Haters: in Germania il bavaglio social diventa censura?

Cancellare i contenuti d'odio dalla rete. Censura o libertà di parola?
Cancellare i contenuti d'odio dalla rete. Censura o libertà di parola?
4' di lettura

Il tentativo tedesco di “ripulire” la rete dagli haters e dall’odio, che troppo spesso sfocia nella violenza. Per questo a Berlino le misure di fanno più stringenti. Ma attenti a non limitare a libertà di espressione. Il dibattito cresce anche in Italia e in Europa.

Haters: leggi contro l’odio in rete

In Germania si sono mossi passi importanti per combattere l’odio online. Infatti, è stata approvata una modifica del Network Enforcement Act (NetzDG, introdotto 2017). Un pacchetto sanzioni e procedure per affrontare il problema dell’odio in rete.

Un modo per salvaguardare la salute della democrazia, ha ricevuto numerose critiche e conta molti oppositori. Grava il peso della storia su questo tema spinoso, specie quando viene affrontato in Germania.

Questa legge è stata un modello per altri paesi del mondo. Ma a seconda del “rule of law” (delle istituzioni del paese) cambia molto la ricezione e lo scopo.

Secondo quando riporta da Politico, in Germania lo scopo di questa legge è proteggere la libertà di espressione. Eppure, la Turchia, che ne ha copiato il modello, usa il bollino “discorsi di odio” per mettere a tacere l’opposizione. In pratica, uno strumento nato per punire chi infrange la legge viene piegato ad uso de regimi autocratici.

Haters. La legge contro gli odiatori in Germania fa discutere
Haters. La legge contro gli odiatori in Germania fa discutere

Cosa è accaduto in Germania

Il Network Enforcement Act (NetzDG) è una legge nata per regolare l’incitamento all’odio in rete, diffamazioni, offese, minacce. Per alcuni, le misure prescritte sono deboli, per altri eccessivamente restrittive. Il dibattito è ancora aperto.

La legge era stata proposta sull’ondata crescente di odio, fomentato dagli haters, dopo la crisi dei rifugiati del 2015. La situazione nel paese si era scaldata in modo incontrollato. Negli anni a seguire, episodi di xenofobia e razzismo sono fluita dalla rete direttamente sulle strade.

Perché, come le autorità affermano, il problema dell’incitamento all’odio è che non resta sulla carta. Ne ha dato prova l’omicidio di Walter Lübcke (1 giugno 2019), freddato da un colpo d’arma da fuoco mentre si trovava fuori dalla sua abitazione. Il killer un neo-nazista che non aveva mandato giù la politica di accoglienza dei rifugiati di cui il politico era diventato il simbolo. Sempre Politico riporta che un video di Lübcke, che commentava l’importanza di accogliere, era diventato virale nei forum di estrema-destra.

La legge puntava a responsabilizzare sia gli utenti che i proprietari delle piattaforme. La piattaforma doveva dotarsi di un sistema per “segnalare” contenuti inappropriati, come quelli prodotti dagli haters, che l’utente poteva utilizzare. Se poi il contenuto offensivo non veniva eliminato si procedeva con una multa.

Ora cosa cambia. Con la modifica introdotta quest’anno, non solo gli utenti hanno il compito di segnalare il contenuto inappropriato, ma le piattaforme dovrebbero, a loro volta, notificare alle autorità tedesche le identità degli “odiatori” prima che si trasformi in violenza. Chiaramente, in casi gravi.

In Germania, la difesa della libertà di espressione è sempre stata un tema centrale. Così come l’incitamento all’odio raziale e al vilipendio che sono illegali, esattamente come in Italia.

La nuova censura?

La Ministra della Giustizia Christine Lambrecht ha dichiarato a Politico che l’esperienza di questi anni dimostra che la legge va sviluppata ulteriormente e migliorata. Questa modifica dovrebbe servire a sanzionare quello che è già illegale in Germania in modo più efficace.

Il paese si è spaccato sul tema. Gli oppositori sottolineano le molte criticità di questa legge. Per esempio il fatto che tutti possono segnalare qualunque contenuto. Quindi con il rischio che anche un contenuto non aggressivo, ma con molte segnalazioni, potrebbe essere ingiustamente cancellato.

C’è poi il tema dello stato di polizia. Il fatto che, per esempio, Facebook possa denunciare gli haters direttamente alle autorità, spaventa molti. Come anche la possibilità di individuare potenziali aggressori dalle affermazioni sui social.

A molti, tutto questo sembra ingiustificatamente autoritario.

Nel frattempo in Italia e in Europa

In Italia, come riporta Adnkronos, la stragrande maggioranza dei crimini di odio nel 2019 riguardava razzismo e xenofobia (discriminazioni per razza-colore, etnia, nazionalità, lingua, Rom e Sinti, antisemitismo, musulmani e membri di altre religioni). Poi si registravano discriminazioni della disabilità e i reati per orientamento sessuale e identità di genere.

Il reato d’opinione è regolato dalla legge, così come la libertà di espressione trova fondamento nei principi costituzionali. Il confine resta labile e difficile da stabilire.

L‘Unione Europea lavora sulle linee guida comunitarie per affrontare il problema. Ma ci vorrà del tempo.

Recentemente in Francia, una proposta di legge sulla regolazione dei contenuti di odio, sul modello di quella tedesca, è stata in parte “cassata” dalla Corte Costituzionale.

La causa? Il disaccordo con i principi della Costituzione sulla libertà di espressione. La legge prevedrebbe multe salate per piattaforme, come Facebook e Google, che non rimuovono entro 24 ore contenuti di odio esplicitamente illegittimi e entro 1 ora la propaganda terrorista. Per i togati, la risposta sarebbe sproporzionata all’offesa e quindi ingiustificabile.

Trovare il giusto mezzo non è mai stato così urgente. Serve regolazione ma anche libertà.

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