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Governo M5S-PD: ultime notizie sulla trattativa. E Rousseau…

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3' di lettura

Alla vigilia del voto su Rousseau il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico sembrano aver trovato un punto di incontro sui temi. Giuseppe Conte, Primo ministro incaricato, pare sia riuscito a fare una sintesi tra i due programmi politici.

Cos’è la riserva del Premier?

Secondo la prassi istituzionale il Presidente della Repubblica, dopo aver consultato i partiti politici, incarica una persona per la formazione di un nuovo governo. Il premier incaricato quindi accetta “con riserva” l’incarico, ossia si prende dei giorni di tempo per tirare le somme della nuova possibile maggioranza facendo a sua volta delle consultazioni. Se queste consultazioni hanno esito positivo, il presidente incaricato sale al Quirinale e scioglie la riserva. Dopo il giuramento del Consiglio dei ministri il governo entra in carica nell’attesa del voto di fiducia in Parlamento.

Cos’è Rousseau e come funziona

Tra domani e dopodomani quindi, se la base del Movimento 5 Stelle dovesse ratificare l’accordo tra le forze politiche, Conte salirebbe al Quirinale a sciogliere la riserva.

Rousseau è la piattaforma con cui il Movimento 5 Stelle attua la sua idea di “democrazia diretta“. Ogni cittadino può iscriversi al Movimento, quindi alla piattaforma, è votare, proporre e commentare disegni di legge. Rousseau viene spesso utilizzata dal Movimento per ascoltare la base, quindi capire se le mosse politiche fatte dalla dirigenza siano condivise o meno dagli elettori.

Proprio in questi giorni si è deciso di chiamare gli elettori al voto per decidere se far partire o meno la nuova esperienza di governo con il PD.

Questo ha scatenato l‘ira degli oppositori che contestano la costituzionalità e trasparenza del processo mettendo anche in dubbio, visti di precedenti, la sicurezza della piattaforma.

M5s-Pd: trattativa in corso

La trattativa prosegue per affinare i punti programmatici e per scegliere una squadra di governo che accontenti entrambe le parti.

Di Maio, capo politico del Movimento 5 Stelle, fa pressione per essere riconfermato come vicepresidente del Consiglio, ma il PD non vuole cedere su questo punto per diverse ragioni: in primo luogo non si creerebbe quella discontinuità che Zingaretti auspica; in secondo luogo il PD considera Conte come esponente del M5S, quindi anche un viceministro pentastellato darebbe troppo potere decisionale al Movimento.

Malumori nel Movimento

Il Movimento 5 Stelle, fino a questi giorni considerato il blocco più coeso e compatto dell’emiciclo parlamentare, sembra essersi spaccato.

Ci sono diversi esponenti politici, vicini alle posizioni della Lega e fedelissimi al primo Movimento 5 Stelle, che non digeriscono questo accordo con il PD.

Chi si è esposto di più in questo senso è stato Gianluigi Paragone, giornalista e senatore, da sempre critico con i governi di sinistra. Proprio l’ala degli “ortodossi” sembra essere quella più insofferente, non a caso Salvini ieri ha cominciato la sua “campagna di reclutamento” per i delusi dal Movimento.

Bebbe Grillo e gli attacchi a Di Maio

Una cosa è ormai evidente: le redini del Movimento 5 Stelle sono ritornate al fondatore Bebbe Grillo. Nei giorni caldi della crisi, seguendo la linea tracciata da Renzi, ha fatto capire che formare una nuova maggioranza non sarebbe stato un azzardo, ma qualcosa di sensato.

I post sul suo blog hanno indirizzato la trattativa e lentamente escluso Di Maio dalle decisioni. Proprio ieri, in un video pubblicato nel pomeriggio, Grillo invita “i giovani del PD” ad avere una visione di qui ai prossimi 10 anni e fa capire a Di Maio e alla base che impuntarsi sulle poltrone e sui cavilli nel programma non è il modo giusto di proseguire.

La tattica del PD

Il Partito Democratico è soddisfatto della trattativa per due ragioni: l’esclusione di Matteo Salvini e l’indebolimento del Movimento 5 Stelle.

Proprio ieri con un’abile mossa politica Dario Franceschini, esponente del PD candidato ad accompagnare Di Maio nella vicepresidenza del consiglio, ha colto la palla al balzo e ha proposto l’abolizione delle vicepresidenze. Se Conte decidesse di non avere vicepresidenti la figura di Di Maio si indebolirebbe ancora di più, sia nel governo che nel Movimento.

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