Un governo inedito di Draghi per una Italia incredula

Il governo di Draghi (fiducia in Parlamento permettendo) si baserà sulle competenze e dovrà sapere "spendere e spandere". Niente più cinghia stretta o "uno vale uno".

2' di lettura

Comunque andrà, un paio di certezze ci sono. Ed assurgono a indomite sorprese.

Sarà un Governo delle competenze, dopo un’abbuffata di “Laqualunque” secondo il cardine più in voga del passato momento: “uno vale uno“.

Sarà un Governo mai visto prima: dovrà spendere e spandere, dopo una catena interminabile di amministrazioni chiamate, invece, a risparmiare e tagliare, a stringere la cinghia e ad imporre lacrime e sangue.

Dunque un Governo inedito.

Eravamo stati abituati, dalla politica nostrana, a giri interminabili di valzer.

Con lunghissime disquisizioni su come risparmiare, dove prendere i soldi, dove tagliare e dove affondare il colpo.

Per poi, una volta a Palazzo Chigi, fare più o meno la stessa cosa: risparmiare allo stesso modo, prendere i soldi dalle solite tasche, tagliare sempre nello stesso verso ed affondare il colpo imperdonabilmente nel medesimo punto.

Con fatica poteva accadere qualcosa di diverso.

I Governi cosiddetti politici a creare buchi e quelli cosiddetti tecnici a rattoppare. I primi ad incarnare la voglia di svicolare e rifuggire da lacci e lacciuoli, europei ed interni. I secondi, dopo averli sufficientemente fatti trastullare, a commissariarli.

Ogni Governo, in realtà, è un governo politico. Anche i cosiddetti tecnici. Perché opera scelte, inforca opzioni e poggia su una maggioranza o comunque su una “non sfiducia”.

Non c’è da meravigliarsi, allora, se uno dei primissimi effetti della Draghi-mania è stato quello di far perdere i connotati ai partiti ed ai movimenti maggiormente rappresentativi in Parlamento.

Non abbiamo una forma di governo in grado di assicurare stabilità. Non abbiamo un sistema elettorale capace di restituire maggioranze stabili.

Una frammentazione che può produrre solo e proprio ciò che è, in questo momento, sotto gli occhi di tutti. Una fibrillazione continua. Un’imperdonabile lentezza nei processi decisionali. Una sgangherata organizzazione, abbastanza impreparata per le evenienze.

Oggi però, a differenza di sempre, non c’è sul tappeto la solita diarchia: deficit, bilancio. Si tratta di affrontare la crisi sanitaria e riuscire a spendere la montagna i soldi che arriveranno dall’Europa, in maniera virtuosa, per creare, o almeno sperare di creare, debito “buono”, la spesa capace di ripagare i sacrifici ed aumentare produzione, efficienza e ricchezza.

Perché, per quanto possa apparirci una stranezza e per quanto non siamo abituati a pensarlo o a farlo, anche per spendere, oltre che per risparmiare, servono competenze e capacità. Soprattutto se da spendere c’è, come ci sarà, una montagna di soldi.

Un Governo inedito, per un Paese incredulo, dunque.

Incredulo, si. A differenza di quel 70% di votanti che nel sondaggio sulla piattaforma pentastellata Rousseau, alla domanda: “Draghi, che cosa ne pensate?”, ha risposto: “Sì, esistono”.

Il sondaggio è in corso. Va seguita con attenzione la sua evoluzione, vista la spietata capacità predittiva.

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