Genovese: mi dissocio dai reati di mio padre. Resto suo figlio

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“Dissociarmi mio padre, cosa significa? Mi dissocio dai reati che gli sono stati contestati, da quello che avrebbe fatto. Ma resta mio padre…” Così risponde Damiano Genovese, ai rilievi che sono stati mossi per la sua candidatura a sindaco di Avellino, da Nicola Morra, parlamentare del Movimento 5Stelle e presidente della Commissione Antimafia.

“Le responsabilità penali – aveva dichiarato Morra – sono personali, così come le colpe dei padri non possono ricadere sui figli. Ciò premesso mi auguro che Damiano Genovese, figlio del boss Modestino Genovese, condannato al 41 bis, si dissoci nettamente dal padre”.

Nell’invito del deputato c’è un errore. Damiano Genovese non è figlio di Modestino, ma di Amedeo. Ma la sostanza resta la stessa. Ora, per intenderci, Modestino e Amedeo Genovese sono stati ritenuti i promotori e i capi di quella organizzazione criminale conosciuta alle cronache come Clan Partenio. Organizzazione che è stata smantellata con le retate dei primi anni 2000.

Quella nota, un banale copia e incolla

“Ho l’impressione che l’uscita del presidente della Commissione antimafia – commenta Damiano Genovese – sia stata preparata ad Avellino e consegnata a lui. Con un copia e incolla evidente anche dall’errore. Ma non è questo il punto. O meglio, questo aspetto non mi interessa. Mi si chiede di dissociarmi da mio padre. E non capisco cosa significhi. Si dissocia chi appartiene o ha fatto parte di qualcosa. Posso – appunto – dissociarmi da quello che gli è stato attribuito, dai reati per i quali è stato condannato. E questo è pacifico, evidente. Non posso certo dissociarmi da lui come padre. Sono suo figlio e resto suo figlio”.

Quando sono stati commessi quei reati avevo 16 anni

“Vorrei poi ricordare a Morra e chi gli suggerisce certe richieste, che all’epoca dei fatti, e cioè quando si concretizzarono quei reati, avevo sedici anni e andavo a scuola. Il giorno che sono scattati gli arresti, quando hanno imprigionato mio padre, ne avevo diciassette. Di quelle storie, di quelle vicende, so quello che ho letto negli atti giudiziari. Da cosa dovrei dissociarmi?”

Guardatevi intorno, ad Avellino c’è tanta camorra

“Se poi – aggiunge Genovese – mi si chiede: se sarò un sindaco impegnato anche per imporre la legalità in città e contrastare fenomeni camorristici, allora rispondo subito: sarò in prima linea. E ai tanti che provano piacere a rimestare in quelle che sono vicende che appartengo alla mia famiglia, ma che non hanno incidenza su quello che ero, che sono e che sarò, rispondo che farebbero bene ad aprire gli occhi. A guardarsi intorno a vedere, qui, nella nostra città, come e in che modo la malavita organizzata ha preso piede. Parlo da libero cittadino e vedo quello che possono vedere tutti: davvero ritenete che Avellino sia una città libera dalla camorra? Non credo proprio. Lo dice anche l’antimafia, lo dicono i carabinieri, la polizia e la stessa procura di Avellino. Se poi si ritiene più interessante parlare della mia famiglia, non so che farci. Se ho deciso di candidarmi è solo per amore della mia città. Non ho altre ambizioni, non voglio diventare un politico, non ho bisogno della politica per vivere. Ma osservo Avellino, la sua decadenza e non riesco a rimanere in disparte. Se sono sceso in campo è per questo, solo per questo.”

Damiano Genovese si era candidato alle ultime amministrative nelle liste della Lega, risultando di gran lunga il più votato. In questa campagna elettorale ha deciso di correre da solo, per dei contrasti con i livelli regionali del partito di Salvini.

La sua candidatura a sindaco sarà sostenuta da tre liste: Prima Avellino, Noi Avellino e Popolo e Libertà.

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