Giovani e coraggiosi, ecco perché vogliamo restare in Irpinia

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Io voglio restare in Irpinia, prima di tutto grazie per il vostro tempo e la vostra disponibilità. Partiamo con la domanda più banale, ma pur sempre necessaria per chi non vi conosce.

Come nasce l’idea di Io voglio restare in Irpinia e soprattutto in quale dei numerosi e bellissimi borghi della nostra terra?

Io voglio restare” nasce in un gruppo di amici. Più precisamente ci accomunava il desiderio di attivarci e fare qualcosa per la nostra terra d’origine, l’Irpinia. Terra da cui troppi tra i nostri familiari e amici vedevamo partire ogni anno, quasi come fosse una condizione necessaria. Il nostro gruppo è quasi interamente di Sant’Andrea di Conza. Nel tempo abbiamo raccolto adesioni da Conza, da Calitri e tanti ci sostengono in Irpinia e fuori dall’Irpinia. Prima che un’associazione culturale, “Io voglio restare in Irpinia” è un’idea, un atto di resistenza.

Giovani e coraggiosi, ecco perché vogliamo restare in Irpinia

Un atto di restanza, come direbbe Vinicio. Le vostre attività quindi, nello specifico, quali sono state fino ad adesso?

Abbiamo iniziato con l’organizzazione di un festival estivo, 4 anni fa. Un festival in cui si potesse ascoltare buona musica, ma anche fare attività diverse, come i laboratori per bambini sulle tradizioni locali (ceramica, pasta a mano, uncinetto), e in cui dibattere, discutere. E’ una pratica che si è persa molto nei nostri paesi. Quindi abbiamo messo delle sedie nella piazza principale e abbiamo dimostrato che la comunità si fa anche e soprattutto attorno alla condivisione di idee. Abbiamo discusso di ambiente, di eolico selvaggio, di migrazioni, di cosa significa essere giovani e di come potrebbe essere il nostro futuro qui. Ma nel tempo abbiamo discusso anche del Referendum sulle trivelle, sulla Riforma Costituzionale. Abbiamo riportato i “grandi temi” nella nostra piccola dimensione. E questo è importantissimo per spezzare l’isolamento che viviamo. Poi abbiamo realizzato un laboratorio teatrale in collaborazione con la Compagnia “Teatro Novo”, due laboratori di lingua inglese gratuiti per disoccupati insieme all’amministrazione comunale di Sant’Andrea, raccolte di beni di prima necessità, escursioni nel nostro borgo insieme alle associazioni “Info Irpinia” e “Touring Club”. Abbiamo sottoscritto un protocollo d’intesa con il GAL per la dotazione di biciclette all’Oasi del WWF di Conza. Abbiamo scritto dei progetti di rigenerazione urbana, siamo andati a scuola per raccontare ai ragazzi la nostra esperienza. Troppe cose, forse, per raccontarle tutte.

E tutto questo in soli 4 anni. Ma come dicevate voi prima, il motivo che vi ha spinti a creare “Io voglio restare in Irpinia” è stato il non volersi rassegnare ad un futuro di emigrazione e di fuga dalla terra dove siete nati e cresciuti. In cerca di un futuro più roseo e di migliori opportunità altrove, in altre parti d’Italia o all’estero. Ma per evitare tutto questo c’è bisogno di lavoro, e gli ultimi dati dicono che in Irpinia ce n’è sempre di meno. Voi siete un’associazione culturale, che può essere associata quasi ad un think tank, e sicuramente avrete analizzato il problema nel dettaglio. Quali proposte e quali soluzioni avete elaborato?

In Irpinia c’è sempre meno lavoro e viviamo una desertificazione terribile, che non riguarda solo lo spopolamento, ma anche i servizi, le scuole. Alcuni dei nostri paesi sono ai primi posti per “rischio inesistenza”, ovvero rischiano di scomparire. Ed è così, lo si percepisce chiaramente per tutto l’anno fuorchè nei periodi estivi e “di festa”. Noi non pretendiamo di avere la soluzione in tasca per un problema così grande e complesso, soprattutto perchè la nostra condizione non è un unicum, ma è comune a tutte le aree interne del Paese che hanno subìto lo spostamento dei flussi economici verso le grandi città. Crediamo, semplicemente, che servano investimenti strutturali, ma su tutto. Nel lavoro, nella messa in sicurezza del territorio (ad altissimo rischio sismico), nella formazione, nel trasporto pubblico. Non qualche fondo distribuito a pioggia sulla base delle solite clientele. La politica deve incaricarsi del problema e deve farlo coinvolgendo i cittadini. Sappiamo che per i prossimi anni sono previsti molti finanziamenti per le aree interne, ma il rischio che si trasformino nell’ennesima speculazione è altissimo. Basta guardare come vengono gestiti i flussi turistici durante le sagre o i “grandi eventi”. Noi crediamo molto nella forma cooperativistica del lavoro e a tal proposito abbiamo elaborato una proposta per la rigenerazione della stazione di Conza-Andretta-Cairano attraverso un’impresa sociale, una cooperativa di comunità. Incentivare queste forme potrebbe essere un’ottima occasione di sviluppo ecosostenibile.

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Uno sviluppo economico che crei lavoro ed opportunità per i tanti, giovani e non, che non vogliono lasciare la nostra Irpinia, ma che sia anche ecocompatibile e che rispetti e valorizzi le nostre bellezze naturalistiche. Cosa che sicuramente l’installazione di un numero abnorme di pale eoliche, le ultime proprio in questi giorni tra Conza e Sant’Andrea, non fa.

Voi vi siete battuti come dei leoni contro l’installazione di queste pale, per via legale ma anche in piazza e con sit-in di protesta. La vicenda però è stata abbastanza lunga,complessa e non è ancora finita. Come è partita e a che punto siamo arrivati?

La battaglia contro le “pale” eoliche è iniziata molti anni prima della nostra costituzione, ma ci siamo subito resi conto dell’urgenza del problema. Hanno devastato indisturbatamente il nostro paesaggio. Già due anni fa denunciammo l’inizio dei lavori del “parco” di Conza, nonostante il contenzioso del Comune di Sant’Andrea ancora in atto Consiglio di Stato. La storia, però, ha inizio molto prima. Quando la Regione Campania, con decreto dirigenziale n.257 del 2/05/2012, ha autorizzato la costruzione di un impianto di produzione di energia con tecnologia eolica (della potenza di 36MW) nel Comune di Conza della Campania. E gli enti interpellati hanno dato il proprio consenso: l’ARPAC e l’ASL di Avellino sulla compatibilità elettromagnetica e acustica dell’impianto, il Comune di Conza della Campania sul profilo paesaggistico e la Comunità Montana “Alta Irpinia” sul vincolo idrogeologico. Non riuscivamo e non riusciamo ancora a credere che si possa considerare “indifferibile e urgente” un progetto che prevede 10 pale eoliche a poche centinaia di metri dal Lago di Conza, mettendo a repentaglio l’intero ecosistema dello stesso (impatti sulla migrazione dell’avifauna, con conseguenze sullo spettacolo delle gru cenerine) e tutta l’area che è parte integrante dell’oasi WWF. Una zona, inoltre, popolata da numerose famiglie che rischiano di dover convivere con aerogeneratori che sfiorano i 200 metri di altezza a una distanza di 200 metri dalle proprie case. Il tutto a causa di pareri espressi da persone che abitano altrove. Senza contare che nel Decreto Dirigenziale c’è scritto anche che la società proponente è obbligata al ripristino dei luoghi, secondo la naturale vocazione. Tuttavia, queste opere vengono realizzate da srl (società che, alle prime difficoltà economiche, falliscono facilmente) e che, quindi, non esistono garanzie concrete. In questi mesi abbiamo fatto tutto ciò di cui eravamo in grado per fermare il progetto (insieme ai cittadini e ai comitati), ma – ci dispiace dirlo – siamo stati lasciati soli. E le istituzioni locali hanno ritenuto inutile la battaglia, o non hanno voluto combatterla.

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Non c’è stato nessun politico, locale o ad altri livelli, che ha dimostrato interesse per la questione e ha cercato di bloccare la costruzione di questo impianto eolico? E chi invece ha dato quelle autorizzazioni in passato cosa ha avuto da dire?

In quell’area queste sono le prime, ma bisogna considerare anche tutte quelle costruite in passato nel territorio limitrofo di Castelnuovo di Conza. Questo crea quindi una pericolosa concentrazione che, data la vastità del territorio e le condizioni ventose favorevoli, ci mette nella condizione di rischiare di finire come l’Irpinia d’Oriente e soprattutto dell’area tra Andretta, Bisaccia e Lacedonia, dove le pale sono cosi tante che di notte si vedono centinaia e centinaia di luci rosse che si illuminano a ripetizione. È questo il rischio secondo voi?

Assolutamente sì. Proprio in questi giorni pubblicheremo le informazioni riguardo a un nuovo impianto eolico in previsione tra Conza, Castelnuovo e Sant’Andrea. I politici che si sono mostrati “interessati” sono stati diversi, ma nessuno ha preso concretamente a cuore questa battaglia. Per quanto riguarda, invece, chi ha autorizzato il progetto, si è recentemente detto (durante la scorsa tornata elettorale a Conza della Campania) contrario all’eolico selvaggio e non all’eolico in generale. Nemmeno noi siamo contrari all’energia eolica, anzi, siamo favorevoli alle energie “alternative”, ma occorre regolamentarle e, soprattutto, ormai la devastazione del territorio Irpino è arrivata a un punto tale da non potersi definire in altro modo, se non – appunto – “selvaggia”.

Bisogna quindi far rispettare le leggi che pure esistono, e a questo proposito, la pressione e l’attenzione delle associazioni che operano sul territorio diventa fondamentale. Cambiando invece argomento, e volendo parlare di uno dei temi più caldi da quando si è insediato il nuovo governo, ossia l’immigrazione, a Sant’Andrea di Conza, cosi come in altri paesi altirpini, c’è lo Sprar. Potreste spiegarci, perchè penso che in pochi ne siano realmente a conoscenza, come funziona, chi vi risiede e quali attività lo animano?

A Sant’Andrea di Conza ci sono due centri Sprar. Si tratta di istituti di seconda accoglienza attivati dagli enti locali in collaborazione con diverse realtà del terzo settore. Accedono al Fondo Nazionale per le Politiche e i Servizi dell’Asilo (a differenza dei sistemi di prima accoglienza come CAS e CARA che sono a gestione privata, ma realizzati con soldi pubblici) e vi risiedono profughi in numeri contenuti. Negli SPRAR i ragazzi hanno imparato l’italiano, svolto attività utili alla comunità, frequentato stage per l’inserimento lavorativo. Sono un esempio positivo di accoglienza e integrazione, e un’occasione preziosa per ripopolare i piccoli comuni, ma anche per evitare l’estinzione di vecchi mestieri della tradizione che la popolazione giovane non vuole più svolgere.

Svolgono quindi un ruolo sicuramente importante, sia dal punto di vista sociale, ma anche da quello occupazionale. Non dimentichiamo infatti tutte le persone dei piccoli paesi che lavorano in questi centri, e che altrimenti sarebbero disoccupati. Ma la vostra associazione si propone di organizzare anche attività culturali, ludiche, turistiche e di altro genere. Non solo a luglio e agosto, quando l’Irpinia tutta è un enorme parco divertimenti dove ci sono anche 5-6 eventi al giorno, e che quindi non possono essere vissuti a pieno, ma anche nei mesi invernali e un pò in tutto l’anno. Cosa avete organizzato nei mesi appena trascorsi e, se già lo avete stilato, qual è il programma per l’estate?

Nei mesi passati abbiamo organizzato la presentazione di un libro di poesie “La misura del silenzio” di Davide Cuorvo e un’assemblea di tesseramento per l’anno associativo corrente. C’è da dire che in fase pre-elettorale i paesi si trasformano e le elezioni monopolizzano (giustamente) il dibattito della comunità. Per questa estate, ma soprattutto a partire dal mese di settembre, abbiamo in programma delle importanti novità!

Ce ne potete anticipare qualcuna oppure è troppo presto?

È un po’ presto, sì! Un po’ di scaramanzia non fa mai male!

Avete ragione. Penso che l’intervista possa terminare qui. È stata esauriente e penso che abbiamo parlato un pò di tutto quello che riguarda “Io voglio restare in Irpinia”. Volete condividere un messaggio, un appello o una proposta finale?

Un appello a iscriversi alla nostra associazione! O ad attivarsi in qualunque modo per costruire un futuro migliore per la nostra terra!

Perfetto. Grazie mille per la disponibilità e per il vostro tempo. E complimenti per l’impegno e per l’incrollabile fiducia che mettete in quello che fate.

Grazie a te, Stefano, per l’attenzione che ci hai riservato. A presto!

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