De Sio: Troisi, tv e cinema senza censure. Non come ora col Vaticano

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“Viveva con un pacemaker che faceva il rumore di una sveglia. Sapeva di essere malato”. Così l’attrice Giuliana De Sio,sul palco dell‘Avellino Music Festival, ha iniziato a raccontare un Massimo Troisi inedito. Lei, artista da due David di Donatello vinti, che con l’attore e regista partenopeo ha condiviso, oltre a numerose collaborazioni, anche una profonda e sincera amicizia.

Dalle sue parole è emerso un Troisi fragile e attento a tutti quelli che gli erano intorno. Così come prima di “Scusate il ritardo”, quando la De Sio informò Troisi che il suo compagno, il regista premio oscar Elio Petri, stava morendo. E gli consigliò di scegliere un’altra attrice.

Giuliana De Sio

“Massimo era unico”

“Ma lui – ha ricordato l’attrice – disse voglio te e te soltanto. Io piangevo tutti i giorni su quel set. Mentre l’atmosfera intorno era fantastica. E quando Elio morì, mentre stavamo finendo di registrare, lui, Massimo, impose alla produzione di darmi tre giorni per poterlo piangere e allontanarmi dal lavoro. E’ stato molto carino. Era estremamente sensibile e rispettoso del mio dolore”.

Un film – “Scusate il ritardo” – che ha conquistato per la tenerezza dell’amore fra i due protagonisti. La De Sio interpreta la fidanzata di un Massimo Troisi che fatica a esternare i suoi sentimenti. E – quando sente di dirle “ti amo” – si trattiene e si concentra sulla radio, fingendo di ascoltare il Napoli che sta perdendo con il Cesena.

“Per anni – ha ricordato la De Sio, con un velo di commozione trattenuta – i giornalisti mi hanno chiamato, alla vigilia di Cesena-Napoli, per chiedermi un pronostico. Io non sono una grande tifosa. Ma, se qualcuno deve vincere, che sia il Napoli. E’ chiaro”.

“Massimo mancherà per sempre”

In chiusura il pubblico ha posto le sue domande. C’è chi ha chiesto cosa manchi del cinema di Massimo Troisi.

“Manca Massimo – ha risposto candidamente la De Sio – con la sua cultura, la sua intelligenza, la sua ironia intrisa di quella malinconia perché sapeva di essere malato. E noi che lo conoscevamo bene, ne eravamo consapevoli. Alla sua morte eravamo pronti. Anche se quanto è accaduto ero incredula. Tornavo dal mare. In segreteria ho trovato decine di messaggi. Giornalisti che mi chiedevano un commento. Poi il mio compagno di allora me lo ha confermato: Massimo non c’è più. E manca ancora, mancherà per sempre. Oggi le produzioni in tv, ormai, non comunicano come prima messaggi profondi. Paralizzate dal politicamente corretto e dalla censura, a partire dal quella del Vaticano”.

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