Artisti e creativi

I misteri dell’Africa nella musica di Jabel, cantastorie errante

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Un cantastorie venuto dall’Africa, per raccontare e conoscere, quasi un messaggero, ma anche un consigliere, un giudice di pace, un telegiornale vivente. Eppure Jabel Kanuteh, un giovanissimo gambiano, è soprattutto un musicista. Suona la kora, uno strumento antico e complesso. E canta, nel solco di una tradizione che ama, che contiene le sue radici, il suo presente e il suo futuro. 

Si è esibito al Godot Art Bistrot, in un concerto dedicato a Mimmo Lucano, il sindaco di Riace finito sotto inchiesta per presunte irregolarità nella gestione dei migranti nel suo comune. Ora gli Sprar rischiano di finire nel tritacarne del decreto sicurezza. Un peccato, se si pensa che proprio gli Sprar siano stati l’unico esempio positivo nell’altrimenti fallimentare politica di accoglienza nel nostro Paese.

DI COSA PARLIAMO: Il sistema di accoglienza creato a Riace dal sindaco, Mimmo Lucano, è stato preso come riferimento in tutto il mondo. I migranti erano riusciti a entrare davvero nella vita della comunità che li ospitava attraverso numerose iniziative.

Le canzoni di Jabel profumano di Africa sub sahariana, la kora disegna arabeschi sonori che accompagnano le sue storie. Tra un pezzo e l’altro si racconta. E descrive in particolare il suo ruolo, quello di griot, un cantastorie con una rilevante importanza sociale, custode di una tradizione in costante rinnovamento. Anche perché sono le storie stesse che cambiano, si aggiornano, di continuo. Come la sua, partito dal Gambia per girare il mondo e consegnare alla sua gente e al suo pubblico, quello che ha raccolto e vissuto.

«Il griot è una persona speciale nei nostri Paesi. E’ un mestiere, lo possono praticare uomini e donne, le griotte. Il griot è in contatto diretto e costante con la tradizione e la propria gente, viaggia, conosce, ascolta e narra, è sempre gentile e ha un compito preciso: aiuta gli altri. Viene anche chiamato in causa per sanare controversie tra persone, il griot mette pace, trova una soluzione. La sua funzione sociale è anche quella di conoscere in profondità l’identità storica del popolo e metterla a disposizione di tutti. Può anche essere una specie di telegiornale, un organo di informazione e comunicare a tutti, ad esempio, che nel pomeriggio c’è una seduta dell’assemblea comunale convocata dal sindaco».

Jabel (foto di Luciano Trapanese)

Ad ascoltare Jamal un pubblico folto, il Godot strapieno. Il musicista, nella continua alternanza di musica e racconto, proprio come impone la sua tradizione, ha continuato a narrare…

«Cantare, ballare e suonare non trasforma tutti in un griot. C’è una regola precisa per diventarlo, o meglio: si nasce griot. Mio nonno è griot, così come mio padre e mia madre. Io lo sono e lo sarà anche mio figlio».

Il griot è naturalmente figlio della tradizione orale, con storie che si tramandano, che sono l’essenza stessa di quel popolo.

Jabel al Godot (Foto di Luciano Trapanese)

«Nelle nostre narrazioni c’è la cultura, i miti, la storia delle famiglie e dei loro nomi. Il griot è una sorta di libro, il libro dell’Africa. Un tempo era al servizio del re o del principe, custodiva la memoria della dinastia. Era anche un ascoltato consigliere e poteva rappresentarlo come ambasciatore e mediatore. Oggi le cose sono cambiate, chiaro. Abbiamo ancora il compito di paciere, ma siamo diventati soprattutto depositari della tradizione della comunità e dell’arte e siamo invitati a eventi pubblici e privati».

«Questo strumento, la kora, è strettamente collegato al griot. E’ diffuso in Senegal, Mali, Gambia, Guinea e Sierra Leone. Ci sono diverse leggende che riguardano lasua origine. In Gambia si sostiene che la kora sia stata creata da una donna, forse una griotte e che lei stessa abbia poi sviluppato la tecnica per suonarla. Io ho imparato da piccolo, grazie a mio padre. E’ uno strumento molto complesso, già accordarlo è difficile, ha 21 corde».

«Sono arrivato in Italia come tanti altri, al termine di un lungo viaggio. E’ durato 20 giorni. Sono partito da solo e ho incontrato tante persone. Quando mi hanno riconosciuto, quando hanno saputo che ero un griot, mi hanno trattato con rispetto e aiutato. Il griot deve sempre viaggiare e accumulare esperienze nel mondo. E’ l’unico modo per imparare. Il viaggio è la nostra scuola».

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