Guerra in Ucraina: senza gas russo consumi razionati

Guerra in Ucraina: senza gas russo consumi razionati, lo scenario prevede sacrifici per cittadini e le imprese, non sarà facile sostituire in breve i fornitori di energia. Eppure si va veloci verso uno stop all'importazione da Mosca. Le conseguenze possibile. Gli aumenti dei prezzi e l'inflazione. Scenari sempre più complessi.

5' di lettura

Guerra in Ucraina: senza gas russo consumi razionati. È più di una ipotesi, purtroppo. Sacrifici per tutti, dalle aziende ai singoli cittadini. (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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Non sappiamo fino a quando l’Europa, Italia e Germania in particolare, potrà continuare ad acquistare gas e petrolio russi e di fatto contribuire a finanziare la guerra di Putin.

La domanda è inevitabile: il crescendo delle sanzioni e una battaglia sempre più feroce nelle città ucraine sono pessimi segnali. Sul fronte occidentale si è già mosso il Canada, che ha annunciato lo stop all’importazione di petrolio russo.

Guerra in Ucraina, senza gas russo consumi razionati: stop alle importazioni

Per ora l’energia è stata esclusa dalle sanzioni. Salvata anche la Gazprombank, braccio finanziario del colosso energetico Gazprom che gestisce le esportazioni di gas dalla Russia all’Europa. Ma per quanto può durare? Fino a quando l’energia, che è uno dei pochi motori economici del Cremlino, non sarà toccata dalle sanzioni occidentali?

Non appare probabile che a sospendere le forniture sia la stessa Russia (come si teneva fino a qualche giorno fa). Si fa strada con sempre maggiore insistenza che lo stop arrivi proprio dall’Europa. Non solo per le dichiarazioni dei leader occidentali, sempre più dure. Ma sopratutto per quello che accade.

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Guerra in Ucraina, razionato il gas per fare scorta

Guerra in Ucraina, senza gas russo consumi razionati: segnali chiari

I segnali sono chiari: l’Eni venderà la sua quota nel gasdotto Bluestream, quello che porta il metano dalla Russia alla Turchia, un progetto targato Gazprom. Una società svizzera che partecipa alla gestione del Nordstream ha dichiarato bancarotta.

Insomma, l’addio al gas russo è già iniziato.

E con l’addio all’energia che arriva da Mosca iniziano anche i problemi. Serve correre ai ripari. Una corsa che – come detto – riguarda in particolare la Germania e l’Italia, i due Paesi europei che più dipendono dal gas russo.

Guerra in Ucraina, senza gas russo consumi razionati: cosa fa la Germania

I tedeschi hanno messo da parte in questo periodo di crisi la decisa svolta ambientalista degli ultimi anni. Non è il momento: è stata infatti avviata la costruzione di due rigassificatori. Una scelta indispensabile per aprire il mercato ad altri produttori (come gli Stati Uniti) e aumentare la capacità di stoccaggio.

Ma non è tutto: la Germania ha anche rinviato le annunciate chiusure di centrali nucleari e impianti alimentati a carbone. Una scelta che è stata avallata anche dal partito ecologista, che a Berlino ha una sua forza.

Si farà tutto il possibile per uscire più velocemente possibile dalla dipendenza dal gas russo. Non sarà così semplice, non potrà avvenire in qualche mese.

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Guerra in Ucraina, senza gas russo consumi razionati: cosa fa l’Italia

L’Italia rimetterà in funzione sei centrali al carbone, e ha chiesto all’Algeria di aumentare le forniture all’Italia. Una decisione che porta comunque con sé qualche pericolo: il Paese nordafricano non si può considerare tra quelli più stabili. Ma al momento non ci sono molte altre alternative.

Guerra in Ucraina, senza gas russo consumi razionati: famiglie e aziende

Anche perché, oltre a possibili problemi per le famiglie (ma più per il prossimo inverno che per questo, ormai agli sgoccioli), la vera emergenza riguarda i distretti industriali, in particolare della pianura padana: rischiano di bloccarsi.

E non solo: l’aumento costante del costo di gas e petrolio sta già mettendo in ginocchio molte aziende. Basta un dato: quest’anno il costo complessivo dell’energia sarà di oltre 51 miliardi. Un incremento difficilmente gestibile.

In caso di guerra chi viene chiamato alle armi

Guerra in Ucraina, senza gas russo consumi razionati: riduzione dei consumi

Non basteranno né le centrali a carbone (o a olio combustibile) e neppure una fornitura maggiore da parte dell’Algeria. Il governo sta preparando dei piani, una strategia di riduzione dei consumi. In particolare per tutte quelle attività che non vengono ritenute strategiche. Ma il razionamento potrebbe non risparmiare le famiglie e la pubblica amministrazione.

Insomma sono in arrivo sacrifici, anche per i cittadini. Non lo ha nascosto lo stesso presidente del Consiglio, Mario Draghi.

Guerra in Ucraina, senza gas russo consumi razionati: pasta e pane

Sacrifici che non riguardano solo una riduzione dei consumi energetici degli italiani. Sarà inevitabile un costante aumento del prezzo di beni di prima necessità come il pane, la pasta, il carburante per le auto e i camion. Aumenti che portano in alto anche l’inflazione, con tutte le conseguenze che seguono.

Guerra in Ucraina, perché pasta e pane costeranno di più

Lo scenario è questo. Una guerra dopo la pandemia. A fattori invertiti è già accaduto all’inizio del secolo scorso, quando sul finire della Grande Guerra è scoppiata l’influenza spagnola.

Il mondo si è ripreso anche allora. Ma non è stato facile.

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