Dossier Legambiente sui veleni nell'acqua del Montorese
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Dossier Legambiente sui veleni nell’acqua del Montorese

Nuovo studio dell’associazione ambientalista in occasione della Giornata Mondiale dell’acqua

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Nella giornata mondiale dell’acqua, Legambiente dedica un dossier su falde, fiumi e laghi inquinati. Ma anche sulle risorse idriche salvate. Un ritratto in chiaroscuro della situazione in Italia. Una mappa che include anche l’Irpinia. E senza nessun accenno positivo. Purtroppo.

Il dossier ambientalista si concentra sull’area solofrana. Beh, non è una novità. La storia decennale dei miasmi conciari del torrente Solofrana è ben nota. L’inquinamento indotto dalle concerie, anche. Il dossier lo inquadra, anche storicamente, e segnala una data. Uno spartiacque (nel vero senso): il 4 gennaio del 2014. Lì la storia cambia, c’è un prima e uno dopo. E il dopo è stato davvero letale per la risorsa acqua. E la salute dei cittadini.

Il giorno del tetracloroetilene nell’acqua

“Fino a quel giorno – si legge nel dossier – era scontato l’utilizzo del bene comune acqua. Tutto cambia quando l’Alto Calore avvisa il comune di Montoro: nel pozzo di Chiusa abbiamo riscontrato la presenza di tetracloroetilene, solvente clorurato”.

“L’otto gennaio – continua lo studio di Legambiente – a seguito dei controlli effettuati dall’Arpa Campania, vengono rilevati elevati tassi di Tetracloroetilene in una fontana pubblica del centro di Solofra. Come conseguenza viene emessa immediatamente, per i residenti di Montoro, un’ordinanza sindacale che vieta l’utilizzo dell’acqua a fini potabili e la chiusura di tutte le fontane pubbliche. Fino ad arrivare alla comunicazione di allerta del 10 gennaio al Comune di Solofra da parte dell’Arpac. A quel punto scoppia l’emergenza Tetracloroetilene, con la chiusura dei pozzi Consolazione ed Eustachio e di numerosi pozzi industriali a Solofra. La conseguenza è una crisi idrica”.

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Non c’è ristoro ambientale. Si scontano i soliti gravissimi e colpevoli ritardi. La situazione rischia di precipitare e spinge gli ambientalisti a un doppio blitz, lo scorso 13 agosto, presso i due impianti di depurazione dell’Alto Sarno. Uno in località Costa a Mercato San Severino. L’altro nella zona Carpisani, a Solofra.

I depuratori sequestrati

“Entrambe le strutture pubbliche strategiche – continua il Dossier -, gestite da una società privata, Cogei srl, e affidataria diretta della Regione Campania, sono inadempienti a tal punto da essere sequestrate con facoltà d’uso. Ad aprile del 2017 viene disposto il sequestro dell’impianto di Solofra a causa della molestia olfattiva. La Regione, che aveva già speso per la manutenzione ordinaria circa 260mila euro, ad oggi ha appaltato la gara per la progettazione degli interventi che dovranno contenere le emissioni in atmosfera e “promesso” oltre due milioni di euro per i lavori di adeguamento strutturale dell’impianto. Che dovrà essere autonomo per consentire il trattamento biologico dei reflui civili e industriali».

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Il blitz di Legambiente

Nell’agosto del 2018, viene sequestrato il depuratore di Mercato San Severino. Motivo: “Il mancato funzionamento dell’impianto per abbattimento dei fumi. Ma non solo: i locali destinati ai trattamenti non erano in depressione. Inoltre gli interventi migliorativi messi in campo dalla giunta regionale erano stati solo parzialmente realizzati e come conseguenza si generano emissioni di miasmi».

Legambiente organizza il 4 gennaio di quest’anno, a cinque anni dalla contaminazione di tetracloroetilene, un blitz al pozzo di Consolazione. Non è una scelta a caso: quel pozzo è il simbolo di un’emergenza che continua. Gli ambientalisti chiedono di far partire un piano di caratterizzazione, necessario per avviare la bonifica e individuare i focolai.

La Regione sblocca i fondi

L’undici febbraio la Regione sblocca il piano di caratterizzazione con il comune di Solofra e conferma lo stanziamento di due milioni di euro. Ora l’attesa continua.

Nel frattempo resta irrisolta la questione Solofrana. Il torrente è tra i più inquinati di Europa, e assume colorazioni sempre più originali. Dal rosso, al viola, al verde. Senza lasciarsi mancare anche della schiuma bianca e densa. Senza dimenticare la puzza, che in certi giorni è pestilenziale.

La Valle dell’Irno, e in particolare il versante irpino, è una ferita aperta per la provincia di Avellino. Come la Valle del Sabato. Si è riusciti a trasformare la risorsa per eccellenza, l’acqua, in un veleno.

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