Giornali locali, il vero dramma? Sono rimasti agli anni ‘90

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L’impresa impossibile: la rinascita dei giornali territoriali. Impresa resa ancora più impervia dopo il probabile e graduale azzeramento dei contributi all’editoria. Sembra un paradosso, ma proprio il taglio degli aiuti di Stato potrebbe consentire agli editori locali di chiudere un’epoca finita da più di dieci anni, quando il prodotto cartaceo era ancora “popolare”, e aprire una pagina nuova, adeguata a un mercato che è profondamente cambiato. Nell’articolo precedente – “I giornali locali hanno ancora un futuro” – ci siamo soffermati su alcuni aspetti della possibile nuova era per l’informazione cartacea territoriale. Ora proviamo a entrare nel dettaglio, soffermandoci in particolare sulla riorganizzazione delle pagine e sulla foliazione.

Prima però spieghiamo quell’apparente paradosso: tagli ai fondi uguale rinascita del giornale locale. Chiariamo: il contributo è stato importante per la sopravvivenza di tante testate, ha garantito l’esistenza di una molteciplicità di voci, ha parzialmente arginato una crisi devastante e salvato a lungo migliaia di posti di lavoro.

Il contributo all’editoria, prove tecniche di sopravvivenza

Il contributo ha però anche rappresentato, per molti editori e giornalisti, un freno all’innovazione, alla ricerca di linguaggi e soluzioni diverse. Alla lunga ha favorito lo status quo della sopravvivenza, cristallizzando il prodotto in un eterno presente, legato non al numero di lettori e inserzioni pubblicitarie, ma esclusivamente all’esistenza dei fondi. E così, basta andare in edicola per ritrovarsi giornali che sono identici, nell’impostazione, nella suddivisione degli argomenti e nella foliazione, a quelli dell’epoca d’oro degli anni ’90. Fatti anche peggio, però. Perché la riduzione delle vendite e dei ricavi pubblicitari ha imposto tagli di personale e di budget. Bisogna ammetterlo, un prodotto  – spesso, non sempre – scadente, capace di attrarre solo qualche inossidabile vecchio lettore, ma che non ha nessuna chance di conquistarne nuovi. Lo diciamo con grande rispetto per chi oggi lavora nei quotidiani locali e sopporta sacrifici enormi, anche economici, oltre al peso di comporre ogni giorno un minimo di tre, quattro pagine. Una mole di lavoro che non può coincidere anche con la qualità del prodotto.

E questo ci porta a parlare di foliazione e impostazione del giornale. Tre aspetti determinanti per imporre all’attenzione dei lettori un prodotto che non ricalchi pedissequamente strategie fuori tempo massimo. Ribadiamo però un dato: il giornale cartaceo non sarà più una necessità (quella funzione è stata sostituita dai siti di news), ma dovrà invece ritagliarsi uno spazio nell’universo dell’utilità, adeguandosi quindi a una nicchia di utenti – e non più una massa – che però si aspetta un tipo di informazione e una qualità di scrittura e di analisi che sappia andare oltre il semplice resoconto dei fatti. Sfida difficile, ma non impossibile.

La necessità di ridurre la foliazione dei quotidiani territoriali

Molti giornali locali hanno puntato negli anni a una foliazione consistente, da un minimo di 24 pagine, fino a 48. Quasi il prodotto si vendesse a peso. Con la riduzione del personale, quelle pagine sono state sempre più spesso “riempite” e non pensate, con un abuso di comunicati stampa e scarso approfondimento di quelle notizie già riportate con largo anticipo sui siti web. Uno spreco inutile. Per un buon prodotto locale potrebbero bastare oggi 16/24 pagine. Se si pensa che Le Monde, uno dei giornali internazionali più prestigiosi, non supera spesso le 20.

Meglio 16 pagine, pensate, approfondite, curate nella scrittura e nella grafica, che 40 fatte alla bell’e meglio. Ma non solo, una foliazione ridotta, comporta anche un altro evidente vantaggio: il taglio consistente dei costi, che diventa necessario in virtù dell’inevitabile riduzione delle entrate (per le ragioni che tutti conosciamo: calo dei lettori e della pubblicità).

Un giornale di 16/24 pagine,presuppone un corpo redazionale più agile e ristretto, arricchito da collaborazioni esterne, interventi, commenti. E impone alla redazione di scegliere gli argomenti: a cosa serve scrivere tutto, anche notizielle (pure di cronaca), che sono state già bruciate con largo anticipo sui siti di news? La redazione dovrebbe concentrarsi su alcuni argomenti e proporre inchieste e interviste originali, oltre ad approfondire in modo adeguato e professionale, notizie riportate magari con superficialità sul web. Offrire quindi ai suoi utenti (non molti, ma qualificati), una lettura del reale e non solo, anzi per niente, un “gazzettino di notizie”, quello non basta più. Non basta più da anni, quel compito è ormai ricoperto e bene dall’informazione digitale.

Così cambia la struttura del giornale cartaceo

Un’impostazione editoriale di questo tipo, presuppone di fatto anche un ripensamento dell’intera struttura del giornale. Ripensamento necessario, anche perché proprio la struttura di molti prodotti locali è rimasta inalterata nel tempo,quasi fosse un dogma imprescindibile. E ricalca più o meno questo schema (escludiamo le eventuali pagine nazionali): un primo piano, politica, cronaca,economia, città (in genere il capoluogo), e poi le pagina provinciali (microterritoriali), cultura/spettacoli/appuntamenti, e sport. E’ una suddivisione che non presuppone la scelta degli argomenti (eccetto il primo piano), comportando spesso l’esigenza nefasta di “riempire” gli spazi. Qualche esempio: se quel giorno non ci sono notizie interessanti di cronaca o economia, ma la pagina o le pagine di settore sono comunque previste, i redattori incaricati saranno costretti a setacciare il barile per tirar fuori qualcosa di pubblicabile. Operazione che non sempre riesce. Così per le pagine “microterritoriali”, molto spesso piene di argomenti davvero poco interessanti e che comunque sono già stati trattati dai tanti siti di news zonali.

Con una foliazione ridotta, il giornale cartaceo dovrebbe avere un’impostazione non rigida, non legata né a settori e neppure ai territori. Dovrebbe puntare su tre, quattro argomenti forti e trasformarli in primi piani (siano essi di cronaca, economia, politica o questioni che riguardano una singola zona). Prevedere sempre inchieste e interviste originali, aprirsi alle opinioni dei lettori (anche sollecitandole), invitare gli utenti a segnalare argomenti da approfondire. Tutto questo,chiaro, con l’adeguato supporto di un sito web (del quale parleremo nelle prossime puntate).

Il gruppo per un giornale così

Chiaro che un giornale di questo tipo presuppone una compartecipazione totale dell’intera redazione e dei collaboratori esterni. Restano solo le competenze (anche parzialmente intercambiabili, si tratta comunque di un gruppo ristretto), e non spazi predefiniti. Presuppone capacità di approfondimento, di analisi, di commento,che permetta al lettore – molto più esigente di un tempo – di avere tra le mani uno strumento utile per chi non si accontenta della semplice news. Queste capacità non sono però e purtroppo comuni, l’altro limite dell’informazione locale (maturata nel corso di un ventennio), è stata quella di adeguarsi alla velocità del web (un paradosso), ritenendo la sinteticità e un congruo numero di notizie, la ricetta ideale per uno strumento territoriale. Un sistema di lavoro che con il tempo ha inevitabilmente impoverito la scrittura e impedito ai redattori più giovani di far crescere altre e indispensabili competenze.

Discussioni su questo tipo d’impostazione non sono certo nuove, soprattutto in quei quotidiani locali che hanno provato a modificare alla radice il loro contenuto. Ma si sono scontrate spesso con l’impossibilità di realizzarle, per due motivi: una foliazione eccessiva e la rigidità di fondo nel cambiare la struttura classica, che ha il “merito” di facilitare la stesura del timone e salvaguardare i recinti spesso angusti dei settori.

Chiaro che un giornale di questo tipo, oggi, non potrebbe avere lo stesso numero di lettori di qualche anno fa. Un esempio, se il cartaceo provinciale poteva mediamente raggiungere tra i 3mila e i 5mila lettori, oggi bisogna accontentarsi di mille/2mila. Ma è possibile recuperare parte del gap (in termini di utenti ed entrate pubblicitarie), grazie a un adeguato supporto web. Ma di questo, e dell’interazione imprescindibile tra carta e digitale scriveremo la prossima settimana.

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