Green pass per pubblico e privato, tutte le regole

Green pass per pubblico e privato, tutte le regole: quando chiedere il certificato verde, cosa devono fare i cittadini, come comportarsi con tassisti e artigiani. Sanzioni identiche tra pubblico e privato, ma cambiano le modalità. Così nei tribunali, nei pubblici uffici, nelle aziende, anche quelle con meno di 15 dipendenti.

5' di lettura

Green pass pubblico e privato, tutte le regole. Cambiano anche le sanzioni, saranno diverse tra lavoratori statali e quelli impegnati in settori pubblici. Il decreto sarà in vigore dal 15 ottobre, da quel giorno in poi il certificato verde sarà necessario per quasi tutti gli italiani.

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Me vediamo come, quando, e quali sono i punti ancora da chiarire.

Green pass per pubblico e privato: nodo controlli

Green pass per pubblico e privato. La questione che resta da risolvere, è quella dei controlli. Chi li deve fare? Chi deve chiedere ai singoli dipendenti di mostrare il certificato?

Di sicuro, sostiene la norma la verifica del green pass spetta al datore di lavoro per il settore privato e al direttore di un ufficio per il pubblico. Si esclude che possano pretendere l’esibizione del certificato i clienti o i cittadini che utilizzano un determinato servizio.

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Green pass per pubblico e privato: controlli negli uffici

Green pass per pubblico e privato, come funzione negli uffici?

Nel decreto il punto è messo nero su bianco: «I datori di lavoro della Pubblica amministrazione e del settore privato sono tenuti a verificare il rispetto delle prescrizioni».

Il punto è come effettuare quel controllo. Il governo ritiene che debba essere fatto all’ingresso. L’alternativa è chiedere in via preliminare a tutti il green pass e archiviare la data di scadenza. Che forse sembra l’opzione praticabile.

Per i lavoratori di ditte esterne il discorso è più semplice, nel senso che le alternative sono poche: il green pass sarà chiesto all’accesso. Ma prima ancora sarà responsabilità dei rispettivi datori di lavoro verificare se i dipendenti siano in regola con il green pass obbligatorio.

Comunque il governo è al lavoro per fornire ai datori di lavoro e ai dirigenti degli uffici pubblici una applicazione del tutto simile a quella che stanno utilizzando, con successo, per i controlli nella scuola.

Green pass per pubblico e privato: tassista, elettricista, idraulico

Una cosa che si tende a chiarire sempre è questa: non spetta al cliente a chiedere (o pretendere) il green pass dal lavoratore. L’esempio tipico è quello del tassista. Non deve esibirlo all’utente, quello è compito del datore di lavoro. Naturalmente il cliente può chidere all’autista di mostrare il green pass di fronte all’eventuale no del conducente può scegliere di prendere un altro taxi.

E se a casa vi arriva l’elettricista o l’idraulico, cosa dovete fare? Il dovere del controllo non spetta al cliente, ma sempre – nel caso – al datore di lavoro. Il cittadino è però libero di fare entrare o meno il tecnico che rivela di essere sprovvisto del green pass.

Green pass per pubblico e privato: colf, badanti, baby sitter

Per per colf, badanti e baby sitter? Il discorso è molto simile. Il cittadino può chiedere al lavoratore il green pass. Ma non ha l’obbligo di di imporlo. Poi è libero di decidere se affidare il lavoro a una colf, una badante o una baby sitter che dichiara di non avere il certificato necessario a dimostrare l’immunizzazione al covid.

Green pass per pubblico e privato. Per le sanzioni vale lo stesso principio per tutti. Ovvero: chi è sprovvisto del certificato verde non percepisce lo stipendio a partire dal primo giorno.

Ma tra pubblico e privato quello che cambia sono le procedure.

Green pass per pubblico e privato: settore pubblico

Vediamo come funziona nel settore pubblico.

Se il lavoratore del settore pubblico non ha il green pass viene ritenuto assente ingiustificato fino a quando non si presenterà con il certificato verde.

Dopo cinque giorni di assenza ingiustificata scatta la sospensione del rapporto di lavoro. Stipendio azzerato dalla prima assenza. Il lavoratore comunque non viene licenziato e neppure subisce delle sanzioni disciplinari.

Quando la situazione del lavoratore senza green pass potrebbe aggravarsi?

Se viene sorpreso a lavorare senza essere in possesso del certificato verde. In quel caso c’è anche la sanzione pecuniaria, tra 600 a 1.500 euro. Per il datore di lavoro che non ha controllato in modo efficace la sanzione arriva a 1.000 euro.

Green pass per pubblico e privato: tribunali

Cosa accade negli uffici giudiziari (compresi i tribunali)?

Magistrati, avvocatura dello Stato e i componenti delle commissioni tributarie devono esibire il green pass per andare al lavoro. Se non lo fanno commettono un illecito disciplinare.

Se un magistrato onorario non ha il certificato verde viene sospeso. Fino a quando? Anche in questo caso fino a quando non esibisce il green pass. Ma non è tutto, perché se entro 30 giorni non si presenta in ufficio con il certificato che attesta l’immunizzazione, scatta la revoca dell’incarico.

Green pass per pubblico e privato: settore privato

Cosa accade nel settore privato

Le regole sono le stesse, ma come detto cambiano le procedure.

Anche nel privato il dipendente senza green pass non potrà andare al lavoro e verrà ritenuto assente ingiustificato. Quindi senza avere diritto alla retribuzione. La sospensione sarà revocata quando il lavoratore avrà il certificato verde.

Non c’è licenziamento e la sanzione pecuniaria per chi entra comunque in ufficio oscilla tra i 600 e i 1.500 euro. Per il datore di lavoro che non effettua controlli tra 400 e 1.000 euro.

La stessa regola viene estesa anche per i cittadini che impiegano nella loro abitazione del personale che non è in regola con la certificazione.

Il governo ha previsto per le aziende che hanno meno di 15 dipendente la possibilità di sostituire (in maniera temporanea) il lavoratore assente perché non può ancora fornire il documento che ne attesti la copertura contro il Covid.

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