salvezza, nel colloquio telefonico la maga informò Galeone di un intervento per alterare il risultato dell’incontro, confermato dall’allenatore, che rivelò come alcuni suoi calciatori gli avessero riportato l’invito di un dirigente a non impegnarsi troppo durante la partita col Taranto. L’inchiesta portò alla squalifica di Galeone per omessa denuncia (8 mesi) e del direttore generale Pierpaolo Marino (3 anni) oltre a penalizzazioni in classifica per le due squadre.

Scontata la squalifica, Galeone tornò in panchina e riportò l’Udinese in Serie A nel 1994 bissando il risultato l’anno dopo a Perugia, trascinando i grifoni alla promozione, lasciandoli a metà classifica quando per divergenze con il presidente Luciano Gaucci fu costretto all’esonero. Non andò bene al Napoli nel 1997-1998, quando prese il posto di Carlo Mazzone a novembre per poi essere licenziato a febbraio con la squadra azzurra diretta verso la Serie B.

Quindi il ritorno al Pescara, l’esperienza all’Ancona e la salvezza ottenuta alla guida dell’Udinese nella stagione 2005-2006, quando in otto giornate ottenne quattro vittorie e tre pareggi consentendo ai friulani di restare in Serie A per il rotto della cuffia. Sostituito l’anno dopo da Alberto Malesani nonostante l’Udinese fosse a tre punti dal quarto posto, nel 2013 Galeone si ritira dal calcio rifiutando il quarto ritorno a Pescara.

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