Massimiliano Imbimbo
Eroi Digitali

Hearth: così la mia app sul turismo ha conquistato Apple

Il 27enne Massimiliano Imbimbo ci spiega come la sua app Hearth sarà sviluppata grazie alla Apple Accademy.

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Hearth, un’app che ti segnala i locali più interessanti, quelli dove andare a fare baldoria la sera. Ma non solo, ti dice quali monumenti vedere perché se li buchi sei un fesso. E ancora: dove acquistare i migliori prodotti alimentari senza farti “tirare la sola”. Un’app che ti indica, in un battibaleno, i punti di primo soccorso, se intorno a te un terremoto ha abbattuto il quartiere e tu sei uno dei pochi ad essertela cavata.

Hearth, un’app tutta italiana, fa questo e molto di più. Nata dal progetto ambizioso di Massimiliano Imbimbo, 27 anni, avellinese, ha già fatto incetta di premi. Ultimo il riconoscimento Smau per l’innovazione assegnato al Comune di Avellino, che ha deciso di scommettere su l’app Hearth. Così come Salerno e Agropoli. Ora la Apple Accademy di Napoli collaborerà allo sviluppo dell’App. Massimiliano,  nei giorni scorsi, ci aveva fatto da anfitrione in una serata Nerd memorabile al Tilt di Avellino. Perché, oltre che Ceo di Heart, Massimiliano è anche l’ideatore del sito Nintendon. Uno dei portali di riferimento italiani per gli appassionati di casa Nintendo. Incontriamo Massimiliano in una pausa dalla maratona (infruttuosa) di acquisti per il Natale. Come noi è incappucciato fino agli occhi per ripararsi dal freddo gelido e dall’umidità delle serate avellinesi. Ci rifugiamo in un bar, caffè caldo, inizia l’intervista.

Massimiliano, la tua app ormai è attiva da qualche mese e tu ci lavori ancora. Funziona o sei solo un gran cocciuto?

“Funziona, funziona. Siamo arrivati a più di  15 mila download. Ma, soprattutto, continuiamo a chiudere accordi con i Comuni. I primi Partner che ci siamo scelti. L’app nasce, infatti, per promuovere il territorio e le sue bellezze”.

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Aspetta, frena un attimo. Non era un’app di eventi?

Anche, ma non solo. Vedi, in Italia abbiamo un’affluenza di oltre 58 milioni di turisti l’anno. Più del 90% è digitale: turisti che si informano su internet prima di partire. Eppure abbiamo roba così (mi mostra l’app della Regione  considerata leader del turismo nazionale. Non la diremo sennò si offendono). Vedi: questo è un catalogo. Noi, invece, partendo dal sistema con i punti su mappa, abbiamo creato un’esperienza interattiva. Sai quali musei visitare, quali strutture vedere, quali percorsi seguire in pochi secondi e in modo intuitivo. Dei miei amici erano andati a Londra per affrontare il percorso dei fumetti di Dylan Dog. Ma trovare  i punti che lo compongono era impossibile. Con la mia app, per i Comuni che collaborano, è una passeggiata. Si possono creare percorsi tematici di qualsiasi tipo”. 

Sì, ma qualcosa non mi torna: cosa cambia rispetto ai siti turistici e alle risorse reperibili in rete?

“In primo luogo l’organizzazione e la facilità d’uso. Ti basta cliccare, chiedere che cerchi e l’app ti risponde. Inoltre noi abbiamo catalogato tutte le informazioni dei Comuni che hanno sposato il progetto. Un patrimonio sconfinato di nozioni sconosciute, che non è accessibile agli utenti. Anche perché, spesso, quelle nozioni sono confinate in siti istituzionali di difficile consultazione”.

Non solo monumenti, però, so che la tua app mira a rivoluzionare anche le visite nei musei o la possibilità di acquistare dei prodotti. In che modo?

Abbiamo chiuso collaborazioni con numerosi commercianti. Con l’app, a seconda dei prodotti chesi cercano, è possibile avere in tempo reale il focus sulle attività che livendono. E’ possibile anche attivare una chat che coinvolge tutti i negozi epermette agli esercenti di mostrare offerte e prezzi. Così, in pochi minuti, posso conoscere la loro disponibilità e i prodotti più convenienti. Basta passeggiate interminabili a Natale per scoprire che il negozio di videogiochi ha esaurito la consolle che cercavo. Nei musei, invece, l’App può svolgere la funzione di audio-guida o anche permettere di realizzare un viaggio in 3D. Se il museo è attrezzato per farlo. I musei in Italia sono oltre 4700, ognuno con la sua applicazione, spesso molto difficile da usare. Noi miriamo a unificare tutto questo patrimonio turistico in una sola app molto intuitiva. E che non richiede di essere aggiornata così spesso come quelle che ci sono ora”.

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Come è arrivato il tempo delle mele per Hearth: so che ora la Apple Accademy collaborerà nello sviluppo

Ho presentato il mio progetto al professore Francesco Sacerdoti e loro lo hanno trovato molto interessante e innovativo. Nella realizzazione del modello finale dell’applicazione, quella di ora è ancora un prodotto ibrido, parteciperà anche il docente Ignazio inizio. Del team di Hearth hanno fatto parte anche il grafico Carmine Spagnuolo e poi Nicola Capolupo”.

Come spesso capita, qui a The Wam, ti faccio alla fine una domanda che dovrebbe aprire un’intervista simile: perché “Hearth”?

“Perché è la fusione ideale dei termini anglofoni per terra e cuore. In inglese la parola Hearth indica il focolare. Lo immagino come un punto di unione di conoscenze, presenze, innovazioni. Il nome richiama anche il concetto di focolare domestico attribuito dai Romani alla dea Vesta”.

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