Luca e Alba: gay single papà
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Gay single papà di una bimba down: Alba è la mia vita|VIDEO

Luca Trapanese ha adottato una bimba down. La sua storia è la storia di un grande amore paterno

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4' di lettura

The Wam lo ha incontrato proprio il giorno dell’Epifania. Luca Trapanese, 40 anni, napoletano, è diventato – suo malgrado – l’emblema della paternità. Eppure è un papà single, gay e cattolico praticante. La sua Alba, la piccola rifiutata da sette genitori, ci ha raccontato e ricordato con feroce dolcezza il significato profondo di essere padre. La bimba ha la sindrome di down e la sua adozione è diventata un libro, Nata per te. Storia di Alba raccontata tra noi. E’ stato scritto da Luca Trapanese e Luca Mercadante, un confronto tra due padri molto diversi.

Luca Trapanese ci racconta la sua vita con la piccola Alba (Director: Luigi Borriello)

Luca Trapanese ha una grande esperienza con i disabili. Ha fondato a Napoli l’associazione A ruota libera, che si occupa di ragazzi down. Poi La casa di Matteo, che opera con bambini colpiti da gravi malattie. A Marzano Appio ha dato vita al “Borgo Sociale”, che – in una fattoria – si occupa dell’inserimento dei disabili nel mondo del lavoro. Abbiamo incontrato il 40enne napoletano alla Casina del Principe, ad Avellino, in un evento organizzato dall’associazione Apple Pie – L’amore merita Lgbt+ con la partecipazione delle associazioni Avionica, Pro Loco Avellino, Info Irpinia , Arcigay Napoli, Arcigay Avellino, Soma.

Vi spiego la scelta di un figlio disabile

La tua è una storia forte e insolita e già solo per questo meritava di essere raccontata. Ma qual è stata l’esigenza che ti ha spinto a scrivere un libro sull’adozione di Alba.

«L’incontro con Alba mi ha suscitato il desiderio, la voglia di raccontare, esprimere idee sulla paternità. Anche spiegare la scelta, consapevole, di avere un figlio disabile. Il tentativo di far capire a tutti che un figlio disabile non è una vergogna, ma gratifica la nostra paternità. E’ anche un libro sulla famiglia e lo scontro confronto con una persona molto diversa da me, come Luca Mercadante».

In cosa siete diversi?

«Su molto, forse su tutto. Lui è etero, ateo, favorevole all’aborto e convinto che certi legami possano essere solo di sangue. Io gay single, cattolico, ho scelto di diventare papà e adottare, amare, far crescere con me una bimba disabile. Ma da questo confronto radicale esce fuori in modo netto il concetto profondo di paternità. In questo lui si è dimostrato il vero scrittore che è».

Luca Trapanese

Non ti sembra un paradosso che a una coppia gay è vietato adottare un bambino e poi è invece possibile per un single gay?

«No, non è paradossale. Quando ho presentato la richiesta mi sono presentato come uomo single. Sono stato valutato per la mia qualità genitoriale, la condizione economica e quella familiare. Nessuno mi ha chiesto del mio orientamento sessuale. E un altro motivo che mi ha spinto a scrivere il libro è stato anche questo: raccontare tutto, dire che a un single, gay e cattolico è stata data in adozione una bambina, e dirlo con le mie parole, in una sorta di dibattito scontro con chi è diverso da me, per evitare di far finire una storia di profondo amore paterno in uno scoop su qualche giornale».

Alba mi ha fatto diventare padre, capire che ogni giorno è diverso

La Chiesa non si è espressa sul tuo caso, un papà gay single, mentre parte di questo governo è decisamente contrario alle famiglie arcobaleno…

«Sì, la Chiesa non ha detto nulla sul fatto che fossi un papà gay single. Ma coordino tutti i progetti sociali del Cardinale Sepe, mi stima, e non ha mai fatto domande sulla mio orientamento sessuale. Continuo tranquillamente la mia attività. Sul governo, sì, su certe questioni sono assenti, molto lontani». (Se trovi questo articolo interessante, condividilo con i tasti social e aiutaci a crescere)

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Cosa ha significato l’ingresso nella tua vita di Alba?

«Beh, mi ha fatto diventare padre. Vivere con lei mi ha insegnato che ogni giorno è diverso».

Ritieni che le istituzioni in genere siano vicine ai genitori dei disabili?

«No, per niente. Sono abbandonati. Devono organizzarsi da soli se vogliono trovare un sostegno. Come stiamo facendo al Borgo Sociale, lì ci occupiamo anche di disabili adulti, del loro inserimento, del loro futuro dopo di noi. Ma lo Stato non c’è. Andiamo avanti solo con le nostre forze».

Una forza che Luca consegnerà alla sua piccola Alba, alla sua scelta d’amore. Ha regalato un esempio per tutti sul significato di essere padre. Oltre che una carezza ai genitori dei ragazzi disabili: forse si sentiranno un po’ meno soli.

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