Artisti e creativi

Gigli, ingegnere del suono: la musica italiana si salva così…

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Gabriele Gigli copertina

Gabriele Gigli, ingegnere del suono, alle spalle collaborazioni prestigiose come quelle con Laura Pausini, Eros Ramazzotti, Mika, Ligabue, Nek, Litfiba e molti altri artisti nazionali e internazionali. Il suo contributo nelle registrazioni di album vincitori di 3 grammy awards con Laura Pausini . Abbiamo intervistato Gabriele per la nostra rubrica di The Wam su artisti e creativi. Con lui abbiamo parlato dell’universo della produzione musicale, del lavoro di tecnico del suono e di Sanremo. Oltre a fare il punto sul panorama musicale italiano e non solo.

Gabriele Gigli

Gabriele, a che punto sei della tua carriera di ingegnere del suono?

“Dopo 22 anni al servizio degli artisti come sound engineer, ho intrapreso anche il percorso di produzione e scrittura , visto gli anni di condivisione ed esperienza del lavoro con i più importanti produttori italiani ed anche esteri, mi è sembrata un evoluzione naturale ed una nuova sfida da affrontare con serietà impegno e umiltà in un universo complicato e molto competitivo. Nel ’97 ho iniziato a lavorare come tecnico del suono nel Logic Studio dei fratelli La Bionda a Milano. Un luogo che ha ospitato musicisti di fama internazionale come Ray Charles, Robert Palmer, I Depeche Mode e Paul Young”dove ho avuto il piacere di lavorare con molti artisti e su molti album fino al 2012 , poi un esperienza di 3 anni all’Isola Studio di Eros Ramazzotti fino al 2015 e da allora ho iniziato a fare il freelance audio e produzione e scrittura.

Come è cambiato il modo di realizzare un disco nel corso degli anni?

“Oggi, in linea di massima, si sperimenta di meno. E il prodotto finale è, spesso, molto simile a quello che arriva nello studio di registrazione. Da un lato c’è la tecnologia che ha soppiantato molti strumenti: tanti produttori preferiscono adoperare campioni sonori già registrati. E poi c’è da dire che anche i budget per produrre i dischi si sono ridotti e questo ha influito sulla qualità dei prodotti musicali”. (Qui il link del sito di Gabriele Gigli con tutte le collaborazioni e altri contenuti interessanti)

Gabriele Gigli a lavoro

Un discorso che riguarda anche l’ultimo Sanremo e le canzoni in gara secondo te?

“Gli stessi produttori e autori sono impegnati in più brani. Non mi interessa fare polemiche, dico solo che così la percezione è che molte canzoni sono simili. Così c’è poco ricambio a livello di produzione musicale e di sperimentazione. Il cantautore Enrico Nigiotti mi ha, comunque, colpito in modo positivo visto che il suo brano racconta una storia.

Parliamo di produzione musicale. Come si fa a emergere in universo dove le grandi case discografiche fanno da padrone, complici i grandi budget a loro disposizione?

“Premetto che non è facile perché fare produzioni di livello ci vuole competenza e rispetto a prima le etichette indipendenti dalle major sono molte di meno. E, così, anche le scelte per gli artisti emergenti si sono ridotte. Tanti credono che l’unica via d’uscita sia affidarsi alla grande casa discografica e al talent show del momento. Ritengo sia un discorso fuorviante. Spesso, infatti, chi vince questi contest sparisce poi dalla scena musicale. Tornando alla tua domanda, le case discografiche indipendenti devono giocare di competenza, creatività e coraggio. Anche perché non è facile: c’è un discorso più ampio da fare”. (Della rubrica “Artisti e creativi”, leggi anche l’intervista a Simone Tomassini che ha aperto centinaia di concerti per Vasco Rossi)

Che intendi?

“Come in tutti i settori anche nella musica c’è una distinzione da fare: fra chi fa questo lavoro per passione e, spesso, ci rimette soldi e fatica per offrire un elevato standard di qualità. E, poi, ci sono quelli che fanno le cose a stampino, va una canzone e si cerca di farla uguale mentre ormai in tutto il mondo si parla di originalità. Per loro l’unica cosa che conta è il loro ego e contribuiscono a realizzare e diffondere prodotti senza cuore e creatività. Il curriculum e le competenze, in Italia, non sono sempre al primo posto.

Ti riferisci ai giovani?

Tanti giovani, poi, vogliono tutto e subito: nella musica, invece, ci vuole lavoro e costanza. Noto anche un individualismo esasperato. Collaborare, fra etichette di valore, potrebbe permettere a tutti di migliorare la qualità dei prodotti e così di far crescere la scena artistica musicale. E poi è necessario avere sempre un occhio alla nuova musica e alle nuove tecnologie: devono rappresentare un valore aggiunto e mai una limitazione o pregiudicare la qualità dei prodotti musicali”.

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