Hackathon: storie di giovani che inventano il futuro

L'Hackathon un mondo fantastico dove il futuro sembra realtà. Le storie di ragazzi da tutta Italia che con le loro menti hanno creato progetti unici.

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Tecnologia e innovazione sono solo due delle tante parole del momento. Centinaia di giovani stanno scommettendo sullo sviluppo di software e hardware per creare startup, piccole aziende alla base della nuova occupazione 2.0.

Proprio per dare ulteriori possibilità ai ragazzi, da anni il ministero della pubblica istruzione organizza degli eventi ad hoc chiamati Hackathon. Qui i giovani partecipanti vengono divisi in squadre con persone che non hanno mai visto prima. Viene dato loro un tempo prestabilito di diversi giorni nei quali devono elaborare delle soluzioni a un problema attuale della società.

L’anno scorso una competizione del genere è stata fatta anche ad Avellino. In occasione dell’evento Futura, del “Piano Digitale” del Miur infatti, decine di ragazzi hanno sfornato idee che li hanno portati lontano, a vincere le gare nazionali.

Proprio su questo nuovo modello di apprendimento sempre più proposto e sperimentato nelle scuole nazionali, abbiamo ascoltato ragazzi e ragazze di varie parti d’Italia.

Sara Addeo, del Convitto Nazionale di Avellino

“Per puro caso, non credevo di essere portata per questa modalità di lavoro, la passione è cresciuta di pari passo con l’esperienza. Oggi, dopo tempo, ci stiamo ancora lavorando. Puntiamo in alto, ma siamo fiduciosi. Crediamo di star costruendo su delle buone basi. Ci stiamo impegnando al massimo affinché progetto sul quale stiamo investendo non vada perso così come le nostre ambizioni e aspettative.

Non mi sento di poter dare dei consigli ai ragazzi che intraprendono progetti come l’Hackathon, ma credo molto in ciò che si sta costruendo. Non bisogna puntare necessariamente al traguardo ma all’arricchimento che deriva dalla competizione… il resto poi viene da se’ !

Ho incontrato difficoltà? Durante il percorso si – continua Sara -. Non credevo abbastanza nel mio progetto, nelle mie potenzialità. All’inizio mi sono abbattuta e stavo quasi per gettare la spugna. La prima vittoria, inaspettata, mi ha dato la carica per affrontare le sfide successive con fermezza e consapevolezza”.

Sui progetti futuri: “Non mi sono chiari al momento, non so nemmeno se continuerò a operare in questo campo anche perché non ho mai avuto intenzione prima d’ora. È ovvio che da quando ho scoperto l’Hackathon, continuerò a coltivarlo e vedere fin dove può portarmi.

Ai ragazzi che non hanno mai fatto progetti del genere dico di farli perché permettono di affinare determinate abilità che vengono fuori solo durante un’esperienza del genere vengono fuori. Lavorare in gruppo, imparare a parlare in pubblico, creare un progetto da zero… può sembrare banale ma non lo è.

Sono entrata in questo mondo grazie alla mia professoressa di matematica e all’appoggio della mia scuola e grazie a loro mi sono appassionata e sono andata avanti”.

Alberto Dian di Desenzano del Garda

“La prima volta che mi sono approcciato agli Hackaton è stata l’anno scorso con la mia scuola. Abbiamo fatto questa call con la possibilità di partecipare a Futura Mantova. Così su due piedi ho detto subito si anche se non avevo la più pallida idea di cosa fosse. Dopo l’esperienza di Mantova, dove ho collaborato con altri ragazzi mai visti prima, sono arrivato alla finale di Genova. Abbiamo avuto la premialità di andare negli Stati Uniti. Lì siamo entrati in contatto con una realtà diversa. Sono trent’anni più avanti di noi”, continua Alberto.

Poi, conoscendo altri ragazzi è nato Conthackto. Siamo tutti ragazzi in gamba e abbiamo deciso di organizzarci e andare avanti. Il nostro obiettivo è cambiare il modo di vedere le cose nelle altre persone. Durante le gare i punti chiave sono l’apparire sicuro e il saper parlare. La frase che non mi dimenticherò mai è ricordati che devi vendere ciò che hai creato. È una novità per noi giovani. Bisogna fare ricerche di mercato per capire quante e quali persone potresti coinvolgere con la tua idea.

La finalità dell’Hackathon è quella di abbattere le barriere che ci sono tra persone che non si conoscono. Non sono percorsi semplici. Le uniche debolezze di questo progetto sono le prospettive future. Molto spesso motivi economici e la distanza fanno morire le nostre idee.

Nella mia provincia, Brescia, le possibilità per portare avanti idee innovative e tecnologiche come l’Hackathon ci sono ma vengono trascurate. Anche a me era stato presentato come una cosa così, superficiale. Progetti del genere vanno valorizzati molto di più. Bisogna spingere i ragazzi a lavorare in questo modo. Sono cose che non impari a scuola. Se potessi cambiare qualcosa – conclude lo studente bresciano – di sicuro partirei dal modo di agire delle scuole nei confronti di questi progetti.

Chiara Schettino, del Convitto Nazionale di Avellino

“Sono una grande appassionata di innovazione tecnologica. Il mondo delle start up mi ha sempre affascinato e, fin dal primo momento che ne sono venuta a conoscenza, ho immaginato di poterne creare una anch’io. Al terzo anno delle superiori ho finalmente avuto l’occasione di partecipare al mio primo Hackathon, che si svolgeva proprio nella mia scuola.

È un’esperienza dove condivisione, creatività, rispetto, collaborazione e sana competizione sono gli aspetti fondamentali.

Il 4 Ottobre 2018 ho partecipato al CivicHack organizzato dal Miur ad Avellino. Il nostro team si è confrontato con 15 team della Provincia. In quella occasione è nata la prima versione del progetto Sow Future. Abbiamo vinto quella competizione che ci ha fatto approdare alla finale nazionale, il 6 Aprile 2019, a Genova, contro 24 team da tutta Italia. Questa esperienza in Liguria si è dimostrata una prova molto difficile da affrontare, soprattutto perché il nostro team era formato solo da quattro membri mentre le altre squadre erano formate anche da una decina di ragazzi, tutti molto preparati. Durante quella settimana di competizione – continua Chiara – abbiamo lavorato anche di notte, nel tentativo di migliorare il progetto che avevamo già elaborato in precedenza. Nonostante alcune difficoltà siamo arrivati inaspettatamente, al primo posto, guadagnando così la partecipazione a un tour in Silicon Valley.

Al Termine del percorso in California, con alcuni ragazzi conosciuti durante questo viaggio ho co-fondato il progetto Conthackto, una piattaforma, la prima in Italia, di challenge digitali.

Il mio team, Sow Future, ha scelto di occuparsi della coltivazione di un prodotto agricolo specifico, lo zenzero, che è sempre più apprezzato e presente sulle tavole degli italiani. Uno degli obiettivi che ci siamo posti è che il prodotto possa essere tracciato durante tutta la filiera, affinché possa giungere sulla tavola un alimento sano e nutriente di cui si conosca l’origine e la qualità.

Abbiamo deciso di selezionare terreni non necessariamente agricoli, ma inutilizzati e in attesa di riqualificazione, o anche fondi confiscati alle mafie per essere riconvertiti a scopi legali. Siamo partiti dalla nostra verde Irpinia, dove, per poter creare occasioni di lavoro, diventa fondamentale offrire la possibilità di poter “restare” a chi è disposto a collaborare a questi progetti di sviluppo.

Parte da qui un impegno importante, una sfida per la nostra terra e per tutto il Mezzogiorno, con l’augurio, da parte nostra, di poter realizzare questo progetto innovativo e che esso possa diventare occasione riscatto, di sviluppo e di rinascita, in un territorio troppo spesso offeso e maltrattato.

Quella americana si è dimostrata un’esperienza di grande crescita professionale e personale per tutti noi. Io stessa ho potuto così confrontarmi con eccellenti professionisti del settore dell’innovazione digitale e manageriale, sia italiani che stranieri. In Silicon Valley si ha la sensazione che ci sia una fortissima concentrazione di energie. Ci si trova al centro di un vortice pieno di contaminazioni che generano condivisione e nuove opportunità”, afferma la studentessa del Liceo classico europeo cittadino.

“Grazie all’innovazione digitale i tempi sono cambiati rispetto al passato. E’ sempre più alla portata dei giovani poter fare impresa, soprattutto grazie al sistema startup.  Così come Sow Future ha creato le premesse per fare impresa. Dalle idee si può passare molto più facilmente alla fase di realizzazione. Questo dovrebbe spronare i giovani del sud. Ciò risolleverebbe notevolmente la situazione economica del meridione, da sempre depressa e priva delle basi per il sostegno necessario a formare qui una nuova classe imprenditoriale da cui ripartire. Numerose sono le risorse che ci offre il nostro territorio, ma bisogna avere la giusta motivazione e l’abilità di saperle sfruttare”.

Angelica Nicole Ricca, del Liceo classico Linguistico “Leopardi” di Macerata

“Ho partecipato per la prima volta un anno fa a Campobasso e li ho vinto fino ad arrivare alla finale che mi ha poi portato in America. È una metodologia che mi ha colpito molto, sin da subito. L’Hackathon mi ha aiutata a scoprirmi di più. Ho deciso di aderire si per curiosità che per stupore.

Dovevamo realizzare un video di sensibilizzazione sul rispetto della sicurezza nelle scuole.

I consigli che mi sento di dare sono quelli del non farsi intimorire. All’inizio si è in un vicolo cieco. È un mondo nuovo. Bisogna farsi guidare dai mentor e non perdersi nulla per godersi l’esperienza al massimo.

Le difficolta che ho incontrato – continua Angelica – sono state nell’approccio con il mio gruppo. All’inizio non sapevo come dire agli altri, mai visti prima, che non condividevo in toto le loro idee. Non volevo offenderli o sembrare presuntuosa. Poi nel clou dei lavori sono riuscita a sbloccarmi”.


Sul futuro: “Sono una ragazza che fa molte cose (l’ultima è Conthackto ndr) e lascia a aperte tutte le porte che si ritrova davanti. È un mondo che mi appassiona molto ma non è tra i miei primi progetti futuri lavorativi. Mi intriga molto e non me la sento di escluderlo.

La mia scuola mi ha aiutata molto a partecipare all’Hackathon. A Macerata abbiamo organizzato l’evento Futura e noi eravamo l’istituto polo. Nelle prossime settimane ne farò uno anche io proprio nel mio liceo. I docenti sono invogliati a questa innovazione anche grazie ai vari corsi di formazione che gli vengono proposti.

Nell’Hackathon non vedo nulla di critico. Forse il fatto di dover arrivare e non sapere nulla può essere un disagio ma è anche il bello di tutto. Probabilmente non trovo punti deboli proprio perché sono totalmente immersa in questo mondo”, conclude Angelica.

Agnese Angelucci, del Liceo Scientifico “Donatelli” di Terni

“Sono entrata in contatto con il mondo degli Hackathon l’anno scorso, in modo del tutto casuale. Sono sempre stata un’appassionata di architettura. Mi hanno proposto un progetto a scuola e mi sono ritrovata in questo magico mondo.

Ho partecipato a Futura Terni. La sfida era la lotta all’inquinamento ambientale e in una città come la nostra è un tema sempre attuale.

Abbiamo vinto a livello locale e poi alla finale nazionale di Genova siamo arrivati tra le prime tre squadre e siamo andati in Silicon Valley. Lì sono cambiata molto. Ho cambiato del tutto le mie idee sul futuro. Ho scelto la facoltà di economia all’università perché senza una conoscenza del genere il mondo delle startup non può essere affrontato.

Il nostro progetto riguarda la creazione di cover per i cellulari con le polveri sottili. Abbiamo ideato un filtro da installare nei tubi di scappamento dei mezzi di trasporto che cattura le polveri. Con queste, poi, si va a creare un inchiostro inodore che messo in una stampante, crea delle normalissime custodie. Il nostro piano è quello di sensibilizzare la popolazione e allo stesso tempo ridurre, anche se di poco, l’impatto di anidride carbonica nell’aria.

Ad oggi il progetto è fermo ma non del tutto abbandonato. Siamo tutti studenti e non riusciamo a trovare molto tempo, siamo immersi nel mondo scolastico. Di certo col tempo valuteremo se riprenderlo o lasciarlo nel cassetto.

L’unica difficoltà che ho trovato negli Hackathon è stata quella iniziale di lavorare in gruppo. Poi però mi sono sbloccata e ora è una competenza che ho acquisito.

Le possibilità per partecipare a eventi del genere, qui a Terni, ci sono ma non vengono messe in evidenza. Io infatti mi sono ritrovata per caso in un Hackathon. Le responsabilità? Beh un po’ di tutto. Sia da parte del Miur dia dalle scuole non c’è una giusta diffusione e attenzione.

Per me questa esperienza è stata molto importante. Ho partecipato solo una volta e criticità non ne ho trovate, – conclude Agnese -. Era tutto organizzato nei minimi dettagli”.

Menti fantastiche e progetti innovativi, quelli dei ragazzi che abbiamo ascoltato. I problema però sembra essere sempre lo stesso. Le idee, anche se brillanti, non riescono a essere portate avanti per vari motivi: da quelli economici a quelli organizzativi. In tutta Italia, sparsi tra capitali e piccoli paesi migliaia di giovani elaborano idee all’avanguardia che però non vengono quasi mai prese in considerazione. Il futuro del nostro paese? Passa attraverso i giovani. Forse è arrivato il momenti di ascoltarli e dargli ragione.

Foto giovane tecnologica
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