Gioca 400mila euro al lotto e non paga: tabaccaio condannato

Gioca 400 mila euro al lotto e non paga: sotto accusa è finito un tabaccaio di Aosta si è difeso sostenendo di essere ludopatico ma per i giudici non era rilevante. Le giocate sono state fatte nell'arco di due settimane, poi l'Agenzia delle dogane ha chiesto il denaro. Il tabaccaio dovrà pagare anche gli interessi.

Gioca 400mila euro al lotto e non paga
Gioca 400 mila euro al lotto e non paga: sotto accusa è finito un tabaccaio di Aosta si è difeso sostenendo di essere ludopatico ma per i giudici non era rilevante.
2' di lettura

Gioca 400mila euro al Lotto e non paga, condannato. Un tabaccaio ha scommesso in due settimane 400mila euro al Lotto nella sua ricevitoria. Non ha mai versato il denaro per le giocate e ha sempre perso. Ora è stato condannato a risarcire tutto.

Dovrà pagare gli interessi

È accaduto ad Aosta e la sentenza è stata emessa dalla Corte dei Conti della Valle d’Aosta: dovrà restituire 397mila e 79 euro, più gli interessi, all’Agenzia delle dogane e dei monopoli.

La vicenda risale al gennaio del 2019. All’epoca il tabaccaio – così si legge nella sentenza – «ha indebitamente registrato le proprie giocate, nella speranza di una vincita, senza provvedere al relativo pagamento, così sottraendo una parte del compenso all’Erario».

Gioca 400mila euro al lotto e non paga

La sentenza, che ha accolto le richieste di condanna del procuratore regionale Massimiliano Atelli, ha richiamato il tema della «responsabilità dell’agente contabile», escludendo qualsiasi valore «assolutorio» per le ludopatia. Ovvero: essere ludopatico non ti assolve dal reato commesso a causa del vizio del gioco.

Non erano soldi virtuali

La difesa ha sostenuto che quei 400mila euro erano soldi «puramente virtuali» perché le giocate erano state effettuate dallo stesso titolare della ricevitoria. Una argomentazione che per i giudici è «chiaramente destituita da qualunque fondamento». E per un motivo semplice: giocatore e ricevitore sono «figure chiaramente distinte».

La ludopatia non assolve

La difesa ha sostenuto anche l’incapacità di intendere e di volere del tabaccaio. Ma l’essersi rivolto a uno specialista privato «per certificare uno stato patologico» (ludopatia), subito dopo aver ricevuto nel gennaio del 2019, dall’Agenzia delle Dogane la sospensione della concessione e l’intimazione di pagamento, «solleva rilevanti dubbi sull’attendibilità della patologia lamentata, specie in presenza di patologie psichiche difficilmente diagnosticabili in termini oggettivi solo sulla base del riferito del paziente».

Perizia non sufficiente

Il tabaccaio ha poi partecipato a un percorso terapeutico dell’Usl, il cui servizio per le dipendenze, un anno dopo, «pur riconoscendo un disturbo da gioco d’azzardo in forma grave e persistente, non evidenzia alcuna compromissione delle facoltà intellettive del convenuto, né nella capacità di intendere». Questa compromissione che fa ritenere ai giudici non sufficiente la perizia privata.

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