Che succede se finisco i giorni di malattia?

Che succede se finisco i giorni di malattia? In quest’articolo analizziamo nel dettaglio la casistica

Valerio Pisaniello è un saggista esperto di welfare.
Conoscilo meglio

8' di lettura

L’assenza per malattia del lavoratore, pur essendo tutelata col diritto alla conservazione del posto, non può protrarsi indefinitamente, ma solo entro un certo limite. Quindi, che succede se finisco i giorni di malattia? (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegrame nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Indice

Che succede se finisco i giorni di malattia? Il diritto di comporto

Che succede se finisco i giorni di malattia? Il periodo tutelato, durante il quale il dipendente assente a causa di una patologia mantiene il diritto al posto, si chiama periodo di comporto.

Questo periodo di tempo può riferirsi a un unico evento morboso, cosiddetto comporto secco, oppure riferirsi alla somma dei giorni di malattia (ad esempio 180 giorni in un anno): in quest’ultima ipotesi parliamo di comporto per sommatoria.

Il periodo di comporto non è uguale per tutti i dipendenti, ma cambia a seconda del tipo di contratto (a termine o a tempo indeterminato), dell’inquadramento, dell’anzianità e del contratto collettivo applicato: che cosa succede, però, se il periodo viene superato?
Vediamo, innanzitutto, la durata del periodo di comporto nei principali contratti collettivi.

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Che succede se finisco i giorni di malattia? La durata 

Nelle aziende del settore alimentare, il periodo di comporto ha la seguente durata:
– 6 mesi, per i dipendenti con anzianità fino a 5 anni;
– 12 mesi, per i dipendenti con anzianità oltre 5 anni.

Nelle aziende che applicano il contratto collettivo Autotrasporto– trasporto merci, il periodo di comporto ha la seguente durata:
– 245 giorni di calendario, per i dipendenti con anzianità fino a 5 anni;
– 365 giorni di calendario, per i dipendenti con anzianità oltre 5 anni.

Nelle aziende che applicano il contratto collettivo Chimica, il periodo di comporto ha la seguente durata:
– 8 mesi, per i dipendenti con anzianità fino a 3 anni;
– 10 mesi, per i dipendenti con anzianità fino a 6 anni;
– 12 mesi, per i dipendenti con anzianità oltre 6 anni.

Che succede se finisco i giorni di malattia? Il caso delle malattie oncologiche

Per le malattie oncologiche, non sono contate ai fini del comporto le giornate di ricovero ospedaliero necessarie per terapie salvavita.

Per quanto concerne i casi di più assenze per malattia, i periodi di conservazione del posto si intendono riferiti ad un arco temporale di 36 mesi. Se invece la malattia è unica, non sono contati i periodi di ricovero ospedaliero continuativo di durata superiore a 20 giorni e fino ad un massimo di 60 giorni complessivi.

Che succede se finisco i giorni di malattia? Due tipi di periodi di comporto 

Nelle aziende che applicano il contratto collettivo Metalmeccanica, vi sono due differenti periodi di comporto.

Comporto breve:
– 183 giorni, per i dipendenti con anzianità fino a 3 anni;
– 274 giorni, per i dipendenti con anzianità da 3 anni a 6 anni;
– 365 giorni, per dipendenti con anzianità oltre 6 anni.

Comporto prolungato

Si considerano i diversi termini del periodo di comporto prolungato nei seguenti casi:
– malattia con assenza ininterrotta o interrotta da un’unica ripresa del lavoro per un periodo non superiore a 61 giorni;
– 2 patologie comportanti, ciascuna, un’assenza continuativa pari o superiore a 91 giorni;
– malattia con prognosi pari o superiore a 91 giorni, alla scadenza del comporto breve.

Durata del comporto prolungato:
– 274 giorni, per i dipendenti con anzianità fino a 3 anni;
– 411 giorni, per i dipendenti con anzianità da 3 anni a 6 anni;
– 548 giorni, per dipendenti con anzianità oltre 6 anni.

Nelle aziende che applicano il contratto collettivo Terziario Confcommercio, la durata del periodo di comporto è di 180 giorni nell’anno solare.

Nelle aziende che applicano il contratto collettivo Turismo Confcommercio, la durata del periodo di comporto è ugualmente di 180 giorni nell’anno solare.

Infine, per i dipendenti del comparto scuola, sono previsti:
– 18 mesi nel triennio per il personale a Tempo Indeterminato (più ulteriori 18 mesi senza retribuzione);
– 9 mesi per il personale a Tempo Determinato;
– 30 giorni per gli assunti per supplenze brevi.
Non concorrono al periodo di comporto i giorni in cui il lavoratore è ricoverato, in caso di malattia nella quale è a rischio la vita, o per cause di servizio.

Che succede se finisco i giorni di malattia?
Che succede se finisco i giorni di malattia? In foto un operaio aiuta un collega dolorante.

Che succede se finisco i giorni di malattia? Altri contratti collettivi 

Che succede se finisco i giorni di malattia ? Molti contratti collettivi, per tutelare ulteriormente il lavoratore, oltre al periodo di comporto danno la possibilità di usufruire di un’aspettativa, in certi casi retribuita, in altri no, per evitare il licenziamento.

Nelle aziende del settore alimentare, ad esempio, è prevista la possibilità di richiedere un’aspettativa non retribuita, della durata massima di 12 mesi, per avere il diritto alla conservazione del posto una volta terminato il periodo tutelato.

Anche nel settore trasporto merci esiste la possibilità di richiedere un’aspettativa non retribuita, della durata massima di 6 mesi, per avere il diritto alla conservazione del posto una volta terminato il periodo tutelato. La richiesta deve essere effettuata entro 2 giorni dal termine del periodo di comporto.

La stessa possibilità esiste, poi, nel CCNL Chimica, che prevede un’aspettativa non retribuita, della durata massima di 6 mesi, prorogabile per altri 6 mesi, per avere il diritto alla conservazione del posto alla fine del periodo tutelato. La richiesta è possibile una sola volta, e soltanto nel caso in cui la malattia abbia determinato un’assenza dal lavoro di almeno 8 mesi nel corso degli ultimi 12 mesi.

Nel settore editoria/grafica l’aspettativa prevista ha la durata massima di 6 mesi, mentre nel settore metalmeccanico esiste la possibilità di richiedere un’aspettativa non retribuita, della durata massima di 24 mesi, per una sola volta nel triennio di riferimento.

Nel settore commercio e terziario, l’aspettativa prevista ha una durata di 120 giorni, la cui domanda deve essere inviata entro il termine del periodo di comporto. Se l’assenza è prolungata a causa di una patologia che comporta terapie salvavita, il lavoratore può richiedere un ulteriore periodo di aspettativa fino a un massimo di 12 mesi. In questo caso i primi 60 giorni di aspettativa sono retribuiti al 100%. Lo stesso è previsto nel settore turismo, ma in questo caso la seconda aspettativa ha una durata massima di 120 giorni.

Come abbiamo visto, l’aspettativa non è automatica, ma deve essere richiesta dal lavoratore: inoltre, il datore può rifiutarla, ma deve dimostrare l’esistenza di seri motivi che ne impediscano la concessione.

Che succede se finisco i giorni di malattia? Come evitare il licenziamento

Che succede se finisco i giorni di malattia? Per evitare il licenziamento, al termine del periodo di comporto il lavoratore può, oltre all’aspettativa, richiedere la fruizione delle ferie: usufruendo delle ferie residue, difatti, il termine del periodo tutelato è spostato in avanti.

Tuttavia, una recente sentenza della Cassazione ha affermato che l’azienda non ha l’obbligo di convertire l’assenza, alla fine del periodo di comporto, in ferie (così come, in linea generale non è obbligatoria la concessione dell’aspettativa non retribuita, anche se il rifiuto va motivato),né di avvertire il lavoratore della scadenza del comporto (contrariamente a quanto affermato dagli orientamenti prevalenti, in merito all’aspettativa).

Pur dovendo tener conto dell’interesse del lavoratore alla conservazione del posto, il datore ha quindi la facoltà di rifiutare la concessione delle ferie ed impedire che il comporto venga interrotto.

Trascorso il periodo di comporto e fruita l’eventuale aspettativa ed il periodo di ferie, ad ogni modo, il licenziamento non è automatico: il datore di lavoro non è difatti obbligato a licenziare il lavoratore, ma ne ha soltanto la facoltà.

Peraltro, il datore di lavoro può comunque licenziare il lavoratore malato, durante il periodo tutelato, per giusta causa, cioè se si verifica una situazione talmente grave da non consentire la prosecuzione, nemmeno momentanea, del rapporto (è il caso, ad esempio, del dipendente sorpreso a rubare).

Fonti e materiale di approfondimento

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