I 50 anni de Il Padrino di Puzo. C’è dentro un pezzo d’Irpinia



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La scena iniziale de Il Padrino

Il Padrino compie 50 anni. Parliamo del libro, quello pubblicato nel 1969 da Mario Puzo, diventato nel 1972 il capolavoro di Francis Ford Coppola, una delle pietre miliari nella storia del cinema (il primo e il secondo, per intenderci). Lo scrittore, per chi non lo sapesse, ha radici irpine. Più precisamente di Dentecane, nel comune di Pietradefusi, dove sono nati e cresciuti i suoi genitori. E’ l’autore di uno dei dieci libri di fiction più letti al mondo.

I genitori di Mario Puzo sono arrivati a New York all’inizio del ‘900. Mario era il settimo di otto fratelli. Nato nella Grande Mela nel 1920 e cresciuto nel quartiere di Little Italy. Avrebbe dovuto fare il ferroviere, come suo padre. Ma venne inesorabilmente attratto dalla scrittura.

I 50 anni de Il Padrino di Mario Puzo. C'è dentro un pezzo d'Irpinia. L'autore di uno dei libri più letti al mondo era originario di Dentecane
Mario Puzo

Puzo ha inventato la figura del boss

Mario Puzo ha completamente inventato la figura del padrino. La gestualità, il modo di esprimersi, l’atteggiamento: saggio e spietato, freddo e capace di tessere strategie complesse e imprevedibili. Dal suo libro in poi, i boss di Cosa Nostra (e non solo), hanno avuto quel riferimento, imitando – spesso – gli stessi comportamenti di don Vito Corleone, magistralmente interpretato nel film da Marlon Brando.

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Marlon Brando interpreta don Vito Corleone ne Il Padrino

La saga racconta gli affari, i rituali, i legami della “famiglia”. Uno spaccato di violenza e corruzione, supportato da una morale spesso ambigua, incomprensibile. Ma che ha affascinato, prima il pubblico americano, poi quello di tutto il mondo. Suscitando inevitabili polemiche. All’epoca, sia Puzo sia Coppola, sono finiti nel mirino della comunità italo-americana. Ritenuti traditori. Perché – questa l’accusa – avrebbero infangato gli italiani, descritti nel romanzo e nel film, come un popolo tutto mafia e spaghetti. Una sorte simile sarebbe poi toccata agli autori de “I Soprano”, l’epocale serie Tv, che per anni è stata additata dai nostri connazionali in America, come “offensiva”.

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I Soprano

Il Padrino e I Soprano, con quei riferimenti irpini

Il Padrino e i Soprano hanno entrambi un riferimento irpino, anche se l’Irpinia non è mai stata una terra di camorra, almeno rispetto a realtà come quella napoletana. Se il Padrino è stato scritto da un autore che ha origini in questa terra, molti ricorderanno che la famiglia del protagonista de I Soprano, arriva – così come hanno voluto gli sceneggiatori della fortunata serie – da Ariano Irpino. E in una puntata – ambientata a Napoli – il protagonista (Tony Soprano, interpretato dall’indimenticabile James Gandolfini), non rinuncia a una visita nel suo Paese d’origine.

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Joe Adonis

Quel gangster arrivato da Montemarano

In realtà, comunque, la provincia di Avellino, nell’immaginario statunitense, oltre a essere limitrofa a Napoli (al punto da essere tranquillamente ritenuta sovrapponibile), ha dato i natali ad un pezzo da novanta di Cosa Nostra, quel Joe Adonis, al secolo Giuseppe Antonio Dotto, nato nel 1902 a Montemarano (morirà nel 1971 ad Ancona, colto da infarto durante un interrogatorio in questura), potente mafioso della famiglia Genovese, e per anni braccio armato di Lucky Luciano.

Le polemiche che hanno accompagnato Puzo, Coppola e gli autori de I Soprano, ricordano un po’ quelle che in questi anni hanno suscitato Gomorra, prima il libro, poi il film e infine anche la serie. E pensare che negli Usa, Howard Hawks nel 1932, già girava un film su Al Capone, che era ancora vivo. Mitizzandone in fondo la figura. Era Scarface, sicuramente uno dei migliori film sui gangster. La storia era molto simile a quella del boss originario di Angri. Gli autori hanno cambiato solo il nome, al Capone era diventato Tony Camonte. Ma era ambientato a Chicago e il gangster venne arrestato, proprio come il vero “nemico pubblico numero uno”, per evasione fiscale. All’epoca, ma anche in seguito, nessuno si è lamentato.

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Paolo Di Lauro

Il figlio di Di Lauro vestito da Matrix

Eppure, in fondo, quei film hanno costruito nell’immaginario pubblico, ma anche in quello degli stessi criminali, la figura del capo. Che poi raggiunse il culmine, come abbiamo visto, proprio con Il Padrino. Del resto, il cinema ha sempre influenzato gli atteggiamenti della criminalità organizzata. Uno dei figli di Di Lauro, quando venne ammanettato, era vestito come il protagonista di Matrix (taglio di capelli compreso). E per anni molti giovani camorristi hanno impugnato la pistola in orizzontale, come si vedeva (e ancora si vede), in tante opere cinematografiche. Anche se in quel modo è impossibile dare precisione ai proiettili…

Mario Puzo, che è morto a Long Island nel 1922, oltre alla saga de Il Padrino, ha scritto numerosi altri libri. Da uno è stato tratto un altro famoso film di Coppola, Cotton Club (con Richard Gere, Bob Hoskijns e Nicolas Cage). Per il cinema ha scritto anche le sceneggiature dei primi due Superman.

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