Green pass obbligatorio, verifiche dell’Asl. E in chiesa?

Green pass obbligatorio, le verifiche nelle aziende saranno effettuate a campione sia dall'Asl, sia dalle forze dell'ordine. Le differenze tra dipendenti e lavoro autonomi. La questione di badanti e colf. In chiesa niente obbligo del green pass ma i vescovi invitano tutti i fedeli a vaccinarsi.

4' di lettura

Green pass obbligatorio, tra poco più di 3 settimane entra in vigore. Non molto. Negli hub è tornato a salire il numero delle persone che vanno a vaccinarsi (più 20/40%), e questa è una notizia positiva. Ma molto resta ancora da fare per stabilire i protocolli necessari che dovranno accompagnare la misura anti covid.

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In particolare per la questione controlli, sia tra i lavoratori del pubblico, sia trai privati e nelle piccole e grandi aziende.

Oggi potrebbe essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il testo del decreto. Ma bisognerà aspettare ancora per quelle che vengono definite «modalità organizzative». I controlli, appunto, ma anche la definizione delle responsabilità.

Green pass obbligatorio: dipendenti e autonomi

Per il green pass obbligatorio le questioni si diversificano.

Infatti, mentre per i lavoratori dipendenti non ci sono eccessive difficoltà. Sarà il datore di lavoro a occuparsi delle verifiche. Può farlo in prima persona o con un delegato. La soluzione sembra comunque tanto semplice quanto ovvia.

Resta invece da definire la situazione dei lavoratori autonomi. Sia quelli impegnati in prestazioni occasionali, sia quelli che si occupano dei cosiddetti servizi alla persona (elettricisti, idraulici, tassisti, badanti, colf, baby sitter, solo per citarne alcuni).

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Green pass obbligatorio: badanti e colf

Per badanti e colf il green pass obbligatorio è naturalmente scontato. Si occupano spesso di anziani e fragili. Non per nulla si è registrato un forte incremento tra le persone che si sono sottoposte alla prima dose del vaccino di collaboratori domestici che non erano ancora immunizzati.

Al momento si stanno valutando due strade:

  • potrebbe essere il cliente a chiedere al lavoratore di mostrare il green pass;
  • potrebbe essere lo stesso lavoratore, ditta individuale o cooperativa, a garantire per sé.

Green pass obbligatorio: chi controlla i controlli

Si dovrà anche stabilire chi effettuerà controlli a monte. Ovvero chi si assicura che le procedure siano state rispettate.

Le verifiche non potranno essere così capillari (ci sarebbero 23 milioni di persone da controllare), ma sicuramente a campione.

Potrebbero essere affidate a dipendenti dell’Asl, oltre che alle forze dell’ordine.

Green pass obbligatorio: smart warking

In discussione anche la fine dello smart warking di massa per il ritorno della gran parte dei lavoratori negli uffici. Nei protocolli il governo dovrà stabilire se il green pass obbligatorio potrà consentire di evitare il rispetto del distanziamento di un metro tra le scrivanie (indossando la mascherina).

Sul punto si attende il parere del Comitato tecnico scientifico.

Green pass obbligatorio: cinema e stadi

Il green pass obbligatorio così esteso potrebbe anche consentire di modificare i limiti di capienza per cinema, teatri e stadi.

A oggi il pubblico non può occupare più del 50% dei posti disponibili.

L’obiettivo è quello di salire all’80%, quindi non molto lontano dalla capienza piena. Potrebbe essere una soluzione possibile. Del resto se tutte le persone che assistono a uno spettacolo o a una partita di calcio sono vaccinate il rischio di infezioni cala in modo drastico.

Senza dimenticare uno dei mantra del governo rispetto al green pass obbligatorio: imporre il certificato verde per ritrovare parte della libertà che è stata tolta dalla pandemia.

È quindi molto probabile che si possa arrivare presto all’aumento della capienza massima per la cultura, lo sport e l’intrattenimento.

Green pass obbligatorio: le chiese

È stato affrontato anche l’argomento chiese. Nei luoghi di culto niente green pass obbligatorio. Lo ha confermato ieri anche la Conferenza Episcopale Italiana, Cei. Restano le misure già in vigore: distanziamento tra i fedeli, mascherine, igienizzazione delle mani.

I vescovi stanno però continuando a sollecitare i fedeli a vaccinarsi (lo ha fatto e ripetutamente anche il Papa). Un messaggio che è rivolto in modo più pressante ai sacerdoti e a quanti vivono attivamente la vita di comunità nelle parrocchie.

Non proprio un obbligo. Ma quasi.

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