Green pass nei locali: il gestore può chiedere i documenti

Green pass nei locali: il gestore può chiedere i documenti, ma solo nei casi in cui sia evidente la discordanza tra il certificato e chi lo mostra. In quel caso baristi e ristoratori sono abilitati a chiedere l'esibizione della carta di identità. Come funzionerò negli stadi e nei palazzetti dello sport. Disposizioni del ministero anche sui controlli delle forze dell'ordine.

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Green pass nei locali, il ministero ha fatto chiarezza (o quasi). I gestori potranno chiedere il documento di identità nei casi sospetti. Sono abilitati a farlo anche se non sono pubblici ufficiali. Ma quali sono i casi sospetti? Quando c’è una palese non corrispondenza tra i dati scritti sul certificato verde e la persona che lo mostra o se la certificazione risulta fasulla.

Il controllo sarà invece obbligatorio dove è già previsto per legge, come negli alberghi.

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Green pass nei locali: documenti in caso di incongruenza

Al cinema, al teatro, così come nei ristoranti e nei bar, si può accedere senza avere la necessità di presentare anche il documento di identità.

Per il Viminale la gestione del green pass nei locali, a carico di gestori e titolari, è dunque discrezionale. Ma l’eventuale verifica del documento di identità «è rivolta a garantire il legittimo possesso della certificazione. Si rende necessaria in caso di abuso o di elusione delle norme, come ad esempio quando appia manifesta l’incongruenza dei dati anagrafici contenuti nella certificazione».

In ogni caso deve essere tutelata la privacy del cliente.

E comunque: se si accerta che il green pass non appartiene a chi lo sta esibendo, «la sanzione si applica solo all’avventore, laddove non siano riscontrabili palesi responsabilità a carico dell’esercente».

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Green pass nei locali, e i controlli allo stadio?

Non solo green pass nei locali. Se si va allo stadio o in un palazzetto dello sport, come funzionano i controlli?

Sia per gli spettacoli, sia per gli eventi sportivi, il ministero dell’Interno ritiene che «possono essere abilitati alle verifiche i cosiddetti steward, ossia il personale iscritto negli appositi elenchi dei questori, il cui impiego in servizi ausiliari delle forze di polizia è previsto negli impianti sportivi».

Green pass nei locali, l’app che smaschera i falsi certificati

Green pass nei locali, per i certificati contraffatti non ci sono molte chance. L’app Verifica C19, che si può installare gratuitamente sui cellulari e funziona anche senza una connessione internet, può verificare in pochi istanti se il certificato verde è stato falsificato. Non può invece, e ci sembra chiaro, accertarese chi lo esibisce sia proprio la persona che lo ha ricevuto.

Il Viminale ha comunque specificato che l’app «non memorizza le informazioni personali sul dispositivo del verificatore».

Green pass nei locali, i controlli delle forze dell’ordine

È stato poi toccato il tema dei controlli, quelli da parte delle forze dell’ordine. Una questione che negli ultimi giorni ha suscitato più di qualche perplessità. La ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha prima dichiarato che saranno fatti a campione. Che tradotto significa ogni tanto in qualche posto.

La titolare del Viminale si è poi resa conto che definire i controlli a campione era non solo vago, ma di fatto significava anche dire che le verifiche saranno poche e non costanti «perché le forze di polizia non possono distogliere l’attenzione dalla sicurezza».

Ieri sera, nella nota inviata a tutte le prefetture un tentativo di chiarimento: «Ci sarà la massima attenzione nelle attività di verifica e controllo sull’impiego delle certificazioni, anche con specifico riferimento alle aree maggiormente interessate alla presenza di attività sottoposte a verifica, facendone oggetto di apposita programmazione in sede di comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza».

Green pass nei locali: così scelta di buon senso

Che è solo un po’ meno vago della dichiarazioni precedenti. Ma comunque alla fine vuole dire che sì, i controlli ci saranno, organizzati in ogni singola provincia dal Comitato per l’ordine e la sicurezza, ma che – inevitabilmente – non potranno essere capillari.

Il green pass nei locali non sarà esattamente all’acqua di rose, ma neppure un sistema che non si può aggirare. Forse era inevitabile una scelta di questo tipo. Tra il buon senso e due consapevolezze: impossibile garantire controlli così estesi e non è giusto trasformare i gestori di bar e ristoranti (in particolare) in forze di polizia. Per ora può bastare il controllo del green pass nei locali e l’eventuale ulteriore verifica in caso di discrepanze madornali. Del tipo: chi esibisce il green pass nei locali è un giovane ma sul certificato risulta avere un’età da pensione o è una donna ma l’attestato è stato rilasciato a un uomo, e così via.

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