Ghirelli, il grande asparago della C e la faida con Sibilia

Ghirelli è stato confermato presidente della Lega Pro ma si attendono lavori concreti rispetto a quanto fatto sinora. Intanto è iniziata la faida tra Gravina e Cosimo Sibilia.

8' di lettura

Nulla è cambiato in Lega Pro, o quasi. Francesco Ghirelli è stato rieletto presidente della povera, mal ridotta e bistrattata Serie C. 56 squadre su 59 hanno infatti votato per la rielezione dell’ex presidente della Giunta regionale dell’ Umbria, decretandone il successo: una strada spianata per Ghirelli che praticamente ha corso da solo, con un solo candidato rivale debolissimo: è riuscito, infatti, a strappare appena tre voti (su di lui ci torneremo più avanti). Il presidente rieletto è stato abile a far sentire la voce dei piccoli club, cercando un compromesso con Gravina e il Governo per portare risorse dall’alto verso il basso. Anche se al momento non si vedono fatti concreti.

Al tempo stesso, le elezioni in seno alla Lega Pro ci portano due nuove figure nel ruolo di vicepresidenti, superando i profili apparsi solo nell’organigramma presente sul sito. Parliamo di Cristiana Capotondi e Jacopo Tognon. La prima, che abbiamo apprezzato sui grandi schermi, non si è rivelata all’altezza; il secondo, avvocato padovano civilista e del lavoro, esperto di diritto sportivo, dal 2007 componente del Tribunale Arbitrale dello sport, ovvero il Tas, ha dato il suo contributo nel formulare nuove regole per evitare figuracce come accaduto con i casi di Pro Piacenza, Matera e tante altre.

Adesso sono stati eletti Marcel Vulpis, giornalista, e Luigi Ludovici, dirigente di Sport e Salute (già Coni Servizi S.p.A.), il quale potrebbe far valere la propria esperienza professionale nell’ambito della sostenibilità/ammodernamento degli impianti sportivi. Vulpis invece si occuperà del marketing e della comunicazione, con uno sguardo dedicato al mondo degli esports e delle relative piattaforme.

A sinistra Ludovici, al centro Ghirelli, a destra Vulpis. Ecco la triade della Serie C.

Al di la delle presentazioni di rito, la rielezione di Ghirelli è avvenuta nonostante l’inesistenza di un programma elettorale consultabile. Le varie domande poste dai giornalisti, nelle varie interviste pre e post incoronamento, hanno ricevuto delle risposte sommarie, poco precise, che avremmo potuto dare tutti noi. Ancora non esiste una riforma concreta dei campionati, che sotto elezioni avrebbe potuto far dispiacere (più di) qualcuno. Al tempo stesso, Ghirelli, ha lodato il pugno duro mostrato contro le squadre negligenti durante i campionati:

“per non replicare casi che ci fanno finire sulla pagine del New York Times”.

Il problema principale è la mancanza di politiche di prevenzione, con l’effetto di campionati monchi come il girone C e con il Livorno che barcolla da mesi e senza ancora una fideiussione valida; per non parlare delle società salvate in extremis da abili affaristi statunitensi, con una mole debitoria degna di un club di Serie A di bassa classifica. Per rendere un campionato virtuoso, bisogna aver anche società virtuose economicamente: questa è la base per campionati che possano essere paragonati a quelli inglesi.

La discussione intorno ai diritti TV poi è apparsa come un minestrone, ricco di verdure: Amazon, YouTube, Sky, Rai, media californiani e tanto altro è stato tirato in ballo, ma senza specificare quali pacchetti e, soprattutto, a quali cifre si punta a vendere. Ai club non interessa come e dove vengano trasmesse le partite, ma unicamente quali risorse possano arrivare nelle malridotte casse societarie.

Il presidente Ghirelli comunque ha affermato che il suo quadriennio si baserà due pilastri: la sostenibilità economica dei club, anche di fronte alla sfida del coronavirus, e la riforma dei campionati secondo un approccio di sistema. Una risposta troppo vaga e da politicante, che in teoria significa tutto e in pratica può anche voler dire nulla. Finora abbiamo ascoltato solo parole in merito al credito d’imposta: una soluzione che può arginare il problema economico dei club, ma di certo non può risolverlo.

Il Consiglio Direttivo della Serie C

Ma al di là degli appunti, dobbiamo comunque fare i complimenti al presidente rieletto per il consenso pressoché unanime dei club. Al tempo stesso nel Consiglio Direttivo della Lega Pro sono state elette persone di livello, imprenditori affermati, che in passato hanno ascoltato le “nostre” istanze, prendendo anche in considerazione la proposta di riforma della Coppa Italia secondo il modello della FA Cup.

Che poi il largo consenso è stato causato anche dalla mancanza di un candidato d’opposizione credibile. Il nome di Andrea Borghini infatti, ex dirigente di Carrarese e Pro Vercelli, fin da subito non ha acceso gli entusiasmi, e ancor meno ha convinto il suo programma elettorale: fra le tante proposte spicca quella di un campionato europeo con le migliori squadre di Serie C, un’idea a dir poco bislacca. Queste poi alcune delle sue dichiarazioni da campagna elettorale, tra frasi fatte, anglicismi e utopie:

“Il calcio deve impegnarsi a venir fuori da certe situazioni con le proprie gambe: bisogna recuperare il brand, modernizzare le strutture, recuperare la propria mission di palestra per i giovani, inoltre penso che con strutture più efficienti si possano avviare attività correlate come la riabilitazione ad esempio”

“…Il calcio italiano dalla A alle categorie minori potrebbe pensare ad una sorta di borsa del calcio, con i direttori sportivi che devono diventare esperti sia di calciatori che di budget, capire da un ragazzo una società cosa può ricavarci a più ampio raggio”.

Povera Lega Pro. Povero calcio di provincia, naufragato nelle chiacchiere.

Cosimo Sibilia e Gabriele Gravina (Photo by Paolo Bruno/Getty Images)

Intanto, si avvicinano le elezioni in Figc con Gravina in contrapposizione a Cosimo Sibilia, presidente della Lnd, che ha presentato la sua candidatura all’ultimo minuto di martedì 12 gennaio, sorprendendo tutti. Si prevede una lotta di potere per la scalata ai vertici del calcio italiano. 

Se fino a qualche giorno fa, le maggiori testate italiane, in primis Repubblica, davano per scontato il sostegno delle leghe professionistiche a Gabriele Gravina, adesso, con Sibilia, la situazione potrebbe rovesciarsi, soprattutto in vista del Consiglio federale, dove si voterà per fare slittare di altri due mesi il pagamento degli stipendi previsto per il 16 febbraio. Una decisione che non farebbe piacere ad assocalciatori e assoallenatori che in un primo momento avevano garantito l’appoggio al presidente uscente, Gabriele Gravina. Eppure una possibile votazione contraria al rinvio farebbe conquistare a Sibilia i cuori delle due associazioni di categoria. Al fianco di Sibilia ci sarà anche Claudio Lotito, che cercherà di racimolare voti  tra Serie  A e Serie B. Da sottolineare come Cosimo Sibilia abbia dimostrato di essere il leader di quella LND, che lo ha designato quale candidato unico alla Presidenza per il nuovo quadriennio olimpico. 

Gravina ha provato ad ostacolare (per carità, tutto legalmente) il suo antagonista in tutti i modi: prima modificando la legge elettorale e consentendo di proporre la candidatura a chi avesse l’appoggio di 5 componenti (prima ne occorrevano 9), poi costringendo le articolazioni territoriali a celebrare le assemblee elettive in un lasso temporale di 4 giorni, e nel frattempo si è messo alla ricerca di vecchi amici da contrapporre a Sibilia. L’idea era quella di candidare un competitor alla Presidenza della LND, ma l’unico “dispetto” riuscito è stato quello di candidare e far eleggere Carlo Tavecchio alla Presidenza del Comitato Regionale Lombardia.

Il caso Lombardia è, però, abbastanza delicato. Il Comitato è stato assegnato ad un reggente a seguito delle dimissioni dell’intero consiglio direttivo, dovute sostanzialmente ai gravi problemi di salute del Presidente uscente, Giuseppe Baretti. A seguito di ciò dapprima erano state convocate le elezioni per i soli delegati assembleari, poi il ragionier Carlo Tavecchio ha ottenuto l’integrazione dell’ordine del giorno ricorrendo al Tribunale Federale Nazionale della FIGC.  L’Assemblea doveva svolgersi in presenza a Brescia, ma poi con un altro colpo di scena è stata disposta la celebrazione da remoto, che ha incoronato il ragioniere di Ponte Lambro.  

Sarà finita? Fonti confidenziali raccontano di un ricorso presentato dal competitor di Tavecchio, Alberto Pasquali, che potrebbe annullare l’Assemblea: in questa battaglia se ne vedranno delle belle.

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