Nati oggi. Nordahl, l’uomo dei record che fece grande il Milan

Arrivò in Italia nel 1949, con la maglia del Milan segnò 210 gol in 257 partite diventando il migliore marcatore della storia dei rossoneri. Attaccante straordinario, formò con i connazionali Gren e Liedholm la straordinaria Gre-No-Li che fece grande il Milan.

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Il presente si chiama Zlatan Ibrahimovic e ancora prima di Filippo Inzaghi e Van Basten, di Hateley e di Pierino Prati, il Milan aveva lui: Gunnar Nordahl. È uno dei più forti centravanti di sempre, il migliore marcatore della storia del Milan, il migliore marcatore straniero della storia della Serie A, detentore del record di segnature in un campionato, superato solamente da Higuain e Immobile, ma dopo 66 anni di imbattibilità e tentativi andati a vuoto.

Arrivò dal freddo della Svezia, morì ad Alghero, in Sardegna, mentre trascorreva le ferie estive: un infarto fulminante lo strappò all’affetto dei suoi cari per farlo diventare leggenda.

Gli esordi e l’arrivo in Italia

Nordahl nacque il 19 ottobre del 1921 a Hornefors. Cresciuto in una famiglia appassionata di calcio, oltre a lui altri quattro Nordahl giocarono a livello professionistico. Due di loro, Knut e Bertil, giocarono in Italia rispettivamente con le maglie di Atalanta e Roma.

Non contento, trasferì l’amore per il pallone al figlio Thomas, che collezionò pure qualche presenza nella nazionale svedese. In patria lo soprannominarono «il pompiere», d’altronde faceva quello di lavoro quando non buttava giù a spallate le difese avversarie.

Debuttò con il Degerfors, passò quindi all’IFK Norrkoping e vinse quattro campionati svedesi, mettendo a segno, in totale, 149 reti in 172 partite. Numeri impressionanti: un attaccante del genere non poteva non giocare nel campionato del Belpaese. La Juventus lo opzionò, ma prevalse il senso degli affari del Milan che, nel 1949, gli fece indossare il rossonero.

A dire la verità, come raccontano gli storici, la società torinese si convinse a lasciare andare Nordahl nella vicina Milano, come gesto distensivo tra i due club, dopo che la Juventus soffiò il danese Ploeger ai rivali. Questi si rivelò un attaccante normale, Nordhal una straordinaria macchina da gol.

La Gre-No-Li

Il Milan gli ricreò il clima ideale per fare bene, affiancandogli altri due fenomeni svedesi, i centrocampisti Gunnar Gren e Nils Liedholm, con i quali andò a formare il trio Gre-No-Li, che fece grande i meneghini, per due volte campione d’Italia.

Nel primo anno a Milano segnò 16 reti in 15 giornate, ripetendosi la stagione dopo con 35 marcature in 37 giornate, che gli valsero il titolo di capocannoniere del torneo e il record di segnature in Serie A, battuto solo nel 2016 dall’argentino Higuain, che ne segnò 36 con la maglia del Napoli (record poi ripetuto da Immobile, la scorsa stagione). In totale, con la maglia del Milan, Nordhal segnò 210 gol in 257 partite.

A 36 anni passò alla Roma, diventandone anche allenatore per un breve periodo, oltre a segnare ancora con una certa costanza, ma meno prolificamente. In Nazionale giocò fino al 1948, vincendo l’Olimpiadi di Helsinki nello stesso anno, segnando 43 reti in 33 presenze.

Il giorno in cui morì, il 16 settembre del 1995, era in compagnia della moglie Ingrid, nella splendida cornice di Alghero, aveva indosso un costume a tinte rossonere. Un atto d’amore, l’ultimo, del Pompiere che fece grande il Diavolo.

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