Guerra in Ucraina, perché pasta e pane costeranno di più

Guerra in Ucraina, perché pasta e pane costeranno di più: il conflitto nel cuore dell'Europa avrà conseguenze sulle nostre tavole e le nostre tasche. Schizzano in alto i prezzi di grano tenero, mais, soia e girasole. Senza dimenticare la crisi che potrebbe arrivare con le forniture di gas russo.

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Guerra in Ucraina, perché pasta e pane costeranno di più. La guerra in Ucraina avrà un peso economico importante per l’Italia in molti settori. (Scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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Due in particolare. Uno è il gas, da Mosca arriva il 43% del fabbisogno energetico nazionale. E l’altro riguarda l’importazione di grano, che arriva appunto dalla Russia e dall’Ucraina.

Le conseguenze saranno evidenti sulle nostre tavole. Con rincari importanti per cibi tipici della Penisola, come pasta, pane e pizza.

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Guerra in Ucraina: il granaio del mondo bloccato

La Russia è il primo esportatore al mondo di grano. Ne vengono raccolte 85 milioni di tonnellate, la metà sono destinate alle esportazioni. La produzione è più che raddoppiata nell’ultimo decennio.

L’Ucraina è invece il quarto esportatore mondiale.

Da questi due Paesi producono:

  • il 29% del commercio mondiale di grano;
  • il 20% delle esportazioni mondiali di mais;
  • l’80% delle esportazioni mondiali di olio di girasole.

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Guerra in Ucraina: spedizioni bloccate

I mercati sono preoccupati perché la guerra blocca le spedizioni ucraine dal Mar Nero. La conseguenza è una penuria di materie prime sui mercati internazionali e un conseguente e importante aumento dei prezzi.

Ucraina e Russia sono da sempre il serbatoio alimentare di grano in Europa. Le alternative ci sono, ma molto lontano: Stati Uniti, Australia e Canada.

L’Italia importa il 64% del fabbisogno nazionale di grano tenero per produrre pane e biscotti. Dall’Ucraina arriva il 5% dell’import totale nazionale (107mila tonnellate nei primi dieci mesi del 2021). Il doppio rispetto a quello che acquistiamo dalla Russia.

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Guerra in Ucraina: penuria di mais e soia

Ma non c’è solo il grano. Gli stessi timori riguardano anche il mais. L’Ucraina è al quarto posto tra gli esportatori mondiali, con una fetta di mercato pari al 22%.

L’Italia acquista dall’estero il 53% del mais necessario per alimentare il bestiame. L’Ucraina copre il 20% del fabbisogno nazionale ed è il secondo Paese fornitore dell’Italia dopo l’Ungheria.

L’aumento dei prezzi del mais si riverbera sul costo della soia, un prodotto che inizia a essere difficile da reperire, perché oltre alla guerra in Europa sconta la forte siccità che sta colpendo l’America Latina, altro grande bacino di produzione.

Tutto questi significa un consistente aumento dei prodotti che contengono mais e soia. E sono molti.

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Guerra in Ucraina: cereali alle stelle

Dall’inizio della crisi Ucraina il prezzo dei cereali è schizzato in alto. Solo nell’ultima settimana il costo è salito del 7%.

Ma la corsa verso l’alto dei prezzi era partito da un anno, complice la pandemia. Nel 2021 il prezzo del grano e della soia ha raggiunto il livello più alto dal 2012, il mais quello del 2013.

Le conseguenze della guerra in corso peggioreranno di molto la situazione.

Bastano questi dati:

  • il grano tenero per pane, farine e biscotti venerdì era quotato (a seconda del valore proteico) tra i 4 e gli 8 euro in più a tonnellata (tra 315 a 381 euro a tonnellata).
  • Importante anche l’aumento del mais, fondamentale per la produzione di mangimi: +3,75%.
  • In aumento anche la soia: +1,5%;
  • Il prezzo di orzo e sorgo è salito del 2,4%.

Guerra in Ucraina: oli vegetali

Anche tutto il comparto degli oli vegetali è in tensione: Russia e Ucraina sono, infatti, i due principali Paesi produttori di girasole a livello mondiale, con l’Ucraina che da sola rappresenta quasi il 50% delle esportazioni mondiali di olio di girasole.

Ma non solo, con il blocco delle transazioni finanziarie con le banche russe non sarà proprio possibile acquistare questi prodotti.

Si annuncia un consistente aumento dei prezzi sui beni primari. Senza dimenticare quello che potrebbe accadere con il gas: non solo il prezzo è alle stelle, ma si rischia di averne e presto una drammatica carenza (difficile che basti rimettere in produzione le centrali al carbone per attenuare gli effetti negativi).

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