Ho scoperto il cancro giocando con mio figlio e per lui l’ho vinto

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“Ho scoperto il cancro giocando con il mio bambino. Una sua lieve spinta, la fitta improvvisa e quella visita al seno che mi ha salvato”. Virginia De Angelis, vicepresidente Amdos (
Associazione Meridionale Donne Operate al Seno) di Mercogliano, ci racconta la sua battaglia vinta. E come è entrata in quella carovana rosa che riunisce donne da tutta la provincia irpina. La stessa carovana della quale ci aveva raccontato Isabella Volpe che, con noi, aveva deciso di condividere la sua storia di coraggio.

Contro il cancro una sana incoscienza

“Nell’Amdos di Mercogliano – racconta Virginia – sono entrata per caso. Il passaparola di amiche, mi sono incuriosita. Era il mese di maggio, una delle tante giornate di prevenzione gratuite organizzate dalle donne dell’associazione. E’ allora che ho conosciuto l’oncologo, Carlo Iannace, una grande persona prima che un grande professionista”.

Poi quella scoperta improvvisa che avrebbe fatto tremare le gambe a chiunque. La normalità della vita frantumata da una notizia inattesa, cancro, una parola che molti faticano anche solo a pronunciare, ma Virginia mostra un invidiabile sangue freddo. Anche oggi parla di “sana incoscienza”.

“Non sono andata in panico, mi sembrava una cosa così lontana da me. Mio padre, mio marito e mia suocera hanno capito la gravità della situazione. Anche dopo l’operazione credo di aver reagito con l’atteggiamento giusto. Sono sempre stata ottimista e determinata. Certo, non voglio dire che un eventi simile non mi abbia segnato. Che la paura non ci fosse, ma sono riuscita ad affrontarla, sentivo e volevo farcela. Soprattutto per mio figlio di due anni, per vederlo crescere. Mio marito è stato fondamentale, una forza della natura così come tutti i miei familiari”.

Il valore della condivisione

La cosa che più mi colpisce, quando parlo con Virginia, è proprio il valore che dà alla prevenzione e alla condivisione. Un discorso che avevo affrontato con un caro amico che oggi, purtroppo, non c’è più, Paolo Pagliuca. Paolo, come Virginia, credeva che condividere non fosse solo un modo per esorcizzare la malattia e la paura, ma anche un aiuto concreto che fa bene a chi riceve il messaggio di speranza e a chi lo rilascia. Il primo può usufruire di un’esperienza pratica di chi ha dimostrato che vincere è possibile, il secondo riesce a mettere a fuoco quanto ha fatto e a sentirsi utile, protagonista di una battaglia che ha perfino più valore di quella individuale perché diventa battaglia collettiva, da vincere tutti insieme.

La camminata rosa o la sciarpa realizzata da centinaia di donne irpine è proprio la cristallizzazione di questa volontà di condividere e combattere insieme contro il male bastardo. Dire a ogni donna che non è sola e non è solo un modo di dire.

“Spero – conferma Virginia – che la mia storia possa spronare altre donne che sono nella mia condizione. Spingerle a combattere. E’ difficile e c’è anche chi, purtroppo, non riesce a vincere la battaglia, sarebbe stupido dire il contrario, ma bisogna sempre attaccarsi alla vita. I capelli ricrescono e la normalità, lentamente, può essere riconquistata. Ho imparato a dare valore a momenti di apparente banalità: andare in palestra, vedere mio figlio crescere, accompagnarlo a scuola. Con l’Amdos vogliamo aiutare quante più donne è possibile. A volte c’è chi chiama solo per trovare delle orecchie disponibili ad ascoltare. E’ questa la vera forza che ci spinge a credere e urlare: il cancro si può sconfiggere”.

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